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Ultimi ascolti...

mauro paternò?!

14 aprile 2006

Breso assassino!




La foto che mi ritrae qui sopra non è dovuta alla mia improvvisa follia, né mi sono messo a emulare i campioni del motocross… domenica ho fatto di peggio, convinto dal buon Breso, il maestro di pattinaggio in linea più figo del reame. Sono andato a fare downhill.
Cacchio è? È presto detto, trattasi di una cosa semplice, a dirsi. Si prendono delle
bici, tipo mountain bike, solo un po’ più fighe a vedersi, più solide e ultraresistenti, con bei freni a disco potenti, ci si veste da marziani (v. foto sopra) riempiendosi di protezioni contro gli urti (ne avevo tantissime, sopra e sotto i vestiti) si va in collina e si scende in mezzo ai boschi, senza cercare sentieri ma fuoristrada, dove capita.
Si sta quasi sempre in piedi sui pedali, su pendenze pazzesche, scendendo su sterrato, terriccio o su un tappeto spessissimo di fogliame secco che nasconde le insidie più imprevedibili – sassi, tronchi – pronte a bloccarti la ruota anteriore e a farti fare qualche bel voletto per terra, magari dopo un salto mortale. Pazzesco…
Ho avuto il mio battesimo di fuoco su Cyclon, che vedete qua sotto.



E ho anche fatto un paio di voli. Il secondo dei quali, comportando l’atterraggio su mani e testa dopo discreto voletto, mi ha convinto del pericolo insito nel fare queste cose senza allenamento e senza possedere un minimo livello di impostazione tecnica… la sedia a rotelle non è un’esperienza allettante, per cui ulteriori uscite sono rinviate a data da destinarsi.

Preferisco vivere.

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Lo (S)fascista è tornato

Nel mio post precedente c'era molto scetticismo circa la fiaba di Al Cafone (il soprannome dato in Germania all'anziano ex piduista) che diventava improvvisamente conciliante e ragionevole, disposto addirittura a trovare un compromesso con gente come Prodi (che, in quanto candidato dell'Ulivo, condividerebbe la responsabilità per presunte bolliture maoiste di bambini a scopo non nutritivo, ma fertilizzante - "è tutto documentato", ipse dixit, quindi dubbi non sono ammissibili, quando è lui a documentare).
Ad ogni modo, la parentesi benevola è già terminata e il comportamento paraschizoide cui da anni ci ha abituati il sovrano di Macherio (è lì che c'è la sua villa, non è veramente ad Arcore) lo ha portato a contestare il risultato del voto.
Anche se la sua sconfitta non è stata di larga misura, il suo comportamento irragionevole non fa che esacerbare gli animi, e ciò dopo il termine di una campagna elettorale estenuante i cui ritmi sono stati dettati sempre da lui, che non ha esitato a trascinare l'agone politico ai livelli più bassi, con quotidiane, infamanti accuse a tutti i poteri e istituzioni dello Stato.
Dopo una trasformazione camaleontica in buonista - il ruolo non gli si addiceva, infatti nessuno lo ha preso sul serio, nemmeno i suoi alleati - è ritornato con una capriola lo stravagante piazzista di sempre, intento a sopravvivere con mezzucci e conigli estratti da cilindri che, purtroppo, paiono proprio senza fondo.

Stavolta ha estratto il coniglio peggiore, i presunti "brogli", l'ultima baggianata del dittatorucolo allo sbando.
Potenzialmente la baggianata non può ribaltare il risultato elettorale, e lui lo sa bene, come pure i suoi alleati, che si limitano a dire freddamente che è necessaria una verifica, senza dire, però, che "il risultato deve cambiare" - semper ipse dixit, naturalmente. Ma la castronata non si deve sottovalutare, in quanto mette a dura prova i rapporti tra le due coalizioni, già compromessi dalla campagna elettorale, e, ancora una volta crea attrito tra il premier uscente e il Quirinale.
Si tratta dell'ennesima prova dell'incapacità del nostro di accettare le regole: invece di chiudere con dignità il proprio mandato, opta ancora una volta per il chiasso da mercato, il solito teatrino istituzionale,
la solita rissa sguaiata. Le uniche regole che abbia mai accettato, del resto, sono quelle che si è fatto da sé per scampare alle proprie responsabilità penali o per favorire i propri molteplici interessi economici. Le norme elettorali, riscritte all'ultimo e da lui fortemente volute per danneggiare gli avversari dati per favoriti, non hanno funzionato, così le contesta.

Spararle così grosse causa infiniti danni, non da ultimo danneggia l'immagine che i cittadini hanno del voto e delle istituzioni che lo hanno governato e non può che aumentare la sfiducia nell'instaurazione di un serio confronto politico per porre rimedio alla fallimentare gestione della cosa pubblica del governo uscente. Ma lui se ne fotte, come al solito, e tenta di rovesciare il tavolo a partita persa.
Che i suoi alleati adesso ancora più che in passato siano suoi ostaggi - alla luce del voto che li ha indeboliti a suo vantaggio - lo si è capito, ma adesso non gli basta più.
Ora vuole tenere in ostaggio un'intera nazione con accuse infondate e pretestuose, volte solo a prendere tempo.
Anche i suoi omologhi esteri hanno accettato il risultato elettorale, il suo amico Blair si è già complimentato con Prodi e lo stesso ha fatto il cancelliere tedesco.
Al Cafone, "the Godfather" per l'Independent, procede per la sua strada, con l'intento di sfasciare tutto: la sindrome sembrerebbe quella del "muoia Sansone con tutti i Filistei".
Ma almeno che muoia e si tolga dai piedi, una volta per tutte.

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12 aprile 2006

Camaleonte, non caimano

Confermo quanto avevo scritto in precedenza sul “self” made man che (non) ci ha governato per cinque lunghi anni, durante i quali ha fatto quasi esclusivamente i fattacci propri: è come un serpente, per eliminarlo non basta colpirlo al corpo, bisogna proprio schiacciargli la testa.
Ha sette vite, come i gatti, oltre ad essere diabolico: dopo avere condotto una campagna elettorale estenuante, sempre sopra le righe, con accuse bassissime agli avversari e insulti all’elettorato, dopo avere fatto di tutto per essere rieletto, distribuendo in eguale misura promesse, lusinghe, minacce, il Cav. Banana, il piazzista di tappeti, tira fuori l’ennesimo coniglio dal cilindro.
Il metodo è sempre lo stesso, Silvio uccide e nega sé stesso milioni di volte e questa è l’ennesima. Ma non smette mai di stupire.
Dopo avere fortemente voluto e fatto approvare questa legge elettorale a colpi di maggioranza, ne contesta i risultati. Prodi nota giustamente che la legge l’ha voluta lui, che il voto all’estero l’ha voluto lui, che le operazioni di voto si sono svolte sotto l'egida il suo Viminale… tutto irrilevante, Silvio nega sé stesso.
Ma è ciò che è venuto dopo che ha davvero dell’incredibile, cioè l’ulteriore negazione di sé stesso fatta ieri durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi, alla presenza di altri esponenti della Cdl.
Il Banana sbraitante è scomparso, non esiste più il bislacco premier vittima di tutto e tutti: degli elettori coglioni che non lo capiscono, della sinistra che lo odia, della magistratura che lo perseguita, dei giornali che congiurano contro di lui e che falsificano le sue dichiarazioni, degli imprenditori che si dichiarano insoddisfatti di lui perché ha qualcosa da nascondere, dei pubblici dipendenti che tramano contro di lui e via insultando…
Ieri Berlusconi, come David Bowie con Ziggy Stardust, ha platealmente inscenato il proprio omicidio: si è presentato in conferenza stampa tranquillo e pacato e, facendo appello al proprio senso di responsabilità – sì, proprio così, il responsabile dell’approvazione della legge elettorale che ha determinato l’instabilità politica attuale del Paese si autodefinisce responsabile! – ha offerto a Prodi i propri artigli – la mano no, non ce l’ha – e gli ha proposto di formare una grande coalizione "alla tedesca", per formare un governo basato su larghe intese.
E la rabbia, gli insulti, le urla, il gesticolare, le accuse di brogli (fatte prima dello svolgimento delle operazioni di voto, per giunta)?
Tutto dimenticato, in questa rappresentazione scenica in cui il chiassoso imprenditore che ha perso la trebisonda si presenta come leader serio e responsabile, buonista, giocando lo stesso gioco di Prodi.
Siamo esterrefatti: è proprio lui o gli hanno fatto un lavaggio del cervello? Ha provato anche lui la pozione di Jekyll e adesso è nella fase “buona”? È schizofrenico?
No, non lo è, anzi, rimane sempre lo stesso maestro di bispensiero. Prova ne sia il fatto che procede per la propria strada come uno schiacciasassi, fregandosene come sempre di tutto e tutti, anche degli alleati, figuriamoci degli avversari. Un piccolo esempio: Maroni aveva appena detto, rifiutando qualsiasi ipotesi di accordo con la sinistra, che voleva proprio vedere come avrebbe fatto Prodi a governare… le parole del magnate radiotelevisivo in questa nuova salsa buonista hanno spiazzato il povero Maroni e anche Fini, che, sobbalzando, gli ha persino chiesto di rileggere un passo della dichiarazione congiunta della Cdl – che era di tutt’altro tenore, contestando il risultato elettorale perché sarebbe necessario verificare la correttezza delle votazioni.
Il dittatore dello stato libero di Bananas se ne è fregato degli alleati, che non sono nemmeno stati preavvisati del cambio di strategia e ha fatto il suo personale spettacolino, ribadendo la necessità di “sedersi tutti attorno a un tavolo”, “serve un governo nell’interesse di tutti", "bisogna ragionare in termini di unità”… roba da voltastomaco.
Moretti si sbaglia, più che un caimano è un camaleonte, un virus mutageno. Dovremo far piangere anche le madonne di marmo per liberarcene, questo è certo.


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11 aprile 2006

Non lamentiamoci troppo

Meglio non lamentarsi per come sono andate le elezioni...
Secondo il Giornale - lo so, fa schifo, ma la notizia è degna di nota - ieri sera tra i libertini della Cdl, nella sbornia della rimonta numerica guardate un po' quali erano gli scenari dati per possibili:

"L'idea che in serata era balenata di un ticket tra Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casini rispettivamente per il Quirinale e Palazzo Chigi è tramontata con l'affermazione dell'Unione alla Camera."

Insomma, nonostante la vittoria di strettissima misura, ci è pure andata bene.

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Torta indigesta

La giornata di ieri è stata stranissima, la serata peggio.
Al pomeriggio ho deciso di fregarmene. Niente sondaggi, exit poll e fesserie del genere, tanto ogni volta sbagliano. Ho deliberatamente deciso di ignorare la bagarre delle prime ore e ho pure dormito un’ora prima di cena. Ho cenato, a tv spenta, poi ho scritto qualche email. Controllando le prime notizie su internet ho iniziato distrattamente a seguire il testa a testa. Panico… Arriva, attesa, la chiamata di un amico, è solo a casa perché la moglie è all’estero. “Ti va di passare? Proprio non ce la faccio a seguire i risultati da solo”. Prendo la macchina, arrivo a casa sua e inizia l’agonia.
A quanto pare, dopo l’iniziale trionfalismo la sinistra si è ridimensionata: l’egemone mediatico è come i serpenti, bisogna schiacciargli la testa per metterlo fuori combattimento, ed è pronto a mordere appena giri la testa. La legge elettorale (la “porcata” di Calderoli, ipse dixit) ha funzionato, e la Cdl rimonta. Di più, le aspirazioni dei gregari postfascisti e postciellini, che già affilavano i coltelli alle sue spalle per scaricarlo, escono fortemente disattese: è sempre lui a dirigere il gioco, Fini e Casini devono starsene zitti e muti, come hanno fatto in cinque anni di scellerato governo, in cui, strepiti e urlettini di facciata a parte, gliele hanno fatte passare tutte.
La cosa che più stupisce, come dice Sartori, è il fatto che le sue tv sono realmente potenti: il tonfo dei forzisti, tanto atteso, non c’è stato.
Alla Camera e al Senato i due schieramenti si fronteggiano testa a testa, lo scontro porta in testa ora l’uno, ora l’altro… io e il mio amico passiamo la serata passando da un canale all’altro, intenti a fissare il diagramma a torta del Viminale, quasi perfettamente spaccato a metà tra il giallo berlusconiano e il funebre viola prodiano, tifando per il colore viola. Lattine di birra in mano costituiscono il nostro irrinuciabile sostegno morale. I risultati sono in ultraritardo, e la cosa un po’ puzza.
Siamo all’alienazione, si finisce per scambiare l’effetto per la causa. Dai, linea, spostati di qualche decimo di grado più in là e siamo a posto… un po’ come in Comma 22 di Joseph Heller, dove Yossarian e i commilitoni trascorrono il tempo a fissare la linea del fronte sulla cartina geografica del comando, sperando che si sposti da sola fino a conquistare Bologna, finché Yossarian non la sposta manualmente, convincendo tutti, generali inclusi, che la città è stata presa.

Ore e ore a guardare le torte del Senato e della Camera, la prima sempre più destrorsa, la seconda sempre meno di sinistra, ma per ora tiene botta. Cercando di scorgere il decimo di grado della linea di divisione, in più o in meno, che può fare la differenza. Sembra che sia un po' a destra... o è un po' più a sinistra?

È alla Camera che si gioca il tutto col premio di maggioranza, Pannella da Mentana accusa il Governo di avere fatto una legge elettorale a proprio uso e consumo e Scajola se la ride sotto i baffi, Fede gongola, il senso di rabbia e impotenza è ben palpabile, lo scippo elettorale gli sta riuscendo alla perfezione.

La cosa che brucia di più è che, a fronte dell’insoddisfazione generale nei confronti di questo governo, la gente continua a votarlo.
È pazzesco, la sensazione è che non ce ne libereremo mai, che l’Italia sia un paese di fessi che vogliono essere presi in giro.
La sinistra dovrebbe imparare questa inconfutabile realtà e cominciare a vendere le pentole in tv come fa da sempre l’egemone: la gente si compra tutta la batteria, anche se sa che è una fregatura e che non c’è diritto di recesso per il teleacquisto.

Me ne torno a casa alle 2.30, senza sapere il risultato definitivo, sfinito, dopo ore trascorse a guardare i diagrammi del Viminale e a sussultare ogni volta che lo schermo faceva un refresh: sono cambiate le percentuali, hanno chiuso altre sezioni? No… sì… Siamo giunti anche a gioire per lo 0,108% di vantaggio dell’Unione alla Camera, a fare calcoletti all’una di notte su un foglio di carta per scoprire che mancano ancora pochi voti, ma che saranno comunque decisivi per il risultato finale.
All’alba mi sveglio per vedere il risultato… la Camera è dell’Unione (benissimo, c’è il premio di maggioranza) e il Senato della Cdl, il Paese è come le torte del Viminale, spaccato a metà. Il futuro è quanto mai incerto. Bonaiuti fa già sapere che FI contesterà i verbali, era ovvio che sarebbe successo. Figurarsi se riescono a resistere alla tentazione di delegittimare la vittoria – comunque di Pirro – avversaria. Si preparano tempi duri, probabilmente ci saranno nuove elezioni, a spese nostre e dello Stato, che ha bisogno di interventi radicali in tempi rapidi. L'operazione delle destre, tesa a rendere ingovernabile il Paese con la nuova legge elettorale, è riuscita. Si tratta di una ultima prova dell'irresponsabilità e incoscienza delle destre, che rischiamo di scontare noi sulla nostra pelle.

Chi sperava di guarire dall’ulcera coltivata negli ultimi cinque anni si deve ricredere, le torte che ci ha preparato la maggioranza sono pesanti da digerire.


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10 aprile 2006

Stati di agitazione

I Francesi sono dei fighi, io lo dico sempre. Sono un popolo che ha indubbiamente i propri difetti, come la grandeur, la supponenza, lo snobismo, una buona dose di stronzaggine... però una cosa non gli manca: gli attributi. Altro che noi poveri scemi.
In Francia, appena il Governo si permette di fare qualcosa che non va alla gente, i Francesi non perdono un minuto: prima si incazzano, poi si organizzano, scendono in strada a protestare e, se gli pare il caso, sfasciano pure tutto.
Qualche tempo fa i camionisti francesi arrivarono per protesta a paralizzare
il Paese con blocchi stradali per diversi giorni - in certe zone non arrivava nemmeno il cibo, cose da pazzi. Impensabili da noi, del tutto inadatti a rischiare in prima persona per i nostri interessi… troppa fatica scendere per strada, quindi restiamo in casa. A guardare la tv.
In Francia la gente agisce, protesta, lotta – a volte, anche con le forze dell’ordine – e, alla fine, vince. Già, perché Chirac e De Villepin, dopo due mesi di braccio di ferro con i manifestanti, hanno alla fine annnunciato che la legge sul CPE sarà tolta di mezzo; il contratto di primo impiego (che permetterebbe alle aziende di licenziare senza giusta causa i minori di 26 anni entro i due anni dall’assunzione) risultato alquanto indigesto ai giovani scesi in piazza a protestare, fra un po’ sarà solo un ricordo. Con buona pace dei fautori della flessibilità.
In Italia il mercato del lavoro sta anche peggio di quello francese, ci sono solo interinali che fanno qualsiasi tipo di lavoro, i CO.CO.CO., i CO.CO.PRO., abbiamo contratti a tempo determinato di ogni specie, anche rinnovabili ogni tre mesi con sms un’ora prima della scadenza (questa è di Luttazzi).
E non succede nulla, nessuno fa niente.
In Francia i giovani hanno fatto sapere che l’agitazione continuerà finché la disciplina sul CPE non sarà abrogata.

In Italia esiste un solo evento che potrebbe originare qualcosa di simile ai disordini francesi: l'interruzione del campionato di calcio di serie A a metà stagione.

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Col fiato sospeso

Poche ore ancora e sapremo se, da qui a cinque anni, ci troveremo per strada a suonare le pentole come in Argentina (dopo ulteriori ricette economiche Tremonti-style sarebbe inevitabile) oppure se le azioni della Cesare Ragazzi Group crolleranno.
Magari i trapiantati potrebbero scoprire di avere perso il proprio appeal presso le masse. Speriamo.

Non siamo i soli a pensare che potrebbe verificarsi la seconda eventualità, se ieri sera, durante l'ultima parte del Signore degli Anelli su Italia 1, i messaggi in sovraimpressione tentavano disperatamente di richiamare le masse teledipendenti al voto, spingendosi addirittura a ricordare che "votare è un diritto e un dovere stabilito dall'art. 48 della Costituzione". Patetico.

Ma a lui quando mai è fregato qualcosa del diritto di voto?
Della Costituzione, poi, meglio non parlare...
Tuttavia è un chiaro segno del fatto che da quelle parti si sta a chiappe strette, malgrado la perenne ostentazione dei propri denti. Buon segno...

Incrociamo le dita.

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07 aprile 2006

Il canto del topolino

Anche La Stampa - che non può essere certamente considerato giornale di comunisti, ma siamo certi che sarà subito inserito nella lista nera del Cav. Banana - non prende più sul serio le affermazioni del telemagnate iperchiacchierone, sbraitante contro tutti e tutti nell'ultima ora dell'operetta (non priva di spunti tragici) che è stata la sua esperienza di governo. Spunti tragici, perché ha comportato la nostra esperienza del suo governo.
L'articolo che segnalo, a firma di Ugo Magri - chiaramente anche lui un comunista - è reperibile QUI.
Segnalo comunque che anche i giornalisti in genere - anche loro bollitori di bambini a scopo fertilizzante, sia chiaro, nessuno escluso, nemmeno i servitori che lavorano per lui - non accolgono seriamente i suoi proclami, anzi, la sparata di ieri è stata proprio frutto di un evento particolare. Lo stravagante premier si è accorto, mentre lanciava le ennesime accuse ai giudici - rei del peggior delitto concepibile da mente umana, volere punire i reati anche quando commessi da persone che sono assurti ad alte cariche dello Stato - che la platea di giornalisti della conferenza stampa non era proprio serissima...
Ma ecco com'è andata:

[...] Berlusconi s’è presentato ai giornalisti carico come una molla. Era chiara fin dall’inizio la sua intenzione di creare il caso. Però forse non sarebbe arrivato agli epiteti contro i magistrati se qualche sorriso colto tra i cronisti delle prime file non gli avesse dato il là. «Inutile che ridiate, signori della sinistra», è letteralmente esploso, «è assurdo che mentre io lavoro giorno e notte ci siano funzionari pubblici che tramano contro di me. E’ un’infamità assoluta che si usino questi mezzi per spingere i cittadini verso un determinato voto. Riflettano i cittadini sul futuro che si preparerebbe se la sinistra, in combine con questi indegni magistrati, prendesse la maggioranza in Parlamento». A quel punto, s’è alzato e se n’è andato. [...]

L'ennesimo colpo di teatro, l'ennesima esasperazione dei toni in questo canto del cigno interminabile, nel perenne tentativo di nascondere agli elettori, con gli strepiti quotidiani, che, dopo tante promesse, la montagna ha partorito in cinque anni solo il proverbiale topolino. Che è stato l'unico a guadagnarci.
E adesso teme di essere rimandato a casa.
Manca poco al silenzio preelettorale, tuttavia sono certo che lo violerà, si inventerà qualcosa, qualche bomba finta, un falso attentato alla propria persona, di sicuro inscenerà qualcosa per violare le regole.
Che, si sa, gli stanno strette.
Teniamo duro, manca poco alla sua cacciata, anche se temo che dopo la sua sconfitta, i toni non miglioreranno di certo e continuerà il lavaggio del cervello mediatico.
Speriamo che gli Italiani si siano vaccinati dopo cinque anni.

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06 aprile 2006

Il tempo dei pagliacci



Così ieri sera Giuliano Ferrara ha condotto "Otto e Mezzo", trasmissione notoriamente "obiettiva" e "seria".
Ferrara, si sa, fa sempre il suo lavoro con grande imparzialità e senza cercare di tirare acqua al mulino del suo premier, non sia mai...
La pagliacciata di ieri sera per "protestare".
Per cosa?
Perché le istituzioni, i giornalisti e il giudizio negativo di buona parte dell'opinione pubblica hanno impedito a Berlusconi di violare la par condicio: il bislacco magnate dell'etere - in quanto grande cloroformizzatore delle masse a mezzo teletrasmissioni - voleva fare un soliloquio nel corso della trasmissione Terra - su Canale 5, senza contraddittori dell'opposizione (Prodi si era rifiutato perché invitato all'ultimo minuto: l'anziano ipotricotico voleva andare in onda ugualmente, alla faccia della par condicio, salvaguardata, a suo dire, dal fatto che, ad intervistarlo, ci sarebbero stati giornalisti orientati a sinistra).
Tutti si sono rifiutati, trattandosi di una palese violazione della par condicio.
Ferrara c'è rimasto male e ha reagito così.
Tutto sommato, la conduzione è stata meno sgradevole del solito: Ferrara è stato inquadrato ogni 5 secondi, ma ci ha risparmiato, almeno per una volta, il fastidio dell'audio.

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Non se ne può più

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Da ieri c'è una sorpresa per chi, come me, ha un indirizzo di posta elettronica su supereva o freemail: fra i banner in alto ne compare uno, con una certa insistenza, che ritrae il faccione - di bronzo - e il simbolo del partito - si fa per dire, "partito" - del deus ex machina dei destini d'Italia...
Si è insinuato pure nella nostra posta elettronica.
Se non altro è un segno che ormai è alla frutta: l'anima al diavolo l'ha già venduta, fra un po' arriverà a promettere a chi lo vota una batteria di pentole in omaggio, portata a domicilio dal fido Mastrota.
48 ore all'alba - vale a dire al silenzio preelettorale.
Almeno non avremo più populismo, oltre che in TV e sui giornali, anche nella cartella Posta In Arrivo della nostra webmail.

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04 aprile 2006

E tu dove sei?

Elezioni 2006. Io sono qui. E tu dove sei?

Se cliccate sul link qua sopra, potete verificare la vostra posizione politica rispetto ai partiti... il funzionamento del questionario è semplice, ci sono un certo numero di affermazioni politiche, alle quali si deve assegnare il proprio livello di gradimento. In base alle risposte, alla fine un algoritmo, semplicissimo, per la verità, calcola il tuo orientamento politico. Carino...

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31 marzo 2006

Bispensiero pt. 3 - Anestesia della realtà

Il reggitore delle italiche sorti si sta superando, complice l'approssimarsi delle elezioni. Ha rilasciato tra ieri e oggi un fiume di affermazioni totalmente avulse dal reale, segno che non rinuncia a negare l'evidenza... il maestro del bispensiero arriva all'apogeo della propria bravura in questa difficile arte. La parola all'interessato, riportata dai giornali online di oggi.

"Io mi preparo a governare per altri cinque anni". Lo dice il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo a "Omnibus" su La7.
Il premier ha ricordato gli ultimi sondaggi [naturalmente suoi, ndr] secondo cui "c'e' una sostanziale parità che dovrebbe vedere il centrodestra prevalere in caso votino più dell'80% degli elettori"

Come no.

Poi il premier ha assicurato che l'economia italiana "è in buona salute".
Certamente. Andiamo avanti.

E poi i temi della giustizia, innanzitutto il caso Storace: "Non conosco i fatti – ha detto - ma sicuramente i tempi delle indagini sono strani, la magistratura poteva fare ciò che sta facendo ora già ad ottobre...".
Se non conosce i fatti, che ne sa lui di quello che poteva fare o non fare la magistratura ad ottobre?

Il premier ha poi definito Cesare Previti una "vittima" della giustizia: "Contro di lui un processo dietro l'altro".
In effetti, avrebbe dovuto avere almeno un coimputato, un tizio che spesso straparla sugli organi di stampa.

E sulle prescrizioni intervenute sui suoi processi, Berlusconi ha detto: "Le prescrizioni intervengono dopo 10 anni. Vuol dire che i pm non hanno convinto i giudici che questi reati li ho effettivamente commessi".
Qui si dimentica che ha fatto di tutto, cavillando sul nulla a livello procedurale e poi riducendo i termini di prescrizione, per usufruire dell'analogia in bonam partem e risolvere le proprie pendenze con la giustizia. L'ultima proposizione del secondo periodo fa pensare, però.

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30 marzo 2006

The brave jumper


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Ricevo dal Breso e prontamente posto qui, per vantarmi un po'...
Sono rimasto sconvolto dall'altezza, quando lo faccio non mi accorgo minimamente di saltare così tanto rispetto all'ostacolo.

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I will survive

Fine settimana tosto e molto pattinifero.
Procediamo con ordine.
Venerdì sera ho partecipato alla prima lezione di un corso di pattinaggio organizzato a Scaltenigo dalla InLine Mirano… la lezione era ovviamente gratuita, altrimenti non ci sarei andato – sono un po’ a corto di soldi ultimamente. La pista di pattinaggio era proprio carina, peccato per la musica che hanno messo come sottofondo al pattinaggio libero: una compilation allucinante di musica latinoamericana – io la detesto con ogni cellula del mio corpo – sparata a tutto volume. Da brivido.
Sabato il mitico mago mi ha fatto il piacere di una visita. Nel primo pomeriggio abbiamo seguito insieme la lezione di pattinaggio di Hèlène, che è servita come ripasso prima della prova di domenica. Il nostro Harry Potter milanese sembrava un po’ impacciato sulle otto ruote, ma era soltanto ostacolato dalla ruggine (non pattinava da una vita) e dai pattini che si era portato (aveva dei Roces buoni per fare street, non certo da fitness… della serie che il passo incrociato era una chimera).
Domenica abbiamo preso parte alla mitica passeggiata organizzata da PattiniNews, da Ro Ferrarese a Pontelagoscuro e ritorno, per una trentina di chilometri totali. Avevo molte riserve su questa “passeggiatina”, soprattutto perché non ero mai andato sui pattini su un percorso così lungo. La giornata è stata caratterizzata da un clima mite e attraverso la foschia anche il sole ha deciso di fare capolino, senza picchiare, però. Per inciso, credo che questo sia il periodo migliore dell’anno per fare percorsi lunghi coi pattini, perché non fa più freddo e non si schiatta ancora per il caldo.
Unico problema: l’asfalto davvero pessimo – più che granuloso si trattava di qualcosa di simile a ghiaia bitumata – ha causato un effetto tipo vibromassaggiatore Monika Sport sugli arti inferiori e sulla spina dorsale. La fregatura è che questo asfalto ha funestato i ¾ del percorso… arrrgghhh! Doloresemprevivo.
L’arrivo a metà percorso è stato quasi fuori tempo massimo, dato che, una volta arrivati, c’è stato appena il tempo di scattare una foto ricordo, poi il gruppone è ripartito per il viaggio di ritorno. Nella seconda parte la scampagnata è assomigliata molto alla Passione: dopo l’iniziale tratto di asfalto più liscio, c’erano da fare i tre quarti di percorso di asfalto “ghiaioso”… la defezione di mia morosa mi ha costretto a farle da traino in buona parte del percorso di ritorno. Ci fosse stata la flagellazione e qualche caduta e saremmo stati in tema con la settimana santa.
Comunque abbiamo tenuto botta e all’una e mezza, una volta tornati al punto di partenza, ci siamo seduti a tavola per strafogarci di cibo in allegria.
Le foto della giornata sono QUA. Il buon Capobranco ha anche provveduto a mappare la pattinata su Frappr: cliccare per vedere.
Bilancio della giornata: una discreta faticata, ma ne è valsa la pena. Non pensavamo di farcela, dato che era la prima volta che facevamo una cosa del genere, invece siamo sopravvissuti... giornata positiva, quindi.
Una bella anticipazione della stagione primaverile… domenica speriamo di replicare a Bassano del Grappa per la pattinata in onore dei 10 anni di TopInLineSkating.


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28 marzo 2006

Insane in the brain

Decisamente mi sono messo a pattinare con una certa costanza, ma ultimamente credo di stare esagerando un po’. La settimana passata, infatti, tra lunedì e domenica, ho pattinato cinque volte.
Questa settimana, premesso che ieri mi sono goduto il meritato riposo dopo la "passeggiata" domenicale, ho un programma niente male.
Stasera c’è una lezione di pattinaggio presso il pattinodromo di Scaltenigo, domani sera la solita lezione a Legnaro, poi giovedì ho una mezza idea di tornare a Legnaro per il corso avanzato -
più in qualità di “disturbatore” che di frequentante - venerdì sera c’è l’ultima lezione gratuita a Scaltenigo… sabato sono esentato dal corso ABC perché parteciperò ad un pranzo di compleanno sui colli. Domenica a piacere… sono molto attratto da una passeggiata a Bassano di una ventina di km; ci sarebbero, comunque, quattro giornate di fila a pattinare.
Siamo al limite del patologico e mi chiedo quando il mio fisico mi dirà basta.

Ma finché non lo fa, io continuo (mi diverto troppo).


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22 marzo 2006

Working class hero

Diario di una piccola odissea.
Stamattina mi sveglio a pezzi alle 6.00, avrei solo voglia di dormire un po’ di più, ma, si sa, il dovere ci chiama, quindi stoicamente faccio colazione, mi lavo, mi vesto, esco di casa alle 7.05 per il solito tran tran: bus – oggi niente bici perché piove, nonostante le previsioni del tempo non lo avessero preannunciato, che bello! – stazione, treno, poi passeggiatina a piedi fino all’ufficio.
Arrivo in stazione a pelo per prendere il treno ma mi attende una brutta sorpresa: tutti i treni portano ritardi pazzeschi, dovuti ad un guasto sulla linea, in una posizione imprecisata fra dove mi trovo e dove mi dovrei trovare tra 45 minuti. Nel marasma delle segnalazioni di treni che cambiano binario e orario ogni minuto, riesco a salire su un regionale, dato per puntuale… parte venti minuti dopo rispetto al treno che prenderei di solito, ma fa nulla, in condizioni critiche va bene tutto.
Dopo due minuti che sono seduto in treno, il capotreno informa i viaggiatori che il treno partirà con un ritardo di 40 minuti. C____, dico, arriverò in ufficio fuori tempo massimo. Che fare?
All’improvviso, la risoluzione. Esco deciso dalla stazione, bestemmiando in aramaico, pendo il primo bus e dopo 10 minuti sono alla stazione dei pullman regionali. Il primo utile è alle 7.55 – due ore dopo il mio risveglio di questa mattina.
Lo prendo, è puntuale (almeno lui!) e affronto un pallosissimo viaggio in autostrada. All’uscita da quest’ultima, la solita coda allo svincolo – siamo giunti nello snodo autostradale più congestionato d’Italia e, alla faccia delle grandi opere “realizzate” dal Governo Più Lungo Della Storia Della Repubblica, un tabellone elettronico mi ricorda che mancano 771 giorni alla realizzazione del passante. Quindi ci tocca la coda. Ed è dannatamente lunga.
Giungo alla meta e, oltre alla pioggia, che non accenna a smettere, anzi, è aumentata di intensità, il terminal dei pullman è più lontano dal mio ufficio rispetto alla stazione ferroviaria. Gambe in spalla, valigia in una mano, ombrello nell’altra… corsa folle per non arrivare in ultraritardo. Il cellulare squilla, ma non ho tempo per rispondere, schivo gli umanoidi che si trascinano nei vicoli – ma perché quando hai fretta tutti sembrano muoversi come zombies? – in una corsa sempre più frenetica, entro finalmente in ufficio. Ci ho messo quasi due ore ad arrivare (generalmente sono 50 minuti) e sono stanco, sudato, incazzato: ma sono le 9.00.

Missione compiuta.

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17 marzo 2006

The brave beginner goes on...


Ieri sera ho partecipato all’altro corso tenuto dal mio istruttore di pattinaggio… mi ha intrappolato con l’inganno. Non mi sarei mai sognato di pattinare ieri sera, perché la sera prima mi ero distrutto le gambe con i salti – al lavoro durante il giorno ho deliziato i miei colleghi con una varietà di smorfie pietose di sofferenza ogni volta che mi sono alzato in piedi. Alla fine di quell’allenamento l’istruttore mi aveva chiesto di tornare la sera dopo - ieri - per aiutarlo a montare alcuni impianti. Visto che si sta instaurando tra noi un rapporto di amicizia, gli ho detto di sì, mi fa sempre piacere vederlo.
Ieri stavo uscendo di casa senza pattini, quando mi è venuto un dubbio: e dopo che cosa faccio? Se loro pattinano io mica posso stare a bordo pista, no? Magari mi faccio un giretto attorno alla pista mentre loro si allenano. Lo chiamo e gli chiedo “devo portare pure i pattini?”, e lui: “certo, altrimenti che c____ ti vuoi portare?”. Tombola. Mi ha incastrato, l'invito era solo una scusa per farmi fare un allenamento in più.
Insomma, alla fine mi è toccato un allenamento di aerobica sui pattini (sarò riuscito a fare correttamente il 50% degli esercizi, era troppo difficile coordinarsi coi pattini che se ne vanno per i fatti propri). Goffo e sgraziato, una specie di Jerry Lewis quando cercava di ballare nei suoi film.
Poi, siamo stati costretti a fare un percorso che prevedeva uno slalom e, a breve distanza, un ostacolo costituito da un “muretto” composto da dei bicchieri da slalom. Superato il primo batticuore – non avevo mai saltato niente prima – l’ostacolo è stato saltato… successivamente, sono stati aggiunti dei piani ulteriori, sovrapponendo altri bicchieri alla base (ovviamente sfasati, altrimenti sarebbero entrati uno dentro l’altro).
Due piani, il salto riesce. Tre piani, idem, con qualche defezione dei corsisti. Quattro, ce la facciamo, anche se qualcuno dei saltatori non salta a piedi pari, ma bara allargando le gambe. Io tengo botta.
Insomma, alla fine sono riuscito a saltare fino a cinque piani di bicchieri sovrapposti a piedi pari, senza barare! E la prova è terminata là per quasi tutti gli allievi - solo uno ha provato a farne direttamente sette (!) ma al momento del salto ha allargato le gambe.
È stato simile al giorno in cui ho imparato il passo incrociato: come quando ho imparato ad andare in bicicletta senza mani, un’emozione fantastica.

Che figata, i rollerblade.

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16 marzo 2006

Ladies and gentlemen... 180°!

Grande evento ieri sera!
Il sottoscritto, coadiuvato dal fantastico maestro di pattinaggio su ruote in linea Davide Bresolin - se non sapete chi è, leggete QUI la prima delle descrizioni, più o meno a metà pagina - è riuscito ad effettuare un salto in movimento di 180° a piedi pari, partendo in marcia avanti e atterrando a marcia indietro e, cosa incredibile, senza spatasciarsi a terra come uno scarsone!
L'esercizio è stato ripetuto una ventina di volte, sia in senso orario sia in senso antiorario.
Ayeah!

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Welcome PattiniNews!

Una piccola novità nei links qui a destra... da oggi c'è il nuovo link al sito di PattiniNews, associazione di pattinatori amatoriali avente sede a Padova, impegnata a diffondere l'uso dei pattini in linea e ad organizzare numerose iniziative, anche in collaborazione con gruppi di altre città italiane. Le iniziative del P.P.U.G. (Piste Pattinabili User Group) sono raccolte nel Calendario P.P.U.G. 2006, che è disponibile QUI.
PattiniNews è un gruppo di persone simpatiche e molto disponibili, pronte a smazzarsi viaggi per tutta l'Italia nel fine settimana per incontrarsi con altri pattinatori amatoriali e partecipare a maratone, gare, o anche semplici passeggiate senza impegno, in allegria.
Organizzano anche un "corso", molto informale, per la verità, per insegnare i fondamentali del pattinaggio a tutti i curiosi, che inizia sabato prossimo alle 14.00 presso il Pattinodromo "Ivo Lazzaretto" di Padova. Ulteriori informazioni sul corso si trovano QUI.

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14 marzo 2006

Sul ponte sventola bandiera bianca...

Quando di recente sono stato preso dall’entusiasmo per linux, mi ricordo che ho chiesto ad un amico molto smanettone che ne pensasse della mia recente passione, anche perché mi ricordavo che egli stesso aveva fatto uso, in passato, di una qualche distribuzione linux e aveva, come me, un sistema col dual boot.
Stranamente, l’amico ha avuto una reazione di sconsolata sfiducia. Mi ha detto, con un fondo di tristezza negli occhi, “ci sono già passato, non ne voglio più sapere”. La cosa mi ha sconvolto, perché si tratta di persona che per lavoro programma sui pc, quindi non certo un utente medio dei computer. Perché questa sfiducia? In genere gli utenti più smaliziati della media sono entusiasti di linux e delle sue possibilità. Eppure adesso lui è un soddisfatto utilizzatore di Windows XP e non ne vuole più sapere di linux.
Reduce dalla recente sperimentazione della Mandriva, mi sono quindi lanciato da solo nella prova dapprima di Fedora Core, che però ho trovato troppo ostica per un utente come me, quindi mi sono lanciato su Ubuntu, che secondo Distrowatch all’epoca era la più amata dal popolo della rete.
Installazione veloce, rapida, ok… niente di strano. Poi i primi problemini.
La stampante non va. Poco male, stamperò su Winzozz (però ho una rottura di scatole in più).
La mia scheda video non è presente nel database degli hardware supportati, quindi non funzionerà al meglio. Va bene, non c’è problema, mi accontenterò.
Non riesco a vedere le mie partizioni di Winzozz come invece mi riusciva di fare al primo istante con Mandriva: niente panico, c’è un tutorial sul sito delle F.A.Q. della comunità italiana di Ubuntu… riesco a vedere le mie 4 partizioni Windows con una mezzoretta abbondante di lavoro, fra comandi sudo a raffica, password di amministrazione, copie di backup di fstab e altri files dai nomi impronunciabili, problemi con permessi di lettura/scrittura e altre amenità. Non facile per l’utente medio e del tutto privo di nozioni sulla riga di comando come me.
Non c’è un player di default per i files audio che abbia le funzioni di iTunes, cui sono addicted: niente paura, c’è Amarok, che riesco a trovare fra i programmi disponibili dopo un po’ di smanettamento con l’utilità per la gestione dei pacchetti. Lo installo e riesce a funzionare.
Devo installare Skype: dal sito scarico il solito file di installazione, lo decomprimo e trovo le istruzioni, ma evidentemente il tutorial dà per scontato qualcosa che non dovrebbe esserlo per un utente come me… le seguo ma continuo ad avere strani messaggi con rompimento di scatole crescente. Dopo numerosi e snervanti tentativi mi ritrovo con skype installato nella home… creo un link sulla barra delle applicazioni e un altro sul desktop e lo faccio partire: non c’è nessuno dei miei contatti! Il mio profilo già esistente va bene, ma mi devo cercare a manina i contatti che avevo prima e devo chiedere a ciascuno di essi di essere reinserito tra i loro amici prima di poterci parlare! Iniziano a girarmi di brutto. Anche perché, avendo il dual boot, potrà ben succedere che la notifica dell’accettazione mi arrivi sotto winzozz, costringendomi a richiedere il permesso un’altra volta. Cacchio, che palle.
Faccio partire il browser: bisogna installare il supporto per Java, indispensabile per visualizzare alcune pagine internet. C’è un tutorial su un altro sito dedicato a linux che spiega la cosa passo dopo passo, non dovrebbe essere difficile. Ma i messaggi d’errore si susseguono… capisco dopo un pezzo che chi ha scritto la stringa di comando ha dimenticato di mettere delle virgolette, che invece erano state inserite nelle precedenti stringhe che non mi avevano dato nessun problema. Il comando con le virgole al punto giusto è accettato dal sistema, ma c’è qualche problema di dipendenza, manca un programma che non è installato nel mio SO… lo cerco nell’utilità di gestione programmi ma non c’è, allora lo cerco su internet, trovo un file che sembra quello giusto ma non so come installarlo – peraltro, non si capisce nemmeno se è la versione giusta per il mio sistema operativo. Riesco in qualche modo a terminare la procedura. Alla fine mi collego alla pagina di test: il supporto Java non funziona. Oltre un’ora di lavoro per niente.
Sono stanco, spossato e non ho nemmeno un SO completamente funzionante – non posso nemmeno usare la mia stampante!
La cosa succedeva più di un mese fa, più o meno.

Da allora ho dovuto formattare la mia partizione Winzozz e il bootloader, Grub, che mi permetteva l'accesso a linux, è stato rimosso. Avrei dovuto reinstallarlo per vedere le mie partizioni linux. Non l’ho ancora fatto in due settimane... e non ne sento la minima mancanza. Evidentemente ne ho avuto abbastanza.

Adesso capisco l’ombra di tristezza nello sguardo del mio amico smanettone quando gli ho nominato linux.

Sarà che Winzozz fa schifo, ha una brutta interfaccia e un sacco di bugs, è pesante, gestisce lo spazio su disco a cacchio... però le applicazioni ci metti poco ad installarle e funzionano tutte, così come le periferiche, il tutto in un batter d'occhio. A volte bisogna riavviare? Pazienza, è l'unico sacrificio, e almeno lui non mi chiede di diventare un programmatore per avere un pc funzionante...
Getto la spugna.

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13 marzo 2006

Otto Mesi In Residence - pt. 2

Ieri sera ho visto l'Artista a Padova, presso il Circolo Arci Carichi Sospesi: una performance molto sentita, per un allestimento come sempre essenziale nelle scene, ma arricchito dalla presenza del chitarrista genovese Matteo Nahum, che ha sottolineato col suo accompagnamento musicale la narrazione di Alessandro Langiu. Un accompagnamento che però non si è risolto in un mero tappeto musicale, ma ha creato un suggestivo contrappunto alla recitazione, intensa e "potente" come mai, del nostro.
Uno spettacolo da vedere, insomma.

Tra l'altro, è dell'otto marzo scorso la notizia della conferma in Cassazione della sentenza della Corte d'Appello di Lecce che condannava
i vertici dell'I.L.V.A. per i fatti di mobbing di cui narra la pièce.
La riporto di seguito:

Confermata la sentenza d'appello che aveva condannato 11 persone dello stabilimento siderurgico di Taranto per aver confinato 60 lavoratori nella ex palazzina Laf.

TARANTO - La sesta sezione penale della Cassazione ha confermato la sentenza della Corte di appello di Taranto che aveva condannato undici persone, fra titolari, dirigenti e quadri dello stabilimento Ilva, per la vicenda di mobbing riguardante 60 lavoratori che nel 1998 vennero confinati nella ex palazzina Laf del siderurgico.
Gli imputati rispondono di tentata violenza privata e, tre di loro, fra cui il presidente del consiglio di amministrazione dell’Ilva, Emilio Riva, e il direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, anche di frode processuale. Fra due mesi per i reati sarebbe intervenuta la prescrizione.
L’unica riduzione di pena - da un anno e dieci mesi ad un anno e sei mesi di reclusione - è stata concessa ad Emilio Riva; confermata invece la condanna a un anno e otto mesi per Capogrosso. In primo grado, il 7 dicembre 2001, i giudici avevano condannato entrambi a due anni e tre mesi di reclusione ciascuno. Per gli altri imputati le pene variano tra i quattro mesi e un anno e tre mesi di reclusione (pena sospesa).
La Cassazione ha inoltre confermato la condanna degli imputati al risarcimento dei danni in separata sede in favore della Uil e di nove lavoratori all’epoca "mobbizzati" (assistiti dagli avvocati Carlo Petrone, Adelaide Uva, Franco De Feis, Luca Balistreri e Stefano Sperti), che si erano costituiti parte civile.
Secondo la ricostruzione dell’accusa (l’inchiesta fu condotta dal procuratore aggiunto Francesco Sebastio e dal sostituto procuratore Alessio Coccioli), la dirigenza dell’Ilva collocò nella ex palazzina Laf, senza alcune mansione, i lavoratori maggiormente sindacalizzati; una situazione che provocò ad alcuni di loro anche conseguenze sul piano psichico. Scattata l’inchiesta della Procura dopo la denuncia degli stessi lavoratori, dodici persone finirono sotto processo per tentata violenza privata e frode processuale. Ipotesi di reato, quest’ultima, legata ad una ispezione della magistratura nella palazzina Laf prima della quale l’Ilva mutò lo stato dei luoghi per far sembrare il reparto più vivibile.

Se vi interessa, potete leggere qui:

a) Sentenza di 1° grado: Trib. pen. Taranto 7.3.2002.

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23 febbraio 2006

How Nerdy Are You?


I am nerdier than 32% of all people. Are you nerdier? Click here to find out!

Ho trovato, sul sito di un tizio che fa i temi per Seamonkey/Firefox, un link interessante.

A che serve? A misurare il proprio tasso di nerdaggine...

Per la cronaca, il mio coefficiente di nerdiness è solo al 32%, cioè, secondo la definizione degli autori del test, "not nerdy, but definitely not hip".

Ho alcuni amici che dovrebbero provare e
secondo me raggiungerebbero punteggi ben più alti...
Basta cliccare sul banner col punteggio.

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13 febbraio 2006

The brave beginner

Free Image Hosting at ImageShack.us
Un piccolo souvenir dall'allenamento sui roller di sabato.
Era un passo incrociato a velocità normale, purtroppo la vicinanza all'obiettivo ha fatto sfocare il soggetto, nonostante l'ottima funzione "sport" della mia Fuji Finepix S3000 per fermare i soggetti in movimento.
Se non altro si vede che ho imparato a fare qualcosa sui pattini in linea...

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12 febbraio 2006

Otto Mesi In Residence - The Artist strikes back




L'Artista (Alessandro Langiu) ha debuttato con il suo nuovo spettacolo sabato scorso a Roma. Ho avuto modo di vederlo in anteprima a Padova nel novembre del 2005 e credo che sia venuta fuori una cosa intrigante.

Il tema del lavoro è il primo caso di mobbing mai giudicato in Italia, posto in essere dall'Ilva di Taranto nei confronti di alcuni dipendenti, confinati per mesi in una palazzina vuota senza alcuna mansione o compito, o strumenti per lavorare. I dipendenti vittime del mobbing hanno subito seri danni psicologici a causa della loro condizione. L'Artista è da sempre attento all'impatto dell'Ilva sul sistema ambientale e socioeconomico di Taranto.

Le date sono QUI.

Ovviamente sono in continuo aggiornamento.

In bocca al lupo all'Artista per la sua nuova avventura.

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08 febbraio 2006

Un applauso al ventriloquo

Sembra incredibile che ieri Berlusconi rilasciasse, subito dopo l'arresto in Turchia dell'assassino di don Santoro (il prete missionario), questa dichiarazione: "L'Italia e l'Europa non devono cadere nella trappola della provocazione dei terroristi. Va respinto ad ogni costo lo scontro di civiltà. Procedere su una forte contrapposizione sarebbe suicida. Con l'Islam è necessario il dialogo. La Turchia è un esempio e deve entrare nell'UE" (la frase è riportata anche su Metro di oggi).
Com'è possibile che il genio che ha parlato sempre in passato del rapporto con i Paesi islamici in termini di scontro di civiltà (storica la sparata della superiorità dell'occidente sull'Islam) e che giusto l'altro ieri si scagliava contro i magistrati proprio con toni di forte contrapposizione si sia improvvisamente convertito ad una linea, se non morbida, almeno meno dura?

Probabilmente si è deciso ad ascoltare qualche consigliere più avveduto, cosa che non ha mai fatto in passato. La stonatura della dichiarazione riportata sopra con la conoscenza che abbiamo del Berlusconi-pensiero (mi scuso per l'ossimoro) è infatti evidente, macroscopica, assordante.
Perché per una volta non ha fatto la solita sparata a caldo, senza previa riflessione, pregna di pregiudizi e idee retrive.

Come mai questa inversione di rotta rispetto al modus agendi cui - purtroppo - ormai ci ha abituati?

Semplice: si sarà deciso a seguire, per una volta, i consigli dei suoi consulenti per l'immagine.
Ma perché lo ha fatto, invece di lanciarsi nel solito trip egomaniaco (di grandezza)? La risposta è una sola, inequivocabile.
Sa che il rischio di perdere è consistente, è disperato ed è disposto a tutto pur di vincere, compreso l'atto estremo di negare sé stesso.
Un atto che di certo a uno come lui sarà costato moltissimo.

L'ennesimo segnale del suo declino.

Che goduria.

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06 febbraio 2006

Arrivano le chicche

Grazie agli accorti insegnamenti del mago, sono riuscito a personalizzare un po' la barra di destra, inserendo alcuni link a chicche secondo me di certo interesse, tipo un sacco di applicazioni open source che possono affrancare qualsiasi winzozz user dalla schiavitù delle applicazioni della casa di Redmond. Va da sé che sono tutte gratuite, il che le rende ancora più appetibili.
Poi, cedendo alla mia recente passione per il pattinaggio in linea, ho messo il banner (un po' troppo vistoso, lo so, ma vedrò di modificarlo in seguito) dei Pattinatori del Pincio. Per chi non lo sapesse, il Pincio è un parco di Roma. Il ragazzo che ha creato e mantiene il sito è uno dei pattinatori che si incontrano da anni ogni mercoledì sera a Roma, in Piazza del Popolo per pattinare in compagnia e divertirsi insieme. Scoprii questo sito per puro caso e, al di là dell'impaginazione un po' naif, ho apprezzato moltissimo la buona volontà del tizio, che lo ha farcito di numerose informazioni sul pattinaggio in linea: abbigliamento, nozioni tecniche sulla manutenzione dei rollerblade, tecniche di base e avanzate di pattinaggio e street, esercizi da fare per imparare con filmati, disegni esplicativi, informazioni sulle associazioni di pattinaggio in tutta la penisola... tutto è stato sistematizzato e riportato nelle pagine. Per me, quando decisi di cominciare a pattinare partendo da zero - e senza conoscere nessuno che fosse già esperto - è stato un ottimo punto di partenza.
Magari può esserlo anche per qualcun'altro.

24 gennaio 2006

The Artist

Da un po' di tempo ha fatto la sua comparsa nella barra laterale un nuovo link, che porta al sito dell'Artista.
L'Artista è amico di vecchia data, da anni dedito al Teatro - con la T maiuscola, mica cazzi - in qualità di attore, sceneggiatore e regista: pluripremiato, beninteso, in tutte tali vesti.
Ultimamente si è convinto ad informare il Mondo della propria presenza con un blog.
Prontamente diffondiamo la Parola...

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Madonna che fiuto

Consigliato dal solito mago, mi sono procurato l'ultimo disco di Madonna.
Per la verità l'idea mi faceva un po' ridere, non mi prendo un suo disco da quand'ero adolescente... mi sembra passata un'eternità da allora. Dopo mi sono limitato a seguirla distrattamente da lontano, stupendomi della sua abilità di fare dischi sempre accattivanti. O meglio, di trovare sempre il produttore giusto, quello più di tendenza oppure quello che con lei può dare il meglio. Mi ricordo ad esempio che in passato già Ray Of Light era un buon disco, prodotto dal genietto della musica inglese William Orbit - produttore anche di un disco fondamentale per i Blur come 13, per quanto a me non piaccia, perché ha inaugurato un nuovo corso per i Blur che non ho condiviso - oppure lo stesso Music, prodotto da Mirways (quello di Production, bel dischetto anche quello).
Poteva smentirsi stavolta?
Certo che no. Stavolta è il turno di Stuart Price (a.k.a. Jacques Lu Cont, o meglio ancora Les Rythmes Digitales). Risultato?
Un disco strano, a prima vista monocorde, in realtà l'erronea impressione iniziale è data soltanto dall'omogeneità delle tracce del lavoro. La verità è che il disco è un bel po' furbo, che gioca a rincorrere le sonorità house/elettroniche/pop/dance più in voga negli ultimi 15 anni, citandole o reinventandole in un unico megamix che si beve con avidità dall'inizio alla fine... però mi piace.

Innegabile, questa donna ha naso per le produzioni.

Il disco corre sempre pericolosamente in bilico tra il sound dance giusto e la cafonata da discoteca... ma riesce sempre a restare in equilibrio, senza cadere nel pezzo becero tout court (per quanto l'incipit di Sorry, con quel "mi dispiace" ripetuto in tutte le lingue è veramente una boarata) e senza tentare di staccarsi troppo dal mainstream.
Forse proprio quest'ambiguità del lavoro, questa capacità di accattivarsi l'ascoltatore facendogli provare un po' di rimorso - "ma questa roba che mi piace così tanto è commendevole ascoltarla oppure no?" - costituisce la sostanza del suo irresistibile magnetismo. Segnalo in proposito un commento del mago su questo disco: domenica mi ha detto che secondo lui è la colonna sonora perfetta da luna park... così dicendo, si è generata nella mia testa la visione di un qualche buzzurrone che balla in perenne equilibrio al centro di un tagadà spaventosamente sobbalzante durante la "Sagra degli gnocchi" di Tramonte (PD). Ho riso, ma la visione che ho avuto è plausibilissima e potrebbe concretizzarsi realmente nel maggio prossimo. Orrore! Mi piace un disco da sagra!

...insomma, è un po' un frutto proibito.

Da gustare a lungo...

...anche fino alla prossima primavera.

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23 gennaio 2006

Piccoli casini col blog

Come dicevo nel post precedente, le idee da parte degli sviluppatori ci sono, ma devono essere portate avanti. Ho fatto qualche ricerca in rete ed ho constatato su alcuni siti di smanettoni che il client per bloggare che ho usato per quel post (gnome-blog) non è il massimo, anzi, presente vistose lacune.
Ne ho allora installato un altro (BloGTK 1.0) che non fa funzionare i titoli dei post (come il primo) ma sembra un po' meglio. Se non altro ci sono molte più funzioni implementate... E le lacune, ho scoperto, non sono colpa degli sviluppatori: Blogger has moved to the super-advanced new Atom API. The Atom API uses a totally different system from the other blogging APIs, which is why BloGTK doesn't support it yet, although you can bet it will soon.
Insomma, sembrerebbe che ci sia solo da aspettare... io intanto smanetto ancora un po' con le altre applicazioni di Ubuntu dedicate ai blog. Ce ne sono di cose da dire sugli eventi recenti...

Ubuntu calling

Giornata di aggiornamento ad un corso di formazione insulso, avente ad oggetto internet e la posta elettronica.Praticamente un'intera giornata persa ad ascoltare cose del tutto ovvie, persino per me che non capisco granché di pc, pur passandoci davanti parecchie ore al giorno per lavoro.

A casa avevo una nuova installazione su una partizione linux dell'ultima Ubuntu stabile che mi attendeva perché ci giochicchiassi un po' e più passava il tempo e più non vedevo l'ora di esplorarla un pochettino... proprio adesso ho scoperto che è fornita di un'applicazione di nome "Blog Entry Poster". Tre click e - voilà! - anche un ignorante del pc come me è riuscito a settarla per postare ulteriori fesserie sul mio blog senza nemmeno scomodarmi ad aprire il composer di blogger.com. Correttore ortografico integrato, formattazione - sia pure minimale - del testo, possibilità di aggiungere links... Piccole gioie concessemi dagli sviluppatori di linux. Davvero bellino, peccato che non si possano inserire le immagini direttamente da qua, e che
si possa configurare in pochissimi aspetti. Se sapessi smanettare, potrei darmi da fare per sviluppare quest'applicazione implementando le nuove funzionalità di cui sento l'esigenza, facendo inoltre un favore a me stesso ma anche al prossimo. Ma col pc sono una mezza sega.

Questo pensiero mi porta ad un'altra considerazione. Che bello sarebbe essere un geek... se fossi bravo, magari la stampante - quella che su linux non va MAI - me la potrei configurare da solo in due minuti! Invece devo rassegnarmi a vederla muta e inattiva, come sempre, Mandriva o Ubuntu che sia.

Ma anche parassitare le idee intelligenti del prossimo mi va bene, per adesso.

Basteranno queste cazzatine a farmi migrare definitivamente da Winzozz?

Finché non riesco a stampare, direi proprio di no.

[edit posteriore: e poi postare in questo modo ha dato origine ad un post senza titolo con la formattazione scompaginata rispetto allo stile del blog... altro che semplificazione! Ho dovuto crearne uno ex novo ed eliminare l'altro... Oddio, magari se ci smanetto trovo un'applicazione fatta un pochino meglio, comunque la cosa mi rafforza nella mia diffidenza verso linux.]

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02 gennaio 2006

Lo Zen e l'arte di lavorare sotto le ferie

Ieri sera, pensando che oggi mi sarei svegliato prestissimo per andare, come sempre, in ufficio, mi stavo deprimendo, ma avevo torto.
Ero lanciatissimo questa mattina, per niente scocciato dal fatto che stavo andando a lavorare il 2 gennaio. È la prima volta che mi capita; in passato sono sempre riuscito a prendermi tutte le festività natalizie e per questo stamattina avrei dovuto essere giù di corda.
Invece ero felicissimo. Il bus era in perfetto orario (non c'è traffico in questi giorni perché la maggior parte della gente è in ferie) e ci ha messo solo 10 minuti per arrivare in stazione (stesso motivo). Sono riuscito a comprare il giornale e a prendere il treno che mi avrebbe fatto giungere in perfetto orario al lavoro. Al binario non ho avuto nessun problema per salire sul treno, non c'è stata la solita lotta... le carrozze erano deserte e non c'erano gli immancabili rompiscatole che parlano ad alta voce al telefono per tutta la durata del viaggio. Un silenzio quasi irreale ha accompagnato il viaggio: per una volta, il lettore mp3 è rimasto ad oziare nella borsa e ho potuto leggere in santa pace il mio quotidiano.
In ufficio, poi, era tutto perfetto: non essendoci la maggior parte della gente (sono tutti in ferie) si poteva stare tranquilli e sbrigare con calma le proprie cose, rimettersi in pari con il lavoro arretrato... in più, somma gioia, la collega isterica con cui divido la mia stanza oggi non c'è!
Meraviglioso.
Sono completamente tranquillo e rilassato, nelle orecchie mi sembra di sentire "Today Was A Good Day" di Ice Cube, sono in sintonia con l'universo: troppo zen.

Dura poco.
Dopo tre quarti d'ora, l'odiata collega d'ufficio fa il suo inatteso ingresso in stanza. Oggi c'è, e per tutto il giorno.
Per l'occasione ha anche deciso di rispolverare tutto il campionario di comportamenti irritanti di cui è capace: sarà una mezz'ora che sta parlando da sola - sta controllando al minuto tutte le ore di lavoro che ha fatto il mese scorso per vedere se è in credito di qualche centesimo - discorre amabilmente con la stampante quando si rifiuta di stampare, fa frequenti telefonate tutte latte e miele al moroso - a voce altissima -, fa continuamente domande su cose di nessunissimo interesse - nemmeno per lei -, canticchia rumorosamente, scoppia in improvvise risate... insomma, tutto il campionario dei nevrotici.

Così stando le cose, è un miracolo concentrarsi. In occasioni analoghe, nel 2005, andavo fuori di testa...

Ma oggi la giornata è iniziata troppo bene e ci vuole ben altro per scalfire il mio mood da Ice Cube in buona. Ha il diritto di vivere anche lei, in fondo: sarebbe stato splendido se fosse rimasta fuori dai coglioni per oggi, ma alla fine non può essere tutto perfetto: il mondo sarebbe innaturale, squilibrato. No, anche i seccatori, oggi, sono utili: riequilibrano il mondo.

Perché oggi sono zen.

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28 dicembre 2005

Ritorno alla realtà

Bank holiday comes six times a year
Days of enjoyment to which everyone cheers!
Bank holiday comes with a six pack of beer
Then it’s back to work - a! g! a-i-n!

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13 dicembre 2005

Preferenze di un algoritmo

I computer pensanti non sono poi così lontani, me ne sono reso conto sulla mia pelle. Sono, infatti, il fortunato possessore di un lettore mp3 della Samsung YP-U1Z da 1 Gb che funziona benissimo … un gioiellino con una grande autonomia ed estrema versatilità, ormai un compagno inseparabile nei quotidiani spostamenti per lavoro.Mentre nei primi tempi lo utilizzavo per ascoltare interi album ex novo, recentemente ne ho scoperto la modalità shuffle: gli ho caricato una compilation di 150 brani di autori diversi che mi piacciono particolarmente e gli ho lasciato piena libertà di scegliere i brani da riprodurre.

I risultati?

In due settimane la riproduzione è stata ben poco casuale, anzi, il lettore mp3 ha dimostrato di prefererire certi artisti a scapito di altri.Chi ha detto che i microchips sono privi di anima ovviamente ha ragione, ma non si può negare che, a volte, siano dotati di un proprio gusto musicale (per quanto, in certi casi, opinabile). Ad esempio, se l’hip hop italiano la fa da padrone, Stokka e Madbuddy sono di gran lunga preferiti a Joe Cassano (Dio Lodato Per Sta Chance), praticamente snobbato dal mio lettore mp3, che si è degnato di farmelo ascoltare una sola volta. Anche gli Onda Rossa Posse non sono apprezzati (solo un ascolto per Batti Il Tuo Tempo, una pietra miliare).
Il Samsung ha dimostrato di apprezzare molto i 99 Posse, ma solo Sfumature, Me Siente e Comuntwist (questa gettonatissima, un ascolto quasi assicurato per ogni sessione), ma detesta Focolaio e L’Anguilla (zero ascolti) e Esplosione Imminente (un ascolto).
Il lettore gradisce molto Karmacoma dei Massive Attack, mentre Protection e Better Things in due settimane se le è filate solo una volta. Inizio a sospettare che abbia una propria personalità, che probabilmente non apprezza la musica troppo soft… Infatti è innamorato dei Prodigy: Breathe e Smack My Bitch Up almeno una volta ogni mezz’ora, alle volte di seguito l’una all’altra; i Chemical Brothers la fanno da padrone (con Block Rockin’ Beats) e anche Bulls On Parade dei Rage Against The Machine va alla grande, così come i Beastie Boys (in particolare il remix di Body Movin’ fatto da Fatboy Slim è messo con una certa frequenza).
Ma non si pensi che gli piaccia solo la musica “dura”: Rock’n’Roll Is Dead di Lenny Kravitz è stata addirittura onorata di due riproduzioni di fila, così come Meganoidi dell’omonimo gruppo.
Insomma, quando vuole, il lettore mp3 dimostra di avere anche un’anima da cazzaro. Ultimamente, anzi, un po’ troppo: indulge sempre più spesso al rock finto demoniaco di Marilyn Manson (The Beautiful People) e ai sospiri ammiccanti della ciccetta dei Cardigans, snobbando persino i Public Enemy (Fight The Power: un solo ascolto) e Roni Size! Evidentemente anche il Samsung ritiene che la jungle sia finita da un pezzo e non ne ha alcuna nostalgia. Io almeno Brown Paper Bag (Full Vocal Mix) la ascolterei, ma lui non ne vuole proprio sapere nulla.

Il pezzo più ascoltato? Se la giocano Bulls On Parade e un ritorno graditissimo dal passato: Del Tha Funkee Homosapien, con Mista Dobalina.

E come dargli torto?


28 novembre 2005

Prove tecniche di bispensiero 2

Un altro saggio di bispensiero dell'egemone: "non abbiamo mai usato le tv, pubbliche e private, per attaccare gli avversari".
Per quelli forti di stomaco, il resto si trova qui.

24 novembre 2005

Prove tecniche di bispensiero

Sottotitolo: "il 2005 come 1984".

George Orwell era indubitabilmente un genio. So di non fare una grande scoperta nel dire questo, ma non ho potuto esimermi dal ribadirlo, soprattutto rendendomi conto di quali capacità di preveggenza egli abbia dimostrato in quella, tra le sue opere, che per me è la più importante, vale a dire “1984”.
Il fatto che Orwell fosse dotato di felicissima ispirazione è comprovato anche dal concreto verificarsi nella realtà di quanto egli ha previsto.

Un piccolo esempio.

Il bispensiero: l’arte di mentire sapendo inizialmente di mentire, ma poi di riuscire a dimenticare la verità, e quindi di dimenticare il fatto stesso di averla dimenticata, autoconvincendosi, in definitiva, che la menzogna sia sempre stata l’unica e sola verità.
Se ne parla nel libro in questi termini:

Sapere e non sapere. Essere cosciente della suprema verità nel mentre che si dicono bene architettate menzogne, condividere contemporaneamente due opinioni che si annullano a vicenda, sapere che esse sono contraddittorie e credere in entrambe. Usare la logica contro la logica, ripudiare la morale nel mentre che la si adotta, credere che la democrazia è impossibile e che il Partito è il custode della democrazia. Dimenticare tutto quel che era necessario dimenticare, e quindi richiamarlo alla memoria nel momento in cui sarebbe stato necessario e quindi, con prontezza, diimenticarlo da capo: e soprattutto applicare lo stesso processo al processo stesso. Questa era l’ultima raffinatezza: assumere coscientemente l’incoscienza, e quindi, da capo, divenire inconscio dell’azione ipnotica or ora compiuta. Anche per capire il significato della parola “bispensiero” bisognava mettere, appunto, in opera il medesimo.
(da 1984 di George Orwell, ed Mondadori, collana Classici Moderni Oscar, 1999)

Molti, leggendo queste righe, avranno pensato che è una bella invenzione, un procedimento certamente intrigante ed inquietante, ma buono solo per un’opera di fantasia, nella realtà del tutto inverosimile ed oggettivamente non replicabile.
La prima volta che lessi questo libro la pensai anche io allo stesso modo.
Ma negli ultimi tempi gli eventi mi hanno costretto ad ammettere che non c’è nulla di più sbagliato: il bispensiero esiste, c’è chi lo applica normalmente.

L’eco nitida delle parole sul bispensiero mi è tornata alla mente qualche settimana fa, mentre un brivido di terrore correva lungo la mia schiena, leggendo
queste dichiarazioni sue, ovviamente sempre e solo sue.

Ne trascrivo testualmente gli estratti più significativi:

"Io non sono mai stato convinto che la guerra fosse il sistema migliore per arrivare a rendere democratico un paese e a farlo uscire da una dittatura anche sanguinosa", ha detto Berlusconi. [...]"Io - ha detto ancora il premier, a pochi giorni dall'inchiesta di Repubblica sulle responsabilità del governo italiano nella costruzione di prove false sulle armi irachene - ho tentato a più riprese di convincere il presidente americano a non fare la guerra (...). Ho tentato di trovare altre vie e altre soluzioni, anche attraverso un'attività congiunta con il leader africano Gheddafi. Non ci siamo riusciti e c'è stata l'operazione militare (...). Io ritenevo che si sarebbe dovuta evitare un'azione militare".

Alla luce di quanto precede, non pensate che Orwell fosse una specie di Cassandra?
Certo, il Sig. B. deve ancora impadronirsi della tecnica, però le basi del bispensiero dimostra di averle comprese benissimo. Deve esercitarsi, ma non gli mancano gli strumenti per imparare bene, per nostra sfortuna.

Leggendo quelle sue dichiarazioni mi è tornata alla mente anche una frase di Oscar Wilde, quella che afferma che non è l’arte ad imitare la vita, ma è la vita che imita l’arte.

L’avevo sempre presa come una provocazione... ci voleva il Cavalier Banana per capire che Orwell e Wilde dicevano la verità.

30 ottobre 2005

Sui roller come Snoop

È una vera goduria andare sui pattini in linea: ho ripreso la settimana passata dopo uno stop forzato di un mesetto, per una distorsione rovinosa alla caviglia - causa: caduta pazzesca, per giunta avvenuta su un rettilineo.
Questo sabato, alla terza sessione dalla ripresa dell'attività, ho fatto un tentativo di frenata girando di scatto, che stava per risolversi nel secondo infortunio della stagione (non sono ancora in grado di frenare).
Responsabilizzato dallo scampato pericolo, mi sono quindi esercitato nella pratica, certamente un po' meno rischiosa, di andare su un piede solo il più possibile.
Attività coronata da un discreto successo: conseguente sorriso estatico (stile illuminazione zen), rafforzato dalla colonna sonora della pattinata: Roni Size - New Forms (e che c'è di meglio per intripparsi?). Mistico.
Un consiglio, per chi pattina e vuole sentirsi figo a mille durante le sessioni di pattinaggio: se volete schettinare con l'andatura sciolta e morbida alla Snoop Doggy Dog - consiglio l'ascolto, durante gli allenamenti, di alcuni dischi di Hip Hop in italiano, che ultimamente mi prendono molto. Li elenco quale playlist guida all'attuale panorama del rap:

Rischio a.k.a. Jimmi Spinelli - Lo Spettacolo È Finito;
Gopher D - Lu Servu De Diu;
Microspasmi - 13 Pezzi Per Svuotare La Pista;
Microspasmi - 16 Punti Di Sutura;
Club Dogo - Mi Fist;
Inoki - Fabiano Detto Inoki;
Stokka & Madbuddy - Bloc Notes;
Il Lato Oscuro Della Costa - Il Promo;
Polly E Nada - Delitto Perfetto.

I pezzi di questi dischi sono un'ottima colonna sonora per qualche pattinata, le basi e le metriche sono validissime.
Negli ultimi due casi le basi sono tipo i Wu-Tang degli inizi: roba seria, insomma...

Anche se certe cose dell'hip hop nostrano sinceramente fanno ridere e il tutto a volte rischia di suonare un po' come musica da ragazzini...
Alcuni esempi: almeno un pezzo sulla maria lo fanno tutti, vantandosi di tutti i cannoni che si fanno; anche sentire un italiano che dice yo, bro, fra, oppure sentirlo che parla di vita nel ghetto (?!) fa un po' storcere il naso.
Tuttavia per me fa parte del divertimento anche questo.

Il rap è sempre stato uno dei miei punti deboli... sentire dei beats grassi e sporchi forti come shiaffoni con dei bei bassi potenti e uno incazzato che ci urla sopra a tempo mi fa stare davvero troppo bene.

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18 ottobre 2005

Mamma, ha cominciato lui!

(da Repubblica online del 18/10/2005)

Il divo Silvio, sui rapporti con Prodi: "Che volete? Io non lo attacco mai. Ieri ho fatto solo una battuta. È lui che me ne dice di tutti i colori. È anche andato da Chiambretti a dire che non ho fatto le grandi opere. Poi ha detto che lui era lì a Caceres quando avrei fatto le corna e invece non è vero. Io rispondevo solo ad un bambino. Insomma tante bugie".

Quindi lui ha fatto fare all'Italia la storica figuraccia delle corna durante la foto ufficiale non per colpa sua, ma di un bambino che lo avrebbe provocato.

Il fatto che uno che sarebbe il Presidente del Consiglio si metta a bisticciare coi bambini durante le occasioni ufficiali, secondo lui, dovrebbe essere naturale e lasciarci del tutto indifferenti.

Sorvolando sul fatto che sì, certamente in quell'occasione a Caceres doveva essere pieno di bambini, la cosa è assolutamente normale...

12 ottobre 2005

My Generation

Noi generazione post B.R. figli della bomba
Voi generazione di P.R. figli della bamba


(da: Club Dogo - Cronache Di Resistenza [Hard To Do])


Azienda un cavolo 2

Ritorno sul tema di un precedente post.
L’altra mattina ho partecipato ad una riunione tra i rappresentanti di alcuni enti locali (uno di questi era appaltante per la fornitura di un certo servizio), i rappresentanti dell’ente appaltatore (che ha in concreto la gestione di questo servizio) e i rappresentanti dell’ente gestore dell’infrastruttura necessaria alla prestazione del servizio.
Sottolineo preliminarmente che trattasi di servizio pubblico che, come tale, riveste una certa importanza e deve essere prestato al di sopra di un livello minimo - predeterminato mediante atti normativi degli enti locali di cui sopra. Bisogna premettere anche che, prima delle privatizzazioni, questo servizio era erogato direttamente dallo Stato, per mezzo di un ente pubblico costituito per tale scopo. La gestione, pertanto, non rispondeva perfettamente ai canoni dell’efficienza, essendo inevitabilmente affetta dagli sprechi, dalla lentezza e dalla burocrazia, fenomeni tipici dell’apparato statale. Ricorderete certamente tutti gli slogan di chi, assumendo il modello aziendale quale archetipo della gestione efficiente tout court, ne auspicava l’introduzione nello Stato, proprio per migliorare la gestione della cosa pubblica. Sono così stati privatizzati molti enti pubblici. Ciò anche allo scopo, certamente non trascurabile, di alleggerire le spalle dello Stato dagli oneri economici necessari per la prestazione di certi servizi.Proprio in quel periodo nasceva l’odiosissima, oltre che stupida, espressione “azienda Italia”, quasi che uno Stato fosse comparabile alla fabbrichetta del Sig. Brambilla.

Attualmente il servizio di cui si parla è prestato da una S.p.A., sia pure controllata dallo Stato.
Sono state eliminate davvero le inefficienze, con l’avvento della gestione di tipo aziendale?
Alla riunione di ieri è emerso che il gestore dell’infrastruttura (privato) ha operato una riduzione – sia pure legittimamente, in quanto non è andato al di sotto dei servizi minimi – di alcune prestazioni che hanno una immediata ricaduta sulla collettività, senza concordare alcunché con gli enti locali interessati, eliminando di fatto certe tipologie di servizi per alcune persone. In compenso non ha preventivamente concertato con le amministrazioni competenti alcuna misura per compensare la mancanza di fornitura di quel servizio, che configura comunque un danno sostanziale e sensibile per la comunità.
Senza scendere appieno nei profili procedurali, giova analizzare le ragioni di tale eliminazione: “era antieconomico fornire quel servizio” (sic). Chi se ne frega, diciamo noi: devi fornirlo per legge, compenserai con gli altri settori che hai in attivo, anche in considerazione del fatto che le tariffe si avvicinano ormai al prezzo d mercato, visti i continui adeguamenti applicati nel tentativo di aumentare i profitti il più possibile.
Ma l’amministratore delegato aveva già pronta la soluzione: “se ci tenete alla fornitura di quel particolare servizio in una certa zona, possiamo cedere gli impianti antieconomici in comodato agli enti locali, che si faranno carico di tutti i costi, di gestione e di manutenzione delle strutture, in modo da permettere la prosecuzione della fornitura del servizio da parte dell’appaltatore”. Che gentile.
Vediamo sostanzialmente che significa: di fronte ad uno Stato inefficiente e inadeguato (ma che forniva un certo servizio a una tariffa inferiore al prezzo reale di mercato) si decide la privatizzazione degli enti gestori dei servizi pubblici, ignorando le cassandre che pongono l’accento sull’inadeguatezza del privato a fornire tali servizi, essendo il funzionamento di un’azienda basato esclusivamente sulle logiche di profitto, inconciliabile con l’effettuazione di un servizio di pubblica utilità.
Alla prova dei fatti, il privato, ragionando in un’ottica di profitto, ha teso a ridurre il servizio, per eliminare i costi legati all’effettuazione di prestazioni poco remunerative, per massimizzare le entrate; però trattasi di servizio essenziale per la comunità: e allora?
Allora, se tu, ente locale, vuoi un servizio dal privato, devi tenerlo indenne dai costi – cosa che un’azienda dovrebbe riuscire fare da sola, se è efficiente. In pratica un servizio gestito (male) dallo Stato con oneri gravosi è stato trasferito a società "private" che lo gestiscono (altrettanto male): in più, queste ora ricattano la comunità perché si faccia carico degli oneri dovuti all’effettuazione del servizio, pena la cessazione del servizio stesso.
Gli oneri per il servizio, sono passati dallo Stato alle S.p.A. e adesso rimbalzano sugli enti locali – in ultima analisi, scaricati di nuovo sulla collettività. Alle S.p.A., gli introiti.
Che efficienza! Complimenti vivissimi!

04 ottobre 2005

Volemose bbene

Stamattina sono ad una riunione con dei dirigenti di alcune società esercenti un servizio.
Bisogna fare dei chiarimenti sulle responsabilità per alcuni disservizi, da dividere tra i soggetti appaltatori.
In poche parole, ci sono quasi 500 report sul tavolo da esaminare, e questo per quel che riguarda un solo tipo di carenza nel servizio.
La situazione deve essere verificata con l'ausilio di un dirigente di un terzo ente che ha effettuato il monitoraggio del servizio reso dagli altri due (appaltatori) per conto dell'Ente che ha commissionato il servizio stesso, cioè l'appaltante.
Il nostro anfitrione di questa mattina, l'Ing. XXX, è uno dei capoccia dell'ente di monitoraggio.
Un tipo curioso, l'Ing. XXX: romano, elegante, abbronzato, sulla quarantina, tutti i capelli al proprio posto, parlantina fluente e simpatico.
Al vedere le pratiche sul tavolo in radica da venti miliardi, esclama: “Ommadonna, ma che, se le dovemo guardà ttutte? Ma nun è che se po' evità? No, voi state a scherzà...”.
Non mi spiego la sua ritrosia di fronte a ciò che dovrebbe essere frutto del suo lavoro.
Poi l'arcano si svela: non ha nemmeno idea di come siano state predisposte, sistematizzate e catalogate le schede di rilevazione. Non se ne è occupato lui, ma qualcun'altro.
- “Quello che è annato in pensione, l'Ing. YYY, che, poi, nun è cche se ne è annato proprio senza traumi, eh! Nun s'è chiuso proprio bene er rapporto collazzienda. L'artro che aveva lavorado collui è morto tre mesi fa, ggiuro! Nun è corpa mia! Nun ciò nnessuno che me sa ricostruire 'sto lavoro!”.
- “Ma il lavoro di base, chi lo ha fatto? Ci sarà pure qualcuno che ha fatto il lavoro...”.
- “Eh, 'mbè, 'o sapete come vanno 'ste cose, erano tutti cor contratto a termine, sicché nun so proprio come raccapezzamme!”.
- “Senti, XXX, siamo amici da un pezzo, però è un problema tuo, si tratta del lavoro della tua società.”
- “Ciò 'o so, ma sette devo dì lla veridà, nun ne ho guardata nemmeno una.”
- [alterato] “Ma non può essere che abbiamo organizzato questa riunione per niente!”
- [con voce suadente] “...Ascorta, semo tutti troppo tesi, 'o dicono pure gli arabbi che se discute mejo se sse magna quarcosa. Cheddici se ordinamo quarcosa dar bar quassotto?”
- ...
- “Nun dimme de no, un caffè serve a tirasse su, poi se discute mejo colla testa lucida.
[visto il rifiuto del committente cerca l'appoggio dei presenti]
"Armeno voi prendete quarcosa. Voi chevvolete?”
- “Caffè.” - “Caffè.” - “Caffè.”
- “Beh, nun è che cianno solo quello, ar bar. Ahahahah...” [strappa qualche risolino sparso]
- ...

Arrivano i caffè e si riprende a discutere.

- “No, dai, quello che mi state acchiede è un lavoro improbbo, improbbo, nun sta' a dimmelo, dai!”
- ...
- “Nun è che poi farlo controllà te da arcuni dei tuoi?”
- [irritato] “Guarda che è un problema tuo, perché il lavoro è tuo, è per questo che vi paghiamo.”
- “No, perché, veramente, ciollaggennda piena de 'mpegni e nun so come cavamme dai pasticci, oggi!”
- ...
- “Nun è che ppotemo scrive ner verbale che le abbiamo controllate e verifigate senza farlo davvero? Poi ar tuo capo je famo una relazzione che ddice che è tutto apposto.”

!!!

Insomma, uno spettacolo. Dalle nove e mezzo del mattino fino a mezzogiorno e mezzo va avanti così: ad un certo punto si tenta di fare un esame al momento dei singoli report, ma costui inizia a contestare tutto, anche la veridicità del loro contenuto (ricordo che è la sua azienda ad aver prodotto quel monitoraggio).
Un sacco di tempo lo passa a fare battute e a buttare tutto in vacca: alcune perle le ho dimenticate... avrei voluto segnarmele, ma non avevo la possibilità di farlo senza farmi beccare.
Ridere, ci ha fatto ridere di certo, in più di un'occasione.

Alla fine si rinuncia all'esame... niente da fare. Solo una microscopica parte del lavoro è stata svolta e si rinvia il resto ad un successivo incontro. Se ne vanno tutti scornati...

Ma io sono felice: non solo ho passato una mattina fuori dall'ufficio (un piacere senza prezzo) ma, soprattutto, ho visto all'opera un maestro del temporeggiamento, un artista dell'aggiramento, un campione della captatio benevolentiae... Per farla breve: un vero cialtrone di successo.

Parafrasando Pennac, una cosa è certa: costui ha capito qualcosa che noi non capiremo mai.