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mauro paternò?!

31 marzo 2006

Bispensiero pt. 3 - Anestesia della realtà

Il reggitore delle italiche sorti si sta superando, complice l'approssimarsi delle elezioni. Ha rilasciato tra ieri e oggi un fiume di affermazioni totalmente avulse dal reale, segno che non rinuncia a negare l'evidenza... il maestro del bispensiero arriva all'apogeo della propria bravura in questa difficile arte. La parola all'interessato, riportata dai giornali online di oggi.

"Io mi preparo a governare per altri cinque anni". Lo dice il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo a "Omnibus" su La7.
Il premier ha ricordato gli ultimi sondaggi [naturalmente suoi, ndr] secondo cui "c'e' una sostanziale parità che dovrebbe vedere il centrodestra prevalere in caso votino più dell'80% degli elettori"

Come no.

Poi il premier ha assicurato che l'economia italiana "è in buona salute".
Certamente. Andiamo avanti.

E poi i temi della giustizia, innanzitutto il caso Storace: "Non conosco i fatti – ha detto - ma sicuramente i tempi delle indagini sono strani, la magistratura poteva fare ciò che sta facendo ora già ad ottobre...".
Se non conosce i fatti, che ne sa lui di quello che poteva fare o non fare la magistratura ad ottobre?

Il premier ha poi definito Cesare Previti una "vittima" della giustizia: "Contro di lui un processo dietro l'altro".
In effetti, avrebbe dovuto avere almeno un coimputato, un tizio che spesso straparla sugli organi di stampa.

E sulle prescrizioni intervenute sui suoi processi, Berlusconi ha detto: "Le prescrizioni intervengono dopo 10 anni. Vuol dire che i pm non hanno convinto i giudici che questi reati li ho effettivamente commessi".
Qui si dimentica che ha fatto di tutto, cavillando sul nulla a livello procedurale e poi riducendo i termini di prescrizione, per usufruire dell'analogia in bonam partem e risolvere le proprie pendenze con la giustizia. L'ultima proposizione del secondo periodo fa pensare, però.

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30 marzo 2006

The brave jumper


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Ricevo dal Breso e prontamente posto qui, per vantarmi un po'...
Sono rimasto sconvolto dall'altezza, quando lo faccio non mi accorgo minimamente di saltare così tanto rispetto all'ostacolo.

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I will survive

Fine settimana tosto e molto pattinifero.
Procediamo con ordine.
Venerdì sera ho partecipato alla prima lezione di un corso di pattinaggio organizzato a Scaltenigo dalla InLine Mirano… la lezione era ovviamente gratuita, altrimenti non ci sarei andato – sono un po’ a corto di soldi ultimamente. La pista di pattinaggio era proprio carina, peccato per la musica che hanno messo come sottofondo al pattinaggio libero: una compilation allucinante di musica latinoamericana – io la detesto con ogni cellula del mio corpo – sparata a tutto volume. Da brivido.
Sabato il mitico mago mi ha fatto il piacere di una visita. Nel primo pomeriggio abbiamo seguito insieme la lezione di pattinaggio di Hèlène, che è servita come ripasso prima della prova di domenica. Il nostro Harry Potter milanese sembrava un po’ impacciato sulle otto ruote, ma era soltanto ostacolato dalla ruggine (non pattinava da una vita) e dai pattini che si era portato (aveva dei Roces buoni per fare street, non certo da fitness… della serie che il passo incrociato era una chimera).
Domenica abbiamo preso parte alla mitica passeggiata organizzata da PattiniNews, da Ro Ferrarese a Pontelagoscuro e ritorno, per una trentina di chilometri totali. Avevo molte riserve su questa “passeggiatina”, soprattutto perché non ero mai andato sui pattini su un percorso così lungo. La giornata è stata caratterizzata da un clima mite e attraverso la foschia anche il sole ha deciso di fare capolino, senza picchiare, però. Per inciso, credo che questo sia il periodo migliore dell’anno per fare percorsi lunghi coi pattini, perché non fa più freddo e non si schiatta ancora per il caldo.
Unico problema: l’asfalto davvero pessimo – più che granuloso si trattava di qualcosa di simile a ghiaia bitumata – ha causato un effetto tipo vibromassaggiatore Monika Sport sugli arti inferiori e sulla spina dorsale. La fregatura è che questo asfalto ha funestato i ¾ del percorso… arrrgghhh! Doloresemprevivo.
L’arrivo a metà percorso è stato quasi fuori tempo massimo, dato che, una volta arrivati, c’è stato appena il tempo di scattare una foto ricordo, poi il gruppone è ripartito per il viaggio di ritorno. Nella seconda parte la scampagnata è assomigliata molto alla Passione: dopo l’iniziale tratto di asfalto più liscio, c’erano da fare i tre quarti di percorso di asfalto “ghiaioso”… la defezione di mia morosa mi ha costretto a farle da traino in buona parte del percorso di ritorno. Ci fosse stata la flagellazione e qualche caduta e saremmo stati in tema con la settimana santa.
Comunque abbiamo tenuto botta e all’una e mezza, una volta tornati al punto di partenza, ci siamo seduti a tavola per strafogarci di cibo in allegria.
Le foto della giornata sono QUA. Il buon Capobranco ha anche provveduto a mappare la pattinata su Frappr: cliccare per vedere.
Bilancio della giornata: una discreta faticata, ma ne è valsa la pena. Non pensavamo di farcela, dato che era la prima volta che facevamo una cosa del genere, invece siamo sopravvissuti... giornata positiva, quindi.
Una bella anticipazione della stagione primaverile… domenica speriamo di replicare a Bassano del Grappa per la pattinata in onore dei 10 anni di TopInLineSkating.


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28 marzo 2006

Insane in the brain

Decisamente mi sono messo a pattinare con una certa costanza, ma ultimamente credo di stare esagerando un po’. La settimana passata, infatti, tra lunedì e domenica, ho pattinato cinque volte.
Questa settimana, premesso che ieri mi sono goduto il meritato riposo dopo la "passeggiata" domenicale, ho un programma niente male.
Stasera c’è una lezione di pattinaggio presso il pattinodromo di Scaltenigo, domani sera la solita lezione a Legnaro, poi giovedì ho una mezza idea di tornare a Legnaro per il corso avanzato -
più in qualità di “disturbatore” che di frequentante - venerdì sera c’è l’ultima lezione gratuita a Scaltenigo… sabato sono esentato dal corso ABC perché parteciperò ad un pranzo di compleanno sui colli. Domenica a piacere… sono molto attratto da una passeggiata a Bassano di una ventina di km; ci sarebbero, comunque, quattro giornate di fila a pattinare.
Siamo al limite del patologico e mi chiedo quando il mio fisico mi dirà basta.

Ma finché non lo fa, io continuo (mi diverto troppo).


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22 marzo 2006

Working class hero

Diario di una piccola odissea.
Stamattina mi sveglio a pezzi alle 6.00, avrei solo voglia di dormire un po’ di più, ma, si sa, il dovere ci chiama, quindi stoicamente faccio colazione, mi lavo, mi vesto, esco di casa alle 7.05 per il solito tran tran: bus – oggi niente bici perché piove, nonostante le previsioni del tempo non lo avessero preannunciato, che bello! – stazione, treno, poi passeggiatina a piedi fino all’ufficio.
Arrivo in stazione a pelo per prendere il treno ma mi attende una brutta sorpresa: tutti i treni portano ritardi pazzeschi, dovuti ad un guasto sulla linea, in una posizione imprecisata fra dove mi trovo e dove mi dovrei trovare tra 45 minuti. Nel marasma delle segnalazioni di treni che cambiano binario e orario ogni minuto, riesco a salire su un regionale, dato per puntuale… parte venti minuti dopo rispetto al treno che prenderei di solito, ma fa nulla, in condizioni critiche va bene tutto.
Dopo due minuti che sono seduto in treno, il capotreno informa i viaggiatori che il treno partirà con un ritardo di 40 minuti. C____, dico, arriverò in ufficio fuori tempo massimo. Che fare?
All’improvviso, la risoluzione. Esco deciso dalla stazione, bestemmiando in aramaico, pendo il primo bus e dopo 10 minuti sono alla stazione dei pullman regionali. Il primo utile è alle 7.55 – due ore dopo il mio risveglio di questa mattina.
Lo prendo, è puntuale (almeno lui!) e affronto un pallosissimo viaggio in autostrada. All’uscita da quest’ultima, la solita coda allo svincolo – siamo giunti nello snodo autostradale più congestionato d’Italia e, alla faccia delle grandi opere “realizzate” dal Governo Più Lungo Della Storia Della Repubblica, un tabellone elettronico mi ricorda che mancano 771 giorni alla realizzazione del passante. Quindi ci tocca la coda. Ed è dannatamente lunga.
Giungo alla meta e, oltre alla pioggia, che non accenna a smettere, anzi, è aumentata di intensità, il terminal dei pullman è più lontano dal mio ufficio rispetto alla stazione ferroviaria. Gambe in spalla, valigia in una mano, ombrello nell’altra… corsa folle per non arrivare in ultraritardo. Il cellulare squilla, ma non ho tempo per rispondere, schivo gli umanoidi che si trascinano nei vicoli – ma perché quando hai fretta tutti sembrano muoversi come zombies? – in una corsa sempre più frenetica, entro finalmente in ufficio. Ci ho messo quasi due ore ad arrivare (generalmente sono 50 minuti) e sono stanco, sudato, incazzato: ma sono le 9.00.

Missione compiuta.

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17 marzo 2006

The brave beginner goes on...


Ieri sera ho partecipato all’altro corso tenuto dal mio istruttore di pattinaggio… mi ha intrappolato con l’inganno. Non mi sarei mai sognato di pattinare ieri sera, perché la sera prima mi ero distrutto le gambe con i salti – al lavoro durante il giorno ho deliziato i miei colleghi con una varietà di smorfie pietose di sofferenza ogni volta che mi sono alzato in piedi. Alla fine di quell’allenamento l’istruttore mi aveva chiesto di tornare la sera dopo - ieri - per aiutarlo a montare alcuni impianti. Visto che si sta instaurando tra noi un rapporto di amicizia, gli ho detto di sì, mi fa sempre piacere vederlo.
Ieri stavo uscendo di casa senza pattini, quando mi è venuto un dubbio: e dopo che cosa faccio? Se loro pattinano io mica posso stare a bordo pista, no? Magari mi faccio un giretto attorno alla pista mentre loro si allenano. Lo chiamo e gli chiedo “devo portare pure i pattini?”, e lui: “certo, altrimenti che c____ ti vuoi portare?”. Tombola. Mi ha incastrato, l'invito era solo una scusa per farmi fare un allenamento in più.
Insomma, alla fine mi è toccato un allenamento di aerobica sui pattini (sarò riuscito a fare correttamente il 50% degli esercizi, era troppo difficile coordinarsi coi pattini che se ne vanno per i fatti propri). Goffo e sgraziato, una specie di Jerry Lewis quando cercava di ballare nei suoi film.
Poi, siamo stati costretti a fare un percorso che prevedeva uno slalom e, a breve distanza, un ostacolo costituito da un “muretto” composto da dei bicchieri da slalom. Superato il primo batticuore – non avevo mai saltato niente prima – l’ostacolo è stato saltato… successivamente, sono stati aggiunti dei piani ulteriori, sovrapponendo altri bicchieri alla base (ovviamente sfasati, altrimenti sarebbero entrati uno dentro l’altro).
Due piani, il salto riesce. Tre piani, idem, con qualche defezione dei corsisti. Quattro, ce la facciamo, anche se qualcuno dei saltatori non salta a piedi pari, ma bara allargando le gambe. Io tengo botta.
Insomma, alla fine sono riuscito a saltare fino a cinque piani di bicchieri sovrapposti a piedi pari, senza barare! E la prova è terminata là per quasi tutti gli allievi - solo uno ha provato a farne direttamente sette (!) ma al momento del salto ha allargato le gambe.
È stato simile al giorno in cui ho imparato il passo incrociato: come quando ho imparato ad andare in bicicletta senza mani, un’emozione fantastica.

Che figata, i rollerblade.

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16 marzo 2006

Ladies and gentlemen... 180°!

Grande evento ieri sera!
Il sottoscritto, coadiuvato dal fantastico maestro di pattinaggio su ruote in linea Davide Bresolin - se non sapete chi è, leggete QUI la prima delle descrizioni, più o meno a metà pagina - è riuscito ad effettuare un salto in movimento di 180° a piedi pari, partendo in marcia avanti e atterrando a marcia indietro e, cosa incredibile, senza spatasciarsi a terra come uno scarsone!
L'esercizio è stato ripetuto una ventina di volte, sia in senso orario sia in senso antiorario.
Ayeah!

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Welcome PattiniNews!

Una piccola novità nei links qui a destra... da oggi c'è il nuovo link al sito di PattiniNews, associazione di pattinatori amatoriali avente sede a Padova, impegnata a diffondere l'uso dei pattini in linea e ad organizzare numerose iniziative, anche in collaborazione con gruppi di altre città italiane. Le iniziative del P.P.U.G. (Piste Pattinabili User Group) sono raccolte nel Calendario P.P.U.G. 2006, che è disponibile QUI.
PattiniNews è un gruppo di persone simpatiche e molto disponibili, pronte a smazzarsi viaggi per tutta l'Italia nel fine settimana per incontrarsi con altri pattinatori amatoriali e partecipare a maratone, gare, o anche semplici passeggiate senza impegno, in allegria.
Organizzano anche un "corso", molto informale, per la verità, per insegnare i fondamentali del pattinaggio a tutti i curiosi, che inizia sabato prossimo alle 14.00 presso il Pattinodromo "Ivo Lazzaretto" di Padova. Ulteriori informazioni sul corso si trovano QUI.

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14 marzo 2006

Sul ponte sventola bandiera bianca...

Quando di recente sono stato preso dall’entusiasmo per linux, mi ricordo che ho chiesto ad un amico molto smanettone che ne pensasse della mia recente passione, anche perché mi ricordavo che egli stesso aveva fatto uso, in passato, di una qualche distribuzione linux e aveva, come me, un sistema col dual boot.
Stranamente, l’amico ha avuto una reazione di sconsolata sfiducia. Mi ha detto, con un fondo di tristezza negli occhi, “ci sono già passato, non ne voglio più sapere”. La cosa mi ha sconvolto, perché si tratta di persona che per lavoro programma sui pc, quindi non certo un utente medio dei computer. Perché questa sfiducia? In genere gli utenti più smaliziati della media sono entusiasti di linux e delle sue possibilità. Eppure adesso lui è un soddisfatto utilizzatore di Windows XP e non ne vuole più sapere di linux.
Reduce dalla recente sperimentazione della Mandriva, mi sono quindi lanciato da solo nella prova dapprima di Fedora Core, che però ho trovato troppo ostica per un utente come me, quindi mi sono lanciato su Ubuntu, che secondo Distrowatch all’epoca era la più amata dal popolo della rete.
Installazione veloce, rapida, ok… niente di strano. Poi i primi problemini.
La stampante non va. Poco male, stamperò su Winzozz (però ho una rottura di scatole in più).
La mia scheda video non è presente nel database degli hardware supportati, quindi non funzionerà al meglio. Va bene, non c’è problema, mi accontenterò.
Non riesco a vedere le mie partizioni di Winzozz come invece mi riusciva di fare al primo istante con Mandriva: niente panico, c’è un tutorial sul sito delle F.A.Q. della comunità italiana di Ubuntu… riesco a vedere le mie 4 partizioni Windows con una mezzoretta abbondante di lavoro, fra comandi sudo a raffica, password di amministrazione, copie di backup di fstab e altri files dai nomi impronunciabili, problemi con permessi di lettura/scrittura e altre amenità. Non facile per l’utente medio e del tutto privo di nozioni sulla riga di comando come me.
Non c’è un player di default per i files audio che abbia le funzioni di iTunes, cui sono addicted: niente paura, c’è Amarok, che riesco a trovare fra i programmi disponibili dopo un po’ di smanettamento con l’utilità per la gestione dei pacchetti. Lo installo e riesce a funzionare.
Devo installare Skype: dal sito scarico il solito file di installazione, lo decomprimo e trovo le istruzioni, ma evidentemente il tutorial dà per scontato qualcosa che non dovrebbe esserlo per un utente come me… le seguo ma continuo ad avere strani messaggi con rompimento di scatole crescente. Dopo numerosi e snervanti tentativi mi ritrovo con skype installato nella home… creo un link sulla barra delle applicazioni e un altro sul desktop e lo faccio partire: non c’è nessuno dei miei contatti! Il mio profilo già esistente va bene, ma mi devo cercare a manina i contatti che avevo prima e devo chiedere a ciascuno di essi di essere reinserito tra i loro amici prima di poterci parlare! Iniziano a girarmi di brutto. Anche perché, avendo il dual boot, potrà ben succedere che la notifica dell’accettazione mi arrivi sotto winzozz, costringendomi a richiedere il permesso un’altra volta. Cacchio, che palle.
Faccio partire il browser: bisogna installare il supporto per Java, indispensabile per visualizzare alcune pagine internet. C’è un tutorial su un altro sito dedicato a linux che spiega la cosa passo dopo passo, non dovrebbe essere difficile. Ma i messaggi d’errore si susseguono… capisco dopo un pezzo che chi ha scritto la stringa di comando ha dimenticato di mettere delle virgolette, che invece erano state inserite nelle precedenti stringhe che non mi avevano dato nessun problema. Il comando con le virgole al punto giusto è accettato dal sistema, ma c’è qualche problema di dipendenza, manca un programma che non è installato nel mio SO… lo cerco nell’utilità di gestione programmi ma non c’è, allora lo cerco su internet, trovo un file che sembra quello giusto ma non so come installarlo – peraltro, non si capisce nemmeno se è la versione giusta per il mio sistema operativo. Riesco in qualche modo a terminare la procedura. Alla fine mi collego alla pagina di test: il supporto Java non funziona. Oltre un’ora di lavoro per niente.
Sono stanco, spossato e non ho nemmeno un SO completamente funzionante – non posso nemmeno usare la mia stampante!
La cosa succedeva più di un mese fa, più o meno.

Da allora ho dovuto formattare la mia partizione Winzozz e il bootloader, Grub, che mi permetteva l'accesso a linux, è stato rimosso. Avrei dovuto reinstallarlo per vedere le mie partizioni linux. Non l’ho ancora fatto in due settimane... e non ne sento la minima mancanza. Evidentemente ne ho avuto abbastanza.

Adesso capisco l’ombra di tristezza nello sguardo del mio amico smanettone quando gli ho nominato linux.

Sarà che Winzozz fa schifo, ha una brutta interfaccia e un sacco di bugs, è pesante, gestisce lo spazio su disco a cacchio... però le applicazioni ci metti poco ad installarle e funzionano tutte, così come le periferiche, il tutto in un batter d'occhio. A volte bisogna riavviare? Pazienza, è l'unico sacrificio, e almeno lui non mi chiede di diventare un programmatore per avere un pc funzionante...
Getto la spugna.

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13 marzo 2006

Otto Mesi In Residence - pt. 2

Ieri sera ho visto l'Artista a Padova, presso il Circolo Arci Carichi Sospesi: una performance molto sentita, per un allestimento come sempre essenziale nelle scene, ma arricchito dalla presenza del chitarrista genovese Matteo Nahum, che ha sottolineato col suo accompagnamento musicale la narrazione di Alessandro Langiu. Un accompagnamento che però non si è risolto in un mero tappeto musicale, ma ha creato un suggestivo contrappunto alla recitazione, intensa e "potente" come mai, del nostro.
Uno spettacolo da vedere, insomma.

Tra l'altro, è dell'otto marzo scorso la notizia della conferma in Cassazione della sentenza della Corte d'Appello di Lecce che condannava
i vertici dell'I.L.V.A. per i fatti di mobbing di cui narra la pièce.
La riporto di seguito:

Confermata la sentenza d'appello che aveva condannato 11 persone dello stabilimento siderurgico di Taranto per aver confinato 60 lavoratori nella ex palazzina Laf.

TARANTO - La sesta sezione penale della Cassazione ha confermato la sentenza della Corte di appello di Taranto che aveva condannato undici persone, fra titolari, dirigenti e quadri dello stabilimento Ilva, per la vicenda di mobbing riguardante 60 lavoratori che nel 1998 vennero confinati nella ex palazzina Laf del siderurgico.
Gli imputati rispondono di tentata violenza privata e, tre di loro, fra cui il presidente del consiglio di amministrazione dell’Ilva, Emilio Riva, e il direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, anche di frode processuale. Fra due mesi per i reati sarebbe intervenuta la prescrizione.
L’unica riduzione di pena - da un anno e dieci mesi ad un anno e sei mesi di reclusione - è stata concessa ad Emilio Riva; confermata invece la condanna a un anno e otto mesi per Capogrosso. In primo grado, il 7 dicembre 2001, i giudici avevano condannato entrambi a due anni e tre mesi di reclusione ciascuno. Per gli altri imputati le pene variano tra i quattro mesi e un anno e tre mesi di reclusione (pena sospesa).
La Cassazione ha inoltre confermato la condanna degli imputati al risarcimento dei danni in separata sede in favore della Uil e di nove lavoratori all’epoca "mobbizzati" (assistiti dagli avvocati Carlo Petrone, Adelaide Uva, Franco De Feis, Luca Balistreri e Stefano Sperti), che si erano costituiti parte civile.
Secondo la ricostruzione dell’accusa (l’inchiesta fu condotta dal procuratore aggiunto Francesco Sebastio e dal sostituto procuratore Alessio Coccioli), la dirigenza dell’Ilva collocò nella ex palazzina Laf, senza alcune mansione, i lavoratori maggiormente sindacalizzati; una situazione che provocò ad alcuni di loro anche conseguenze sul piano psichico. Scattata l’inchiesta della Procura dopo la denuncia degli stessi lavoratori, dodici persone finirono sotto processo per tentata violenza privata e frode processuale. Ipotesi di reato, quest’ultima, legata ad una ispezione della magistratura nella palazzina Laf prima della quale l’Ilva mutò lo stato dei luoghi per far sembrare il reparto più vivibile.

Se vi interessa, potete leggere qui:

a) Sentenza di 1° grado: Trib. pen. Taranto 7.3.2002.

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