Ultimi ascolti...

mauro paternò?!

06 dicembre 2009

Secondo i telegiornali ieri al NO-B Day eravamo solo in 90.000


...almeno 500.000 per me (per gli organizzatori anche 1.000.000 di persone se è per questo). Una media sembra essere il giusto mezzo... in medio stat virtus, dicevano i latini.
Io posto le foto, guardatele e parlatene con chi c'era per farvi un'idea della grandissima affluenza.
Triste sentire al telegiornale le cifre non veritiere e le dichiarazioni di quasi tutti i politici che tendono a minimizzare e a sminuire quello che è accaduto qui a Roma ieri.

Deve passà 'à nuttata...

04 novembre 2009

Ci voleva l'Europa

C'era proprio bisogno di scomodare la Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo per affermare un principio sacrosanto, cioè che in uno stato laico e aconfessionale la scuola pubblica non può ostendere nelle aule simboli religiosi?
Purtroppo sì, visto che in Italia né il TAR Veneto, né il Consiglio di Stato, né la Corte Costituzionale (la Corte Costituzionale, cazzo!) avevano trovato il buon senso (o il coraggio, in uno stato dove l'influenza della Chiesa è diuturna) di affermare questo semplice principio.
La vera notizia è questa, che l'Italia nel 2009 non è ancora uno Stato laico - con buona pace dei principi stabiliti dalla Costituzione - e che i politici tutti, da destra a sinistra, non riescono a liberarsi dall'influenza del clero, per timore di perderne l'appoggio.
Dalle destre ci si poteva ragionevolmente aspettare il solito clamore, i toni accesi, l'ostentata indignazione... tutto ampiamente previsto dal solito, vetusto copione.

Ma Bersani, che delusione. Nemmeno ha iniziato a fare il segretario del PD e già si genuflette agli interessi del Vaticano, con attitudine cerchiobottista evidente. Da La Stampa di oggi: "
Penso che su questioni delicate come questa - ha osservato - qualche volta il buonsenso finisce per essere vittima del diritto. Un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno".

No, è il buon senso di Bersani in questo caso a cadere vittima di considerazioni utilitaristiche ad evidenti fini elettorali.
I giudici europei hanno affermato che il crocefisso ha molti significati, ma quello religioso è quello predominante. Quindi, la sua presenza nelle aule scolastiche evidentemente assume un significato religioso e ciò farà ritenere agli studenti di essere educati in un ambiente scolastico marcato dalla religione cattolica. E se non appartengono ad alcun credo religioso o ad altro credo diverso da quello cattolico, forse non si sentiranno rispettati dall'istituzione scolastica pubblica. Così difficile arrivarci, per i nostri politici e per i giudici italiani?

Ma in Italia, si sa, non si toccano mamme né madonne.

Il rispetto dei principi fondamentali della nostra Costituzione, oltre che del buon senso, comporta che "
lo Stato è tenuto a conformarsi alla neutralità confessionale nell’ambito dell’educazione pubblica perchè studenti di tutte le religioni o atei sono obbligati a seguire le lezioni e lo scopo della scuola è di accrescere la capacità degli alunni a pensare criticamente" (così i giudici).

O, se proprio vogliono lasciarlo nelle scuole, che ci sia una targa ben evidente sotto, a caratteri cubitali, che reciti qualcosa di simile a questo:

"
La presenza di questo crocefisso non vuole sottintendere alcuna influenza della Chiesa cattolica nello Stato italiano, che è e resta laico.
Ogni cittadino è libero di scegliere la propria confessione o di non professarne nessuna e non deve essere discriminato in base alla propria scelta.
Tale simbolo religioso è qui presente, quindi, non in senso religioso, ma per un mero omaggio alle non meglio identificate "radici cristiane" tanto care alla retorica clericarda delle forze politiche italiane.
"

23 agosto 2009

Friendship is an overestimated value

Lo so, niente di trascendentale per rompere mesi di silenzio. Evvabbè, che posso dire, mica sono un genio della scrittura con un blog seguitissimo. Ho una pagina piena di annotazioni più o meno personali, le leggo praticamente solo io. Quindi, posso mettere online anche scorregge e le scoperte dell'acqua calda. Anche questa, pertanto.

Di recente, dopo alcune delusioni da parte di vari amici – o meglio, persone che io ritenevo essere amici – piccole (e ripetute) o grandi (epocali, quasi) che fossero, ho analizzato un po' più approfonditamente la natura dei miei rapporti interpersonali e mi sono reso conto, con un certo sconcerto, che in realtà gli amici si contano sulle dita di una mano.
Oddio, lo so anche io che i veri amici sono pochissimi, se mai se ne hanno nella vita. Ma come chiamare altrimenti le persone di cui mi circondo, quelle che frequento abitualmente e che per me rappresentano qualcosa di più dei semplici conoscenti? Come chiamarli, se non amici? Io li ho sempre definiti così.
Tuttavia la parola giusta non è questa, bisogna cambiarla, perché quelli che normalmente consideriamo amici, in realtà sono solo compagni di viaggio. Ci si condivide un tratto di strada, finché si ha la ventura di doverla percorrere insieme, tutto qui. E, fino a quando il cammino comune dura, ci si cerca, ci si incontra, si condividono anche esperienze, momenti, pensieri, impressioni, riflessioni, divertimenti, angosce... Ma quando le circostanze che hanno portato le persone ad avvicinarsi – interessi comuni, vicinanza geografica, fidanzate – cambiano, ognuno parte per la propria strada e, più o meno repentinamente come si era diventati amici, non lo si è più. Si torna sconosciuti come prima, con un taglio netto, magari nemmeno con un discorso vis-a-vis, ma a mezzo sms, o email.
Questa regola sembra essere universalmente conosciuta e accettata da tutti, dato il comportamento di generale disinvoltura nella gestione dei rapporti interpersonali da parte della ggente.
Ma ciò non mi impedisce di restarci un po' male ogni volta che succede. Voglio dire, che ognuno vada per la sua strada, per carità. Ma io sono uno di quelli che ci crede, all'amicizia, che ogni volta ci mette l'impegno e tutto il resto, per gli “amici”. Quindi ogni volta che un compagno di viaggio parte per la sua strada io ci rimugino pure sopra, perdo un po' di tempo a cercare di capire quale grave errore posso avere compiuto per causare l'uscita di scena del compagno di viaggio di turno.
In realtà alla fine non c'è nessuno sgarro, nessuna cazzata madornale commessa: è che semplicemente a volte succede di cambiare vita, ragazza, lavoro, sport, circolo degli scacchi, città, supermarket dove si fa la spesa, o bar per il caffè delle 9.10. Capita. E allora, quelli che consideri amici si rivelano essere stati dei semplici compagni di viaggio.
Torno alla domanda fondamentale: visto che la parola “amici” deve essere usata solo ed esclusivamente per gli
amici veri, quelli che forse esistono solo nel nostro ideale, per intenderci – poiché, come diceva qualcuno, le parole sono importanti e, a furia di utilizzare quelle sbagliate, si finisce pure col credervi – come ribattezzare coloro che frequentiamo con assiduità, con cui passiamo la maggior parte del nostro tempo libero, che chiamiamo amici ma che sappiamo che, da un momento all'altro, possono sparire nel nulla oppure stupirci con qualche azione che denota la reale natura di non amicizia del reciproco rapporto? “Conoscenti qualificati” è una buona definizione, perché inquadra perfettamente la natura della stragrande maggioranza dei normali rapporti interpersonali e contemporaneamente impedisce di riporvi troppe aspettative, aiutandoci a mantenere la giusta distanza dai compagni di viaggio, in previsione dell'immancabile rivelazione/delusione.

Però c'è un problema: sfido chiunque ad utilizzarla normalmente.

Ti devo proprio presentare Antonio, mio conoscente qualificato da un anno e mezzo, è troppo simpatico.
Luca, questo è il mio conoscente qualificato Maurizio.
Sai che ho un conoscente qualificato che la pensa esattamente come te?

Sono tutte frasi che, per quanto veritiere ed affidabili, non suonano bene, magari i diretti interessati si potrebbero anche offendere (esiste, infatti, un comma 22 che impone ai compagni di viaggio di fingere di non essere tali nei rapporti interpersonali) quindi si finisce ineluttabilmente ad utilizzare
quell'altra parola, la parola che indica il sacro ideale irrealizzabile e, per forza di cose, ne consegue l'inevitabile confusione fra ideale e reale, il cui scotto da pagare è costituito dalla differenza fra illusione e disillusione, con tutte le conseguenze spiacevoli del caso.

Mi sa che non se ne esce.

14 luglio 2009

Sciopero dei blog

03 giugno 2009

Il Grillo sbraitante (a Padova)


C'era Grillo lunedì sera a Padova, venuto a sostenere i candidati della sua lista civica.
Populista, istrione, grezzo, approssimativo, tutto quello che volete. Però credo che Grillo qualcuno lo abbia convinto a votare i propri candidati, quelle "sintesi della sfiga" (ipse dixit) che si sono presentate sul palco. Nonostante la pretesa di essere l'unico ad avere candidati "buoni" in quanto non tesserati con alcun partito, quasi come se nei partiti tutti i tesserati fossero cialtroni.
Un "ragionamento" effetto della profonda e radicata crisi morale, istituzionale e del Paese, un'evidente esasperazione, figlia del bassissimo livello del dibattito politico nei partiti istituzionali al tempo attuale. E dell'anelito al cambiamento che un po' tutti proviamo.
A qualcuno deve dare fastidio e fare forse anche un po' paura questo comico che non si capisce quanto si incazzi e quanto faccia finta (anche se l'impressione è quella di una prevalente sincerità) se la visuale del palco di Grillo è stata impedita a 1/4 dei presenti in Piazza dei Signori per la presenza di un palco parzialmente smontato lasciato proprio in mezzo alla piazza. Palco che, il giorno seguente, non c'era più. Il Comune poteva toglierlo di mezzo prima del comizio di Grillo, no? A meno che non si volessero mettere i bastoni fra le ruote al comico ligure, come egli stesso non ha mancato di sottolineare.
Mi dicono che il Gazzettino del giorno dopo nemmeno abbia fatto parola del comizio di lunedì.

Se a pensare male ci si azzecca...

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Paese che vai

Il marito si fece pagare i film hard, il ministro degli Interni si dimette
Il ministro degli Interni, Jacqui Smith, è pronto a lasciare

Londra, terremoto nel governo
Gordon Brown verso il rimpasto
ma il Labour rischia di affondare

Aerei di Stato: la Procura apre un fascicolo per i privati sui jet militari
La vicenda del fotoreporter sardo indagato per le immagini rubate nella villa del premier fa emergere che con aerei di stato viaggiavano amici del premier, tra i quali il cantante Apicella, che ha confermato. Aperta un'inchiesta come quella che investì, nel 2007, Rutelli e Mastella (poi archiviata). Da Pd e Idv interrogazioni al Presidente del Consiglio. Sequestrato un Pc al fotografo Antonelo Zappadu.

Caso veline archiviato. Il premier: io non mollo
(da Il Tempo di oggi)


Ecco fatto.

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15 gennaio 2009

Gomorra l'immutabile

Da quando è uscito il film Gomorra, e ne è passato di tempo ormai, un dubbio mi ha assalito per non abbandonarmi più.
Perché TUTTI i servizi televisivi, sulla stampa e su internet, quando parlano di questo film, immancabilmente allegano le immagini tratte da quest'unica scena?


Qualcuno dei giornalisti ha guardato qualche altra scena del film, oppure in Gomorra per due ore non si vede niente altro che due scugnizzi in mutande che sparano con dei fucili mitragliatori?

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