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mauro paternò?!

07 aprile 2006

Il canto del topolino

Anche La Stampa - che non può essere certamente considerato giornale di comunisti, ma siamo certi che sarà subito inserito nella lista nera del Cav. Banana - non prende più sul serio le affermazioni del telemagnate iperchiacchierone, sbraitante contro tutti e tutti nell'ultima ora dell'operetta (non priva di spunti tragici) che è stata la sua esperienza di governo. Spunti tragici, perché ha comportato la nostra esperienza del suo governo.
L'articolo che segnalo, a firma di Ugo Magri - chiaramente anche lui un comunista - è reperibile QUI.
Segnalo comunque che anche i giornalisti in genere - anche loro bollitori di bambini a scopo fertilizzante, sia chiaro, nessuno escluso, nemmeno i servitori che lavorano per lui - non accolgono seriamente i suoi proclami, anzi, la sparata di ieri è stata proprio frutto di un evento particolare. Lo stravagante premier si è accorto, mentre lanciava le ennesime accuse ai giudici - rei del peggior delitto concepibile da mente umana, volere punire i reati anche quando commessi da persone che sono assurti ad alte cariche dello Stato - che la platea di giornalisti della conferenza stampa non era proprio serissima...
Ma ecco com'è andata:

[...] Berlusconi s’è presentato ai giornalisti carico come una molla. Era chiara fin dall’inizio la sua intenzione di creare il caso. Però forse non sarebbe arrivato agli epiteti contro i magistrati se qualche sorriso colto tra i cronisti delle prime file non gli avesse dato il là. «Inutile che ridiate, signori della sinistra», è letteralmente esploso, «è assurdo che mentre io lavoro giorno e notte ci siano funzionari pubblici che tramano contro di me. E’ un’infamità assoluta che si usino questi mezzi per spingere i cittadini verso un determinato voto. Riflettano i cittadini sul futuro che si preparerebbe se la sinistra, in combine con questi indegni magistrati, prendesse la maggioranza in Parlamento». A quel punto, s’è alzato e se n’è andato. [...]

L'ennesimo colpo di teatro, l'ennesima esasperazione dei toni in questo canto del cigno interminabile, nel perenne tentativo di nascondere agli elettori, con gli strepiti quotidiani, che, dopo tante promesse, la montagna ha partorito in cinque anni solo il proverbiale topolino. Che è stato l'unico a guadagnarci.
E adesso teme di essere rimandato a casa.
Manca poco al silenzio preelettorale, tuttavia sono certo che lo violerà, si inventerà qualcosa, qualche bomba finta, un falso attentato alla propria persona, di sicuro inscenerà qualcosa per violare le regole.
Che, si sa, gli stanno strette.
Teniamo duro, manca poco alla sua cacciata, anche se temo che dopo la sua sconfitta, i toni non miglioreranno di certo e continuerà il lavaggio del cervello mediatico.
Speriamo che gli Italiani si siano vaccinati dopo cinque anni.

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