Ultimi ascolti...

mauro paternò?!

28 dicembre 2005

Ritorno alla realtà

Bank holiday comes six times a year
Days of enjoyment to which everyone cheers!
Bank holiday comes with a six pack of beer
Then it’s back to work - a! g! a-i-n!

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13 dicembre 2005

Preferenze di un algoritmo

I computer pensanti non sono poi così lontani, me ne sono reso conto sulla mia pelle. Sono, infatti, il fortunato possessore di un lettore mp3 della Samsung YP-U1Z da 1 Gb che funziona benissimo … un gioiellino con una grande autonomia ed estrema versatilità, ormai un compagno inseparabile nei quotidiani spostamenti per lavoro.Mentre nei primi tempi lo utilizzavo per ascoltare interi album ex novo, recentemente ne ho scoperto la modalità shuffle: gli ho caricato una compilation di 150 brani di autori diversi che mi piacciono particolarmente e gli ho lasciato piena libertà di scegliere i brani da riprodurre.

I risultati?

In due settimane la riproduzione è stata ben poco casuale, anzi, il lettore mp3 ha dimostrato di prefererire certi artisti a scapito di altri.Chi ha detto che i microchips sono privi di anima ovviamente ha ragione, ma non si può negare che, a volte, siano dotati di un proprio gusto musicale (per quanto, in certi casi, opinabile). Ad esempio, se l’hip hop italiano la fa da padrone, Stokka e Madbuddy sono di gran lunga preferiti a Joe Cassano (Dio Lodato Per Sta Chance), praticamente snobbato dal mio lettore mp3, che si è degnato di farmelo ascoltare una sola volta. Anche gli Onda Rossa Posse non sono apprezzati (solo un ascolto per Batti Il Tuo Tempo, una pietra miliare).
Il Samsung ha dimostrato di apprezzare molto i 99 Posse, ma solo Sfumature, Me Siente e Comuntwist (questa gettonatissima, un ascolto quasi assicurato per ogni sessione), ma detesta Focolaio e L’Anguilla (zero ascolti) e Esplosione Imminente (un ascolto).
Il lettore gradisce molto Karmacoma dei Massive Attack, mentre Protection e Better Things in due settimane se le è filate solo una volta. Inizio a sospettare che abbia una propria personalità, che probabilmente non apprezza la musica troppo soft… Infatti è innamorato dei Prodigy: Breathe e Smack My Bitch Up almeno una volta ogni mezz’ora, alle volte di seguito l’una all’altra; i Chemical Brothers la fanno da padrone (con Block Rockin’ Beats) e anche Bulls On Parade dei Rage Against The Machine va alla grande, così come i Beastie Boys (in particolare il remix di Body Movin’ fatto da Fatboy Slim è messo con una certa frequenza).
Ma non si pensi che gli piaccia solo la musica “dura”: Rock’n’Roll Is Dead di Lenny Kravitz è stata addirittura onorata di due riproduzioni di fila, così come Meganoidi dell’omonimo gruppo.
Insomma, quando vuole, il lettore mp3 dimostra di avere anche un’anima da cazzaro. Ultimamente, anzi, un po’ troppo: indulge sempre più spesso al rock finto demoniaco di Marilyn Manson (The Beautiful People) e ai sospiri ammiccanti della ciccetta dei Cardigans, snobbando persino i Public Enemy (Fight The Power: un solo ascolto) e Roni Size! Evidentemente anche il Samsung ritiene che la jungle sia finita da un pezzo e non ne ha alcuna nostalgia. Io almeno Brown Paper Bag (Full Vocal Mix) la ascolterei, ma lui non ne vuole proprio sapere nulla.

Il pezzo più ascoltato? Se la giocano Bulls On Parade e un ritorno graditissimo dal passato: Del Tha Funkee Homosapien, con Mista Dobalina.

E come dargli torto?


28 novembre 2005

Prove tecniche di bispensiero 2

Un altro saggio di bispensiero dell'egemone: "non abbiamo mai usato le tv, pubbliche e private, per attaccare gli avversari".
Per quelli forti di stomaco, il resto si trova qui.

24 novembre 2005

Prove tecniche di bispensiero

Sottotitolo: "il 2005 come 1984".

George Orwell era indubitabilmente un genio. So di non fare una grande scoperta nel dire questo, ma non ho potuto esimermi dal ribadirlo, soprattutto rendendomi conto di quali capacità di preveggenza egli abbia dimostrato in quella, tra le sue opere, che per me è la più importante, vale a dire “1984”.
Il fatto che Orwell fosse dotato di felicissima ispirazione è comprovato anche dal concreto verificarsi nella realtà di quanto egli ha previsto.

Un piccolo esempio.

Il bispensiero: l’arte di mentire sapendo inizialmente di mentire, ma poi di riuscire a dimenticare la verità, e quindi di dimenticare il fatto stesso di averla dimenticata, autoconvincendosi, in definitiva, che la menzogna sia sempre stata l’unica e sola verità.
Se ne parla nel libro in questi termini:

Sapere e non sapere. Essere cosciente della suprema verità nel mentre che si dicono bene architettate menzogne, condividere contemporaneamente due opinioni che si annullano a vicenda, sapere che esse sono contraddittorie e credere in entrambe. Usare la logica contro la logica, ripudiare la morale nel mentre che la si adotta, credere che la democrazia è impossibile e che il Partito è il custode della democrazia. Dimenticare tutto quel che era necessario dimenticare, e quindi richiamarlo alla memoria nel momento in cui sarebbe stato necessario e quindi, con prontezza, diimenticarlo da capo: e soprattutto applicare lo stesso processo al processo stesso. Questa era l’ultima raffinatezza: assumere coscientemente l’incoscienza, e quindi, da capo, divenire inconscio dell’azione ipnotica or ora compiuta. Anche per capire il significato della parola “bispensiero” bisognava mettere, appunto, in opera il medesimo.
(da 1984 di George Orwell, ed Mondadori, collana Classici Moderni Oscar, 1999)

Molti, leggendo queste righe, avranno pensato che è una bella invenzione, un procedimento certamente intrigante ed inquietante, ma buono solo per un’opera di fantasia, nella realtà del tutto inverosimile ed oggettivamente non replicabile.
La prima volta che lessi questo libro la pensai anche io allo stesso modo.
Ma negli ultimi tempi gli eventi mi hanno costretto ad ammettere che non c’è nulla di più sbagliato: il bispensiero esiste, c’è chi lo applica normalmente.

L’eco nitida delle parole sul bispensiero mi è tornata alla mente qualche settimana fa, mentre un brivido di terrore correva lungo la mia schiena, leggendo
queste dichiarazioni sue, ovviamente sempre e solo sue.

Ne trascrivo testualmente gli estratti più significativi:

"Io non sono mai stato convinto che la guerra fosse il sistema migliore per arrivare a rendere democratico un paese e a farlo uscire da una dittatura anche sanguinosa", ha detto Berlusconi. [...]"Io - ha detto ancora il premier, a pochi giorni dall'inchiesta di Repubblica sulle responsabilità del governo italiano nella costruzione di prove false sulle armi irachene - ho tentato a più riprese di convincere il presidente americano a non fare la guerra (...). Ho tentato di trovare altre vie e altre soluzioni, anche attraverso un'attività congiunta con il leader africano Gheddafi. Non ci siamo riusciti e c'è stata l'operazione militare (...). Io ritenevo che si sarebbe dovuta evitare un'azione militare".

Alla luce di quanto precede, non pensate che Orwell fosse una specie di Cassandra?
Certo, il Sig. B. deve ancora impadronirsi della tecnica, però le basi del bispensiero dimostra di averle comprese benissimo. Deve esercitarsi, ma non gli mancano gli strumenti per imparare bene, per nostra sfortuna.

Leggendo quelle sue dichiarazioni mi è tornata alla mente anche una frase di Oscar Wilde, quella che afferma che non è l’arte ad imitare la vita, ma è la vita che imita l’arte.

L’avevo sempre presa come una provocazione... ci voleva il Cavalier Banana per capire che Orwell e Wilde dicevano la verità.

30 ottobre 2005

Sui roller come Snoop

È una vera goduria andare sui pattini in linea: ho ripreso la settimana passata dopo uno stop forzato di un mesetto, per una distorsione rovinosa alla caviglia - causa: caduta pazzesca, per giunta avvenuta su un rettilineo.
Questo sabato, alla terza sessione dalla ripresa dell'attività, ho fatto un tentativo di frenata girando di scatto, che stava per risolversi nel secondo infortunio della stagione (non sono ancora in grado di frenare).
Responsabilizzato dallo scampato pericolo, mi sono quindi esercitato nella pratica, certamente un po' meno rischiosa, di andare su un piede solo il più possibile.
Attività coronata da un discreto successo: conseguente sorriso estatico (stile illuminazione zen), rafforzato dalla colonna sonora della pattinata: Roni Size - New Forms (e che c'è di meglio per intripparsi?). Mistico.
Un consiglio, per chi pattina e vuole sentirsi figo a mille durante le sessioni di pattinaggio: se volete schettinare con l'andatura sciolta e morbida alla Snoop Doggy Dog - consiglio l'ascolto, durante gli allenamenti, di alcuni dischi di Hip Hop in italiano, che ultimamente mi prendono molto. Li elenco quale playlist guida all'attuale panorama del rap:

Rischio a.k.a. Jimmi Spinelli - Lo Spettacolo È Finito;
Gopher D - Lu Servu De Diu;
Microspasmi - 13 Pezzi Per Svuotare La Pista;
Microspasmi - 16 Punti Di Sutura;
Club Dogo - Mi Fist;
Inoki - Fabiano Detto Inoki;
Stokka & Madbuddy - Bloc Notes;
Il Lato Oscuro Della Costa - Il Promo;
Polly E Nada - Delitto Perfetto.

I pezzi di questi dischi sono un'ottima colonna sonora per qualche pattinata, le basi e le metriche sono validissime.
Negli ultimi due casi le basi sono tipo i Wu-Tang degli inizi: roba seria, insomma...

Anche se certe cose dell'hip hop nostrano sinceramente fanno ridere e il tutto a volte rischia di suonare un po' come musica da ragazzini...
Alcuni esempi: almeno un pezzo sulla maria lo fanno tutti, vantandosi di tutti i cannoni che si fanno; anche sentire un italiano che dice yo, bro, fra, oppure sentirlo che parla di vita nel ghetto (?!) fa un po' storcere il naso.
Tuttavia per me fa parte del divertimento anche questo.

Il rap è sempre stato uno dei miei punti deboli... sentire dei beats grassi e sporchi forti come shiaffoni con dei bei bassi potenti e uno incazzato che ci urla sopra a tempo mi fa stare davvero troppo bene.

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18 ottobre 2005

Mamma, ha cominciato lui!

(da Repubblica online del 18/10/2005)

Il divo Silvio, sui rapporti con Prodi: "Che volete? Io non lo attacco mai. Ieri ho fatto solo una battuta. È lui che me ne dice di tutti i colori. È anche andato da Chiambretti a dire che non ho fatto le grandi opere. Poi ha detto che lui era lì a Caceres quando avrei fatto le corna e invece non è vero. Io rispondevo solo ad un bambino. Insomma tante bugie".

Quindi lui ha fatto fare all'Italia la storica figuraccia delle corna durante la foto ufficiale non per colpa sua, ma di un bambino che lo avrebbe provocato.

Il fatto che uno che sarebbe il Presidente del Consiglio si metta a bisticciare coi bambini durante le occasioni ufficiali, secondo lui, dovrebbe essere naturale e lasciarci del tutto indifferenti.

Sorvolando sul fatto che sì, certamente in quell'occasione a Caceres doveva essere pieno di bambini, la cosa è assolutamente normale...

12 ottobre 2005

My Generation

Noi generazione post B.R. figli della bomba
Voi generazione di P.R. figli della bamba


(da: Club Dogo - Cronache Di Resistenza [Hard To Do])


Azienda un cavolo 2

Ritorno sul tema di un precedente post.
L’altra mattina ho partecipato ad una riunione tra i rappresentanti di alcuni enti locali (uno di questi era appaltante per la fornitura di un certo servizio), i rappresentanti dell’ente appaltatore (che ha in concreto la gestione di questo servizio) e i rappresentanti dell’ente gestore dell’infrastruttura necessaria alla prestazione del servizio.
Sottolineo preliminarmente che trattasi di servizio pubblico che, come tale, riveste una certa importanza e deve essere prestato al di sopra di un livello minimo - predeterminato mediante atti normativi degli enti locali di cui sopra. Bisogna premettere anche che, prima delle privatizzazioni, questo servizio era erogato direttamente dallo Stato, per mezzo di un ente pubblico costituito per tale scopo. La gestione, pertanto, non rispondeva perfettamente ai canoni dell’efficienza, essendo inevitabilmente affetta dagli sprechi, dalla lentezza e dalla burocrazia, fenomeni tipici dell’apparato statale. Ricorderete certamente tutti gli slogan di chi, assumendo il modello aziendale quale archetipo della gestione efficiente tout court, ne auspicava l’introduzione nello Stato, proprio per migliorare la gestione della cosa pubblica. Sono così stati privatizzati molti enti pubblici. Ciò anche allo scopo, certamente non trascurabile, di alleggerire le spalle dello Stato dagli oneri economici necessari per la prestazione di certi servizi.Proprio in quel periodo nasceva l’odiosissima, oltre che stupida, espressione “azienda Italia”, quasi che uno Stato fosse comparabile alla fabbrichetta del Sig. Brambilla.

Attualmente il servizio di cui si parla è prestato da una S.p.A., sia pure controllata dallo Stato.
Sono state eliminate davvero le inefficienze, con l’avvento della gestione di tipo aziendale?
Alla riunione di ieri è emerso che il gestore dell’infrastruttura (privato) ha operato una riduzione – sia pure legittimamente, in quanto non è andato al di sotto dei servizi minimi – di alcune prestazioni che hanno una immediata ricaduta sulla collettività, senza concordare alcunché con gli enti locali interessati, eliminando di fatto certe tipologie di servizi per alcune persone. In compenso non ha preventivamente concertato con le amministrazioni competenti alcuna misura per compensare la mancanza di fornitura di quel servizio, che configura comunque un danno sostanziale e sensibile per la comunità.
Senza scendere appieno nei profili procedurali, giova analizzare le ragioni di tale eliminazione: “era antieconomico fornire quel servizio” (sic). Chi se ne frega, diciamo noi: devi fornirlo per legge, compenserai con gli altri settori che hai in attivo, anche in considerazione del fatto che le tariffe si avvicinano ormai al prezzo d mercato, visti i continui adeguamenti applicati nel tentativo di aumentare i profitti il più possibile.
Ma l’amministratore delegato aveva già pronta la soluzione: “se ci tenete alla fornitura di quel particolare servizio in una certa zona, possiamo cedere gli impianti antieconomici in comodato agli enti locali, che si faranno carico di tutti i costi, di gestione e di manutenzione delle strutture, in modo da permettere la prosecuzione della fornitura del servizio da parte dell’appaltatore”. Che gentile.
Vediamo sostanzialmente che significa: di fronte ad uno Stato inefficiente e inadeguato (ma che forniva un certo servizio a una tariffa inferiore al prezzo reale di mercato) si decide la privatizzazione degli enti gestori dei servizi pubblici, ignorando le cassandre che pongono l’accento sull’inadeguatezza del privato a fornire tali servizi, essendo il funzionamento di un’azienda basato esclusivamente sulle logiche di profitto, inconciliabile con l’effettuazione di un servizio di pubblica utilità.
Alla prova dei fatti, il privato, ragionando in un’ottica di profitto, ha teso a ridurre il servizio, per eliminare i costi legati all’effettuazione di prestazioni poco remunerative, per massimizzare le entrate; però trattasi di servizio essenziale per la comunità: e allora?
Allora, se tu, ente locale, vuoi un servizio dal privato, devi tenerlo indenne dai costi – cosa che un’azienda dovrebbe riuscire fare da sola, se è efficiente. In pratica un servizio gestito (male) dallo Stato con oneri gravosi è stato trasferito a società "private" che lo gestiscono (altrettanto male): in più, queste ora ricattano la comunità perché si faccia carico degli oneri dovuti all’effettuazione del servizio, pena la cessazione del servizio stesso.
Gli oneri per il servizio, sono passati dallo Stato alle S.p.A. e adesso rimbalzano sugli enti locali – in ultima analisi, scaricati di nuovo sulla collettività. Alle S.p.A., gli introiti.
Che efficienza! Complimenti vivissimi!

04 ottobre 2005

Volemose bbene

Stamattina sono ad una riunione con dei dirigenti di alcune società esercenti un servizio.
Bisogna fare dei chiarimenti sulle responsabilità per alcuni disservizi, da dividere tra i soggetti appaltatori.
In poche parole, ci sono quasi 500 report sul tavolo da esaminare, e questo per quel che riguarda un solo tipo di carenza nel servizio.
La situazione deve essere verificata con l'ausilio di un dirigente di un terzo ente che ha effettuato il monitoraggio del servizio reso dagli altri due (appaltatori) per conto dell'Ente che ha commissionato il servizio stesso, cioè l'appaltante.
Il nostro anfitrione di questa mattina, l'Ing. XXX, è uno dei capoccia dell'ente di monitoraggio.
Un tipo curioso, l'Ing. XXX: romano, elegante, abbronzato, sulla quarantina, tutti i capelli al proprio posto, parlantina fluente e simpatico.
Al vedere le pratiche sul tavolo in radica da venti miliardi, esclama: “Ommadonna, ma che, se le dovemo guardà ttutte? Ma nun è che se po' evità? No, voi state a scherzà...”.
Non mi spiego la sua ritrosia di fronte a ciò che dovrebbe essere frutto del suo lavoro.
Poi l'arcano si svela: non ha nemmeno idea di come siano state predisposte, sistematizzate e catalogate le schede di rilevazione. Non se ne è occupato lui, ma qualcun'altro.
- “Quello che è annato in pensione, l'Ing. YYY, che, poi, nun è cche se ne è annato proprio senza traumi, eh! Nun s'è chiuso proprio bene er rapporto collazzienda. L'artro che aveva lavorado collui è morto tre mesi fa, ggiuro! Nun è corpa mia! Nun ciò nnessuno che me sa ricostruire 'sto lavoro!”.
- “Ma il lavoro di base, chi lo ha fatto? Ci sarà pure qualcuno che ha fatto il lavoro...”.
- “Eh, 'mbè, 'o sapete come vanno 'ste cose, erano tutti cor contratto a termine, sicché nun so proprio come raccapezzamme!”.
- “Senti, XXX, siamo amici da un pezzo, però è un problema tuo, si tratta del lavoro della tua società.”
- “Ciò 'o so, ma sette devo dì lla veridà, nun ne ho guardata nemmeno una.”
- [alterato] “Ma non può essere che abbiamo organizzato questa riunione per niente!”
- [con voce suadente] “...Ascorta, semo tutti troppo tesi, 'o dicono pure gli arabbi che se discute mejo se sse magna quarcosa. Cheddici se ordinamo quarcosa dar bar quassotto?”
- ...
- “Nun dimme de no, un caffè serve a tirasse su, poi se discute mejo colla testa lucida.
[visto il rifiuto del committente cerca l'appoggio dei presenti]
"Armeno voi prendete quarcosa. Voi chevvolete?”
- “Caffè.” - “Caffè.” - “Caffè.”
- “Beh, nun è che cianno solo quello, ar bar. Ahahahah...” [strappa qualche risolino sparso]
- ...

Arrivano i caffè e si riprende a discutere.

- “No, dai, quello che mi state acchiede è un lavoro improbbo, improbbo, nun sta' a dimmelo, dai!”
- ...
- “Nun è che poi farlo controllà te da arcuni dei tuoi?”
- [irritato] “Guarda che è un problema tuo, perché il lavoro è tuo, è per questo che vi paghiamo.”
- “No, perché, veramente, ciollaggennda piena de 'mpegni e nun so come cavamme dai pasticci, oggi!”
- ...
- “Nun è che ppotemo scrive ner verbale che le abbiamo controllate e verifigate senza farlo davvero? Poi ar tuo capo je famo una relazzione che ddice che è tutto apposto.”

!!!

Insomma, uno spettacolo. Dalle nove e mezzo del mattino fino a mezzogiorno e mezzo va avanti così: ad un certo punto si tenta di fare un esame al momento dei singoli report, ma costui inizia a contestare tutto, anche la veridicità del loro contenuto (ricordo che è la sua azienda ad aver prodotto quel monitoraggio).
Un sacco di tempo lo passa a fare battute e a buttare tutto in vacca: alcune perle le ho dimenticate... avrei voluto segnarmele, ma non avevo la possibilità di farlo senza farmi beccare.
Ridere, ci ha fatto ridere di certo, in più di un'occasione.

Alla fine si rinuncia all'esame... niente da fare. Solo una microscopica parte del lavoro è stata svolta e si rinvia il resto ad un successivo incontro. Se ne vanno tutti scornati...

Ma io sono felice: non solo ho passato una mattina fuori dall'ufficio (un piacere senza prezzo) ma, soprattutto, ho visto all'opera un maestro del temporeggiamento, un artista dell'aggiramento, un campione della captatio benevolentiae... Per farla breve: un vero cialtrone di successo.

Parafrasando Pennac, una cosa è certa: costui ha capito qualcosa che noi non capiremo mai.

26 settembre 2005

Incontri ravvicinati con Prezzemolo

Sabato scorso sono andato a Gardaland.
Ha, direte voi, che bambinone!
In parte avete ragione.
Cavolo, bisognerebbe crescere tutti prima o poi, ma pare che io a certi piaceri infantili non riesca proprio a rinunciare.
Però, pensandoci meglio, alla
fine non sono mica poi così infantili... Non mi pare, da piccolo, di essere mai salito su qualcosa di nemmeno lontanamente simile al Blu Tornado. Qualcosa che ti provoca l'infarto, anche se non soffri di cuore.
Ai miei tempi il massimo era la "Filibusta", quella barca dei pirati che fungeva da altalena gigante, con effetto emetico quasi assicurato, o il temutissimo "Ranger", che andava oltre,
fermandosi a testa in giù. Col senno di poi, erano giostrine patetiche.
E poi, sfatiamo questo mito dell'innocenza dei pupazzi dei parchi a tema: alcuni sono fin troppo invadenti, non riescono nemmeno a tenere le mani a posto!
E chi ne ha fatto le spese?
Guardate più in basso e vedrete...












12 settembre 2005

Festa (mesta?)

Ieri ero in mezzo a loro.
Si respirava un'aria strana, una calma quasi irreale faceva da contorno, è stata più un'allegra scampagnata che una normale manifestazione, che di solito è caratterizzata da slogan e rivendicazioni urlate ad alta voce.












C'era sempre il solito furgone della CGIL che suonava "La Locomotiva": i più giovani potevano accompagnare quello dell'ARCI, con impianto migliore e sound meno anacronistico, decisamente più cool... ma c'era ben poca indignazione, zero rabbia, se escludiamo quella espressa nelle migliaia di magliette dei manifestanti.
Probabilmente ci si abitua a tutto, anche alle ingiustizie come la "guerra preventiva", che continua in mille forme differenti.
Ciò non toglie che lo rifarei, perché al di là della sfacchinata e della benedizione della pioggia - che è stata violentissima, proprio quando eravamo quasi alla meta - sentivo il bisogno da molto di tempo di uscire in strada per manifestare il mio dissenso.
Credo che la grande affluenza sia innegabilmente un valido indicatore del sentire comune.
Poco importa che io oggi sia totalmente sderenato, con le gambe a pezzi e che faccia una fatica del diavolo solo per fare i dieci passi che mi separano dal gabinetto...

Non è vero!

Il Divo Silvio è alla frutta.
Proprio lui, che ha sempre considerato i sondaggi come se fossero risultati referendari o elettorali, ponendoli sullo stesso piano della voce di Dio di proverbiale memoria, adesso li contesta.
Un memorabile voltafaccia: adesso i sondaggi "non rispettano la realtà".
Qual è il motivo alla base dell'inversione di rotta?
Facile: non gli danno più il consenso, evidenziando un crescente spostamento dell'elettorato a sinistra.
Arriva al punto di inventarsi sondaggi differenti, che danno "a sinistra e destra il 48.3% dei consensi", uguale uguale. Tutto, pur di non ammettere il sorpasso.
Ma lo stato delle cose si capisce, quando, amaro, si rivolge agli alleati che affilano i coltelli nell'ombra: "Sono mestieranti della politica che scappano come i topi da una nave".
Direbbe Gadda che gli è scappata detta la verità, una ed innegabile: i topi abbandonano la nave solo se affonda.
Ed è proprio ciò che sta accadendo alla CdL.

Speriamo che il risucchio non si porti dietro anche noi.

05 settembre 2005

Noi siamo i gggiovani

Continua la serie "back in the days", stavolta grazie all'operato dei Queens Of The Stone Age e complice un pubblico esagitato: ondate di piena che sospingevano avanti e indietro sotto al palco me, il mago e Roberto (nuovo compagno di avventure), tutti in estasi per la performance degli artisti ieri sera all'Independent Days Festival di Bologna...
Panico per il primo quarto d'ora, poi ci siamo abituati alla marea umana in perenne agitazione e alla fine ci siamo rassegnati a farne parte, saltando, ballando, sudando, cantando le canzoni di questo gruppo fortissimo e fra i migliori, attualmente, nel genere sbraaannggg!
Che dire: siamo tutti tornati giovani per un'oretta e mezza.
Era una vita che non mi esaltavo così tanto ad un concerto.
Un set pesissimo, tirato e davvero molto ispirato.
Altro che palestra, per tenersi in forma, niente è meglio dei Q.O.T.S.A. live!

03 settembre 2005

Back in the days

No, non c'entra niente con la pur bella canzone Rap/RNB di Ahmad di una decina d'anni fa.
Volevo riportare un'esperienza che mi è successa alle quattro di oggi pomeriggio.
Da 9 anni sono il fortunato proprietario di un paio di pattini in linea, marca "California Pro", me li regalò la mia ragazza di allora per il mio compleanno. All'epoca erano allineati allo standard qualitativo generale, adesso sono al limite della decenza, i cuscinetti sono al grado zero della scala ABEC: scorrevolezza nulla, in più scricchiolano da paura, nemmeno quelli giocattolo fanno tutto quel rumore. Per me, che non ci so andare, pure troppo belli.
L'anno scorso fui colto da una botta di sportività e mi misi all'opera per imparare ad andarci: dopo le prime volte, le persone con cui avrei dovuto imparare si sono dedicate ad altro; io, rimasto solo, mollai.
Quest'anno ho deciso di riprovarci, oggi era la seconda volta che ci provavo, sempre da solo. Ecco cos'è successo oggi pomeriggio.
Pattina pattina, arranca arranca - come al solito - ad un tratto noto un tizio sui 35 anni che pattina in curva mettendo un piede davanti all'altro, non perde velocità e va da dio. Io non ci ho mai provato, dato che non ho la sicurezza sufficiente nel mio equilibrio e per di più mi manca quella sana incoscienza da impubere, quella che ti fa correre qualche rischio in più senza pensarci, fondamentale per superare sé stessi ed accelerare il processo di apprendimento. Con oltre trenta primavere alle spalle, è impossibile essere incoscienti...
Però ad un tratto ci provo ugualmente (forse un sussulto d'orgoglio, non so com'è successo) e - miracolo! - la cosa riesce. A sinistra meglio, a destra con più fatica, ma funziona! Ecco come si gira! È un momento magico: adesso capisco come deve sentirsi chi comprende lo zen, nel momento in cui succede! Faccio curve su curve fino a farmi girare la testa in preda all'euforia, senza mai fermarmi, con un sorriso idiota sulla faccia.
Ho rivissuto una sensazione che non provavo fin dal giorno in cui, da bambino, ho imparato per la prima volta ad andare in bicicletta senza le rotelle, è la stessa sensazione.
Mi ero totalmente dimenticato come ci si sente, ed è bellissimo.
Se ci fosse stata mia madre, le avrei certamente detto: "Mamma, guarda che so fare, guardami!" come facevo da piccolo...

Chissà che non ce la faccia ad imparare sul serio, stavolta.

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31 agosto 2005

SocialDesignZine

Ieri stavo cercando su internet qualche foto dei vecchi manifesti di progapanda maoista e mi sono imbattuto in questo sito che tratta di grafica in modo particolare: sono rimasto folgorato.
Un interessante connubio tra grafica, società civile, cultura politica, dialettica sociale.
Un network fatto da persone che usano la testa per fare in modo che anche altri usino la propria.
Da tenere costantemente sotto controllo, qui.

Un piccolo sample, sull'anacronismo espresso da Marcello Pera nel suo recente discorso di Rimini, riportato da Repubblica del 21.08.2005 e ormai tristemente famoso per l'estremismo dei contenuti:



L'immagine è stata postata dall'utente ra.des di SocialDesignZine, l'intero articolo è consultabile a questo indirizzo.

03 agosto 2005

Un tuffo nel passato

Ho trovato un sito incredibile.
Vi è mai capitato di fare una ricerca in internet e di trovare una pagina che sembra interessante, ma quando cercate di raggiungerla vi esce la simpaticissima scritta "La pagina che state cercando non esiste più o è scaduta"?
Da oggi, avendone l'indirizzo, potrete raggiungerla comunque.
Qui stanno archiviando tutti i siti internet che non ci sono più, dal 1996 ad oggi.
Sembra incredibile?
Mettetelo alla prova, funziona davvero.

25 luglio 2005

Oggi va così

Troppo stress, infinite scocciature al lavoro e poca voglia di andare a lavorare...
La mia ricetta?
Una balla alla collega per telefono di prima mattina per calmare le acque, seguita da una mattinata di relax a guardare alcune puntate di Scrubs e Futurama, coadiuvato da patatine fritte e beveraggi.
Più tardi, aperitivo in piazza con gli amici.
Lei impazzirà a fare anche il mio lavoro.
Vi faccio schifo?

...tutta invidia.

22 luglio 2005

Sandra e Raimondo

Avete presente quella collega, quella che vi sta sul cazzo, quella totalmente stupida?
C'è in tutti gli uffici di questo mondo.
Bene, ne ho una pure io.
Avete presente quando vi fornisce pareri non richiesti (e sempre negativi) sulla bellezza dei vostri capi d'abbigliamento, quando parla rumorosissimamente al telefono e magari ride pure per cinque minuti filati, ragliando come un asino?
Oppure quando vi chiede qualcosa senza dire "per favore" né "grazie", quando vi aggiorna, vostro malgrado, sugli acquisti di scarpe (passati o programmati nell'immediato futuro), con ricche digressioni su marche e modelli disponibili e richieste di pareri su questi interessantissimi acquisti (preferibilmente ciò avviene quando siete pieni di lavoro in scadenza), quando vi tempesta di domande sui vostri affari privati - che non avete la minima voglia di rivelarle?
Certo che lo avete presente, succede anche a voi.
La mia fa di tutto per essere il più maleducata possibile, senza che io abbia fatto nulla di particolare per offenderla. Il rapporto è ormai compromesso e ci odiamo vicendevolmente: lei mi odia dall'inizio e per principio, io la odio di riflesso e per forza di cose.
Abbiamo un menage simile a quello delle vecchie coppie sposate da parecchi lustri.
Lei cerca di stuzzicarmi con commenti salaci (per lei) su di me, con gemiti e sospiri improvvisi, rumori, soliloqui immotivati (sempre ad alta voce, come se si stesse rivolgendo a me), critiche più o meno velate, richieste fatte all'unico scopo di creare incomodo. Io la ignoro: dopo un po' lei si stanca e posso tornare alle mie occupazioni.

Funzioniamo un po' come la Mondaini e Vianello.

Sarebbe facile liquidarla come una stronza e passare oltre... io, invece, mi sono interrogato sul perché di tutto ciò.

Indagando sulla persona ho scoperto alcune cose su di lei, e cioè:

1. fra viaggio e orario di lavoro, trascorre a lavorare almeno 12-13 ore al giorno;
2. non ha alcuna relazione sentimentale con esseri dell'altro sesso, se si esclude il legame col fratello, un po' troppo morboso (il che è normale, data la mancanza di un uomo nella sua vita); lei dice per scelta - pare che tutti i maschi della provincia le corrano dietro, ma è lei che "non vuole accontentarsi" - secondo me nessuno le si avvicina, dato che ha seri problemi relazionali;
3. di sera non esce mai, il che vuol dire che appena torna dal lavoro mangia, si mette in pigiama, guarda un po' di tv e poi va a letto. La mattina dopo si sveglia per tornare al lavoro;
4. non ha una grandissima vita sociale, per quanto si sforzi di ostentare grandi attività in tale ambito, le sole chiamate di svago le fa a colleghi di altri uffici... non ha molti conoscenti al di fuori dell'ambito lavorativo.

In un tale contesto è chiaro che cresca la rabbia per tale sorte e l'odio per chiunque passi la giornata con te, che abbia una parvenza di una vita normale.

Ora capisco che sono stato un bastardo ad odiarla. Non avevo capito di quanto fosse bisognosa di aiuto. Che vergogna.

Dovrei portarla fuori a cena, invece, uscirci insieme, cercare di aiutarla.

...magari un'altra volta, eh?

14 luglio 2005

It's a Wonderful Life

...dopotutto, delle volte arrivo a pensare che in effetti è proprio così.
Magari, dopo una settimana di merda, ti prendi quell'attimo per te e tutto improvvisamente cambia.
Almeno per un po'.

Ieri sera sono andato a vedere al Festival di Marcon un concerto di Giuliano Palma & The Bluebeaters. Ecco com'è andata.
Messa da parte l'angoscia dei giorni appena trascorsi, dimenticati per un momento gli affanni di domani (cioè oggi), esco dall'ufficio a razzo, mi fiondo a casa (1 ora di viaggio), non ceno, mi lavo al volo, mi cambio, riprendo la macchina e schizzo a Marcon (VE) - un'altra oretta di strada - ove tutto funziona come dovrebbe sempre funzionare.

Bella musica, nulla di trascendentale. Sano Ska, Rock Steady Beat, chiamatelo come volete, ma fa stare bene.
Tanto.
Ottime vibrazioni nell'aria, tanta gente che si diverte e sembra felice.

La cosa mi ha preso bene, così bene che mi sono fatto due ore di ballo ininterrotto.
Insieme alla persona che vorrei avere al mio fianco in ogni momento.
Chi stava meglio di me?

Certo, oggi è un'altra storia: sono praticamente a pezzi, faccio fatica a connettere, ci metto il doppio del tempo a fare le cose e ho un leggero mal di testa, ma che importa? Serate come quelle di ieri aiutano a vivere meglio giornate piene di lavoro come queste.
Se non ci fossi andato magari oggi sarei stato più riposato, certamente... ma non sarei così saldo, così imperturbabile di fronte alle immancabili contrarietà quotidiane.
Merito di Giuliano Palma, Bunna e tutti gli altri.

Keep on running, boys...

06 luglio 2005

Jay Kay is Dynamite

Costui è un grande. L'ho sempre saputo, in fondo.
Poco importa che sia fondamentalmente un cazzone, uno che pensa solo a comprarsi un'auto sportiva dopo l'altra (che sia Ferrari o Lamborghini poco importa, tanto finisce sempre per farsi ritirare la patente) e a farsi megamodelle.
Probabilmente è proprio questo il suo segreto.
Se avesse dei problemi veri (a parte i multozzi che periodicamente prende e la sbandata per la figa di turno) non riuscirebbe a fare quei pezzi meravigliosi che ti svuotano la testa da ogni pensiero, ti rilassano e ti obbligano a canticchiare con lui.
Provate a sentire l'ultimo disco, Dynamite, in macchina, come sto facendo io da una decina di giorni: anche se avete una Uno del 1987, dopo un paio di minuti vi sentirete a bordo di una Ferrari (col tettuccio abbassato, ovviamente).
Garantito.

05 luglio 2005

Niente capricci

Da quello che vedo negli omosessuali che conosco, sono effettivamente un po' capricciosi.
Non resistono di fronte ad un bel paio di scarpe, ad esempio, o magari quando vedono quella certa maglietta che sottolinea il muscolo devono per forza acquistarla. In questo non ci sono differenze con gli etero.
Io ho speso oltre 20€ per questa, non posso quindi puntare il dito sui capricci altrui.
Però sposarsi, via... lasciamo stare.
Basta coi capricci di questi soggetti che vanno contro natura: non vogliono mica sposarsi per avere uno straccio di riconoscimento della propria unione dallo Stato, anche ai fini patrimoniali e successori, o per ottenere l'adozione (in Italia, i single non possono adottare bambini), no no.
Gli omosessuali vogliono sposarsi per un mero "capriccio". Parola di Marcello Pera.
Un laico, s'intende, un libero pensatore, ha insegnato Filosofia Teoretica e Filosofia della Scienza, che diamine.
Io mi sforzerei pure di ascoltare uno che, di fronte alla conquista del matrimonio per gli omosessuali in Spagna, si reca là per un seminario sugli studi sociali e dice, in presenza dell'ex premier Aznar, che "una cosa è chiara: è falso che si tratti di conquiste civili o di misure contro le discriminazioni o di estensione dell'uguaglianza; si tratta piuttosto del trionfo di quel laicismo che pretende di trasformare i desideri, e talvolta anche i capricci, in diritti umani".
Pera si inventa pure un'immaginifica distinzione tra "laici non credenti" ma cristiani
(lui) e "laici laicisti" (?!) non credenti e manco cristiani (saremmo noi).
Pensate sia uno scherzo?
Ipse dixit: "Noi, compresi noi laici non credenti, esclusi naturalmente i laicisti, siamo cristiani. Siamo cristiani per i valori che professiamo e i principi in cui crediamo. Siamo cristiani anche quando proclamiamo la separazione tra Stato e Chiesa e fra politica e religione. [quindi tale separazione non è possibile, per lui] Siamo cristiani o, più precisamente, siamo giudaico-cristiani per storia anche quando non lo siamo per fede".
Quindi secondo Pera, in uno stato laico che si rispetti si deve fare sempre quello che dice la Chiesa.
Sono un po' perplesso.
Ho provato a convincermi dell'oggettività di quest'uomo.
Ma come si può credere nell'indipendenza di giudizio in materia di uno che ha scritto questo?

01 luglio 2005

Gianni come Tyler

Pazzesco: un artista italiano residente in territorio elvetico, tale Gianni Motti, ha realizzato una saponetta con il grasso prelevato dal corpo di Silvio Berlusconi e ne ha fatto un'opera d'arte dall'ironico titolo Mani pulite. Come ha fatto? Tutto si può fare, soprattutto se si ha un complice che lavora alla clinica svizzera Ars Medica di Gravesano. Poco più di un anno fa il mai troppo glorificato deus ex machina delle italiche sorti vi si era recato per farsi dare una mano di bianco generale e una stiratina al volto, che portava gli evidenti segni della corruzione (quella operata dal tempo, s'intende).
L'idea, tuttavia, sembra un po' vecchia, Chuck Pahlaniuk aveva già fatto fare la stessa cosa a Tyler Durden nel suo romanzo più famoso. A proposito, se non ce l'avete prendetevelo, merita.

Per la cronaca, un collezionista elvetico si è aggiudicato la saponetta per la modica cifra di 15.000 €.
Il premier potrebbe prendere spunto dall'accaduto, vendendo pezzi del proprio corpo alle fiere d'arte di tutto il mondo.
Così si apporterebbero grandi benefici alle dissestate finanze statali, e per una sorta di contrappasso, proprio mediante l'eliminazione del responsabile di tale dissesto!

30 giugno 2005

Azienda un cavolo

"Azienda Italia"...
Caparezza era efficacissimo nel descrivere la follia indotta dal forzismo, quando parlava di "politici che giocano agli attori, ragazzi che per lavoro c'hanno i genitori... sono diventati tutti pazzi, li han convinti che saranno tutti imprenditori". Verissimo. Fino a qualche tempo fa, tutti a riempirsi la bocca di trend, core business, customer satisfaction, front office, segmenti di mercato, team di lavoro... anche se impiegati presso la Pubblica Amministrazione.
Tuttavia la sbornia filoaziendale, catodicamente indotta dal sommo bis-luscus, dovrebbe essere ormai passata: basterebbe solo rivolgere il pensiero alla disastrosa situazione economica nazionale per comprendere che le promesse dei cosiddetti liberisti non sono state mantenute e che le loro ricette alla Dulcamara, basate su libero mercato globale e totale stop al controllo statale sulle attività degli attori del mercato, erano vuoti proclami per avere mano libera nei propri affari privati.
Allora perché si continua ad utilizzare il gergo vuoto e inesatto dei satrapi aziendali filogovernativi?
Che ha a che vedere un'azienda, istituzione privata in cui si persegue il solo scopo del profitto economico, con lo Stato, la più alta delle istituzioni, quella che ci comprende tutti e che ha il fine ben diverso di tutelare il benessere dei propri cittadini, garantendo la soddisfazione di un certo numero di diritti ed interessi fondamentali degli stessi?
Davvero profondo deve essere stato il lavaggio del cervello subito, se anche chi scrive su la Repubblica, ieri in prima pagina parlava dei guai economici dell'azienda Italia.
Sarebbe meglio evitare simili accostamenti, in quanto stupidi e fuorvianti.
Non si può continuare a mescolare la merda con la cioccolata.

29 giugno 2005

Strani giorni

Ieri il Senato ha approvato la riforma dell'Ordinamento Giudiziario, infischiandosene di molti dei rilievi di incostituzionalità sollevati dal Presidente della Repubblica Ciampi in sede di rinvio del progetto di legge alle Camere.
La riforma è sostanzialmente una vendetta
contro la magistratura del premier - preferiamo chiamarlo così, con la parola che lui stesso si è attribuito, anche perché un vero Presidente del Consiglio sarebbe ben diverso da lui.
In più, lo stesso relatore del provvedimento legislativo, il parlamentare di A.N. Luigi Bobbio, ha ammesso candidamente che alcune norme sull'avanzamento di carriera sono state scritte appositamente per impedire al Procuratore Generale di Torino, Giancarlo Caselli, di assumere la guida della Procura Antimafia.

Questi i tempi, questo il governo, questo il legislatore.

Speriamo nella Camera, cui il progetto di legge è stato inviato per il nuovo esame, ma il massimo sarebbe un nuovo diniego della firma da parte di Ciampi. L'eventualità costituzionalmente non è prevista. Però starebbe bene a Castelli, se fosse lui, per una volta, a sollevare conflitto di attribuzione per la negata sottoscrizione di Ciampi, se si pensa ai ripetuti dinieghi della firma da parte del ministro leghista, relativamente alla concessione della grazia ad Adriano Sofri.
Nel frattempo, da qualche tempo Banca Mediolanum (si sottolinea, banca virtuale in quanto priva di sportelli, ma l'aggettivo le calza a meraviglia) ha concluso un accordo con Poste Italiane per permettere l'utilizzazione da parte dei clienti Mediolanum dei 14.000 sportelli delle Poste Italiane per effettuare le operazioni di prelievo e versamento di contanti. Da 0 a 14.000 sportelli, non male.
Chissà a chi appartiene la Mediolanum.

Si stanno prendendo tutto, senza eccezioni.

Non stupisce quindi più di tanto che ieri, sull'onda del più becero revisionismo (quello della classe al potere, che vorrebbe riscrivere la storia a proprio piacimento, così come è abituata a riscrivere le norme penali a proprio uso e consumo) il Comune di Milano abbia posto in Piazza Duomo n. 19 una targa per celebrare Bettino Craxi... proprio nel luogo in cui abitualmente Larini portava le tangenti (era l'indirizzo del suo studio e quartiere generale).
Sono proprio strani giorni.
Finiranno, prima o poi?

E soprattutto, quanto tempo ci vorrà per rimettere le cose a posto, dopo?

Ammesso che ci sia, un dopo.

27 giugno 2005

Io sono il mio DJ

Sabato sera, a quasi 32 anni suonati, ho messo dischi ad una festa per la prima volta nella mia vita.
Cioè, non erano propriamente dei dischi (si trattava di mp3 tirati fuori da un laptop con iTunes, niente di trascendentale... qualcosa come mettere dischi ad una festa delle medie, solo con strumenti più tecnologici di un giradischi - e un impianto da 200W per canale).
In verità, non era nemmeno propriamente una festa, bensì un ricevimento di matrimonio... ma sono ugualmente sconvolto.
Mi sono reso pienamente conto della mia monomania: ho finito per mettere musica per quattro ore filate senza mai staccarmi dal portatile, tranne che per qualche pausa pipì e (tante) pause birra: ed è stato bellissimo.
Voglio dire, è fantastico mettere su un pezzo e vedere le reazioni della gente, a volte prevedibili (Subsonica e Fatboyslim restano gli
evergreen riempipista), a volte no.
Ed è bello, dopo i primi pezzi tiratissimi e scontati, messi per ingraziarsi gli astanti, giocarsi qualche timida scommessa con i primi brani non proprio prevedibili, e dal gusto non esattamente sputtanato e mettersi ad osservare la risposta del pubblico... a volte le persone presenti partecipavano positivamente e continuavano a ballare, sia pure sull'onda emozionale dei pezzi precedenti (quelli più
ruffiani); a volte si fermavano a parlottare e bevicchiare in attesa di qualcosa di meglio, come faccio io un sacco di volte, quando sono dall'altra parte. Allora dovevo affrettarmi a trovare rapidamente un'alternativa, un brano che non sconfessasse il precedente ma che riuscisse a tenere alto l'interesse di tutti. Tutto questo per quattro ore, senza mai scocciarmi, dialogando con i presenti, io con la musica e loro con la risposta del corpo, alla ricerca costante del loro - e del mio - divertimento.
Cercare di non mandare a quel paese chi viene a fare richieste improbabili (tipo di mettere il terzo pezzo di fila dello stesso artista), passare da un genere all'altro cercando di mantenere un filo logico, buttare in playlist tutte le cose che mi piacciono di più, farmi la playlist della
mia serata ideale in disco, insomma...
...ammetto di essermi divertito un mondo.
E ho un po' invidiato chi fa il DJ nella vita.

Unico neo:
non ho ballato nemmeno un minuto.

Prove tecniche di trasmissione

Primo tentativo di bloggare, fatto di straforo in ufficio (of course: e chi cavolo scriverebbe i propri pensieri sperando che a qualcuno freghi qualcosa, se non un tizio troppo stressato dal lavoro?).
Curiosamente, la fuga dal troppo lavoro al pc è perpetrata tramite lo stesso strumento... di lavoro.
Alienante.