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Ultimi ascolti...

mauro paternò?!

22 agosto 2007

I bambini, perché nessuno pensa ai bambini!



Questo il costante grido accorato della moglie del reverendo Lovejoy dei Simpson, che interrompe ogni dibattito, quasi sempre a sproposito, ogniqualvolta la cittadinanza discute con fervore di qualche pressante problema.
I Simpson, stando alla notizia che ho letto oggi, si rivelano sempre più uno specchio della società contemporanea, non soltanto americana, ma anche italiana. Possibile che tanta precisione di pennello risieda in un semplice cartone animato della Fox?

Sembrerebbe di sì, perché oggi ho letto che il Moige (Movimento Italiano Genitori - “dedicato a tutte le Mamme ed i Papà impegnati nella tutela e crescita dei loro frutti più preziosi: i figli”) gruppo di solerti genitori animati, fra i tanti, anche dal proposito di tenere indenne la propria prole dalla devastante influenza del mezzo televisivo (proposito quanto mai encomiabile, peraltro) ha iniziato una polemica con Mediaset in merito alla programmazione, da parte di quest'ultima, per domenica 26/08/2007 alle 21,20, del film Eyes Wide Shut del compianto Stanley Kubrick. L'articolo di Repubblica si può leggere per intero qui.
I signori di questa associazione onlus (o quello che è) argomentano, per giustificare la propria opposizione alla programmazione, che gli occhi dei loro figlioletti non possono vedere, a prescindere dal valore artistico del film, scene di feste con orge, scambi di coppie, tradimenti, ecc.

Accidenti, mi sono detto quando ho letto la notizia. Ma questi fanno sul serio?

Forse mi ricorderò male io, ma mi pare proprio che, quando ero piccino, alle 21,20 (ora in cui il film è in programma) ero a letto da tre quarti d'ora. Quando, in seguito, a quell'ora ottenni il permesso di stare alzato, non potevo comunque guardare quello che volevo. Ogni volta che guardavo la televisione di sera, con me c'erano i miei genitori che selezionavano preventivamente ciò che avremmo guardato, in modo da evitare che il mio cervellino fosse turbato da immagini non adatte a quell'età. Se c'era qualche immagine o scena forte, mi spiegavano che cosa significava, perché era stata rappresentata, quale fosse l'intento dell'autore nell'inserirla.
Questo fino a quando non hanno reputato che fossi abbastanza maturo per giudicare da solo.
Questo è ciò che il buon senso suggerisce di fare, la condotta che tutti i genitori ragionevoli tengono. Tranne che per quelli del Moige.
Che sostengono che, poiché d'estate le scuole sono chiuse, i loro pargoli tirano tardi davanti alla televisione, non essendo assillati dai pregnanti impegni scolastici e dalle necessarie sveglie ad orari antelucani.
Evidentemente, la ragionevolezza non rientra tra le doti dei zelanti membri del Moige, dato che pretendono l'esilio del programma in orari notturni, per evitare che i loro figli lo vedano.
E questi apprensivi genitori cosa fanno la domenica sera tra le 21,20 e le 23,00, lasciano i propri bimbi da soli davanti alla televisione (mentre loro magari si incontrano con altri genitori modello, a scrivere accorate lettere di protesta con cui tediare chi cura le programmazioni delle reti televisive)? Voglio sperare di no, staranno a casa anche loro. E allora che cavolo ci stanno a fare questi genitori? Evidentemente sono troppo assillati dalle problematiche della pedagogia applicata ai media per occuparsi dei propri figli e, conseguentemente, non hanno trovato niente di meglio da fare che delegare al medium televisivo le proprie pressanti responsabilità pedagogiche. Parcheggiano i figli da soli davanti alla tv, insomma, in orari in cui, si sa, la programmazione è destinata ad un pubblico adulto, non c'è altra spiegazione.
Fin qui, se stessero zitti, poco male.
Ma, ed è questo il peggio, questi parlano, urlano, strepitano, pretendendo che siano le reti televisive ad educare i figli al posto loro.

E poi, perché prendersela solo con Kubrick in prima serata? Perché non si occupano anche dei cartoni animati (l'altra sera Jerry il topo ha fracassato i denti di Tom con una mazza da baseball e gli ha cacciato un candelotto di dinamite in bocca e ha commesso chissà quante altre nefandezze che non ricordo al momento) oppure delle telenovelas pomeridiane, (quelle dove avvenenti matrigne tradiscono i mariti per trombare allegramente coi figliastri)? Di pomeriggio è probabile che ci siano più bambini che guardano la televisione da soli... Ma probabilmente di pomeriggio questi genitori modello sono sempre troppo occupati a combattere le loro fondamentali battaglie educative per accorgersi di ciò che la tv passa ordinariamente (a titolo esemplificativo: culi e tette sparati a profusione a tutte le ore, pubblicità con scoiattoli scoreggioni, orde di veline, ricuccini, lapi, lapislazzuli, lapidei
glutei ostentati tangamuniti e tutta l'altra immondizia quotidiana). Meglio rompere l'anima per un film di Kubrick... che può non piacere, ma è stato pur sempre un regista di riconosciuto valore.

...

Ma questi scherzano o fanno sul serio? Pare che non siano nuovi ad iniziative del genere. E la Stampa, la Repubblica e le agenzie giornalistiche perdono anche tempo a rilanciare le alzate d'ingegno di questi personaggi...

Intendiamoci, a me i Simpson piacciono molto, ma la moglie di Lovejoy non mi fa ridere nemmeno un po' se le sue fesserie da mamma apprensiva rimbalzano a valanga sui maggiori giornali e agenzie di stampa.

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11 agosto 2007

Porcelain God

È scoppiata da un paio di giorni la bomba: Valentino Rossi probabilmente è un evasore fiscale. Di quelli seri.
La notizia non colpisce tanto per l'entità dell'evaso o della sanzione comminata dall'erario: 112 milioni di euro a fronte di introiti non dichiarati per almeno 60 milioni di euro, che comportano una evasione fiscale di 43,7 milioni per Irpef, Irap e Iva, che è comunque una cifra stratosferica, quasi inimmaginabile per le persone normali. Una simile cifra si pronuncia senza poterne afferrare compiutamente il significato.
Non colpisce nemmeno la vastità dei beni dei quali si scopre che Valentino Rossi è proprietario. Insomma, in definitiva uno che è stato più volte campione del mondo del motomondiale, polverizzando una marea di record, si suppone che sia letteralmente pieno di soldi... panfili, appartamenti sfarzosi all'estero e in Italia, automobili lussuose a pioggia... Tutto ciò, pur senza saperlo, possiamo benissimo immaginarcelo. e non è mica un problema che sia davvero tanta roba. Se la merita, che diamine, siamo in un sistema capitalistico, ultimamente si porta molto il concetto di meritocrazia, ognuno guadagna proporzionalmente alle proprie possibilità, bla-bla-bla. Non siamo mica quei bacchettoni veterocomunisti della sinistra italiana, no?
No, la cosa che personalmente mi ha colpito di più non ha a che vedere con tutto questo, o per lo meno non direttamente.
La maggior parte degli italiani, pur non essendo patiti fan del motomondiale, ha seguito le gesta di Valentino Rossi con un certo interesse e partecipazione. Le motivazioni di questa attenzione sono plurime: senza dubbio le implicazioni campaniliste (Rossi è un italiano che si fa strada a livello mondiale in modo inarrestabile), l'innegabile carisma del personaggio, la sua simpatia, la sconvolgente bravura (quella vera che, pur essendo frutto di duri sacrifici, fa quasi sembrare semplice e scontato il raggiungimento della vittoria), l'atteggiamento di Valentino che è indubbiamente quello dei veri vincenti (anche se odio questa parola, fa sempre venire in mente quei corsi di formazione motivazionali da due soldi per venditori)...
Una delle cose che personalmente mi ha sempre affascinato del personaggio è l'aria da eterno ragazzino. Quando lo vedi alla televisione, coi capelli ricci e l'orecchino, te lo immagini senza difficoltà a fare le impennate con gli amici su un Fifty truccato per fare colpo su qualche sbarba, anche se ormai il nostro ha varcato la soglia dei trent'anni. Un campione del motomondiale che dà l'idea di poter essere uno di quei ragazzini che stazionano con gli amici al baretto a giocare a calciobalilla e poi, a mezzanotte, via in giro, a scegliersi la disco più adatta per cuccare.
Valentino ha sempre suggerito un'idea di naturalezza, di spontaneità, di semplicità. Spontaneità nelle dichiarazioni a fine gara (anche quando duellava a distanza con gli avversari di sempre mostrando grande maturità e lucidità), naturalezza nel vincere, nel comportamento, nelle battute... Un piccolo Peter Pan, che dà l'impressione di vincere non con la fatica e il sacrificio, ma quasi divertendosi. Un pilota capace di sorpassi incredibili, che giungono sempre al momento giusto, con apparente facilità, come se si trattasse di una garetta tra amici adolescenti sui cinquantini, improvvisata sulla strada per andare al mare in una mattina d'estate. La sua immagine, stampata nel nostro immaginario di sfigati che tirano la carretta col mutuo, concorda con il quadro delineato: in definitiva un ragazzo pulito, nonostante il successo e i soldi.
Scoprire che questo non è vero è la cosa che brucia di più.
Anche lui, purtroppo, se le notizie riportate dai giornali si dimostreranno fondate, sembra essere caduto nel meschino errore di tanti altri prima di lui. Pur guadagnando milioni di euro, avrebbe cercato non già di pagare meno tasse, ma di non pagarne affatto al proprio Paese. Il Paese con la cui bandiera Rossi si avvolge nel consueto giro d'onore a suggello di ogni vittoria. Il Paese il cui inno nazionale ha salutato tutti i suoi successi. Quello che, nelle domeniche del motomondiale, stava incollato davanti allo schermo a tifare per il ragazzino.
I dettagli della storia, per il resto, sanno di già visto: residenza fittizia all'estero; solito nugolo di società alle quali suddividere in mille rivoli gli introiti delle proprie attività sportive e correlate (sponsorizzazioni, gadgets per i fan, spot pubblicitari, ecc.) per nasconderle meglio al fisco; perfino un tentativo di ottenere il condono con il pagamento di una cifra irrisoria, praticamente uno sfregio...
Solo che dall'eterno ragazzino non ce lo si aspettava, non anche da questo supereroe col volto pulito. È come una pugnalata alla schiena.
Nemmeno lui era vero, alla fine.

Lo slogan di uno degli spot fatti da Valentino per una famosa marca di birra recitava: “C'è più gusto ad essere italiani”. Già, certo.
Salvo quando si tratta di fare il proprio dovere di cittadini.

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23 luglio 2007

Bright Baffo D'Oro

Dopo l'exploit di un paio di settimane fa, quando vi ho visto i Sonic Youth, la splendida cornice di Piazza Castello a Ferrara ci ha offerto martedì scorso un altro regalo, lo splendido concerto di Bright Eyes, il cui frontman è Conor Oberst, l'ex enfant prodige americano del folk, un cantautore dalla grande abilità compositiva.

Aveva dietro di tutto, archi, fiati, tastiere, coristi, tutti
suonavano quasi ogni strumento in un turbine di combinazioni differenti nella formazione dei musicisti. E una scenografia con una montagna di fiori dappertutto, che manco a Sanremo ai tempi di Nilla Pizzi.
Grande partecipazione del pubblico, in più lui era
contentissimo di essere là, il caldo non era nemmeno troppo insopportabile... insomma, la serata per me e la mia concerts mate è stata bella. Una bella sorpresa, anche perché lo conoscevo poco (ho solo Digital Ash In A Digital Urn, di certo non il suo disco più rappresentativo)

In più, grazie alle possibilità offerte dalla risoluzione della mia fotocamera digitale, abbiamo risolto un mistero (che cavolo di birra beveva il tipo durante il concerto?).
Come si vede nel riquadro, anche Conor apprezza "la sincerità", come recita la pubblicità della nota marca di birra.

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12 luglio 2007

Frequent flyers

Di recente ho avuto la possibilità di vedere all'opera alcuni ragazzi che fanno freestyle sui rollerblade veramente in gamba (e di ricevere anche qualche dritta da loro).
Posto qui lo slideshow con le foto scattate al volo mentre sono all'opera.


Created with Paul's flickrSLiDR.

Quello con la maglietta rossa è Francesco Maselli dei Pattinatori del Pincio, maestro F.I.H.P. e fra i migliori in Italia nella disciplina. Impressionante l'apparente facilità con cui se la viaggiava in slalom in mezzo ai conetti a 80 cm (e anche più vicini).

Le foto (gli originali li trovate qui) forse non saranno tecnicamente perfette, perché sono state fatte in fretta e un po' come venivano, ma
penso che rendano comunque l'idea di quello che quei ragazzi erano in grado di fare.
Assicuro che dal vivo sembravano dei danzatori, per la perfezione dei tricks eseguiti.

Che c'entra il titolo del post?
C'entra, perché loro sui conetti volano.

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19 giugno 2007

Young again (Pt. 2)

Ieri sera ho visto il mio secondo concerto dei Queens Of The Stone Age.
La gioventù ha pervaso i nostri stanchi corpi un'altra volta, ravvivandoli per il tempo necessario a sopravvivere in mezzo alla folla di ragazzini urlanti e poganti, tutti rigorosamente sudati, in un Alcatraz con la temperatura intorno ai 50 °C, e un tasso di umidità del 200%.
Il risultato si può ammirare in dettaglio qui sotto (notare la copiosa sudorazione).

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Una serata straordinaria, grazie a Josh Homme, chitarrista granitico (anche nelle dimensioni, dato che le chitarre che utilizzava, imbracciate da lui, sembravano tutte invariabilmente dei giocattoli).

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Una serata da ricordare, anche perché abbiamo fatto conoscenza con Bulby, il personaggio più scrauso nella storia del rock, nonché il peggiore soggetto da utilizzare sulle magliette promozionali. Anche questo dimostra l'attitudine indie dei nostri eroi...
Guardate un po' il video qui sotto e godetevi lo stile trash di Bulby.



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14 giugno 2007

Timex is on my side

Risolto il mistero dell'orologio di Bush, scomparso durante il bagno di folla a Tirana. La NBC ha mostrato una ripresa che mostra Bush intento a togliersi l'orologio per metterlo nella tasca dei pantaloni, forse per non perderlo o non farselo fregare.
Finalmente le agenzie di stampa possono occuparsi di altro.

Ma, che si trattasse, come alcuni hanno detto, di un orologio di famiglia o no, nessuno si è stupito per il fatto che il Presidente della nazione più potente del mondo porti al polso un Timex da 50 dollari (e che si preoccupi se glielo rubano o meno)!

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07 giugno 2007

Que viva el doctor que viaja!

Solo un breve post per segnalare l'aggiunta, nei links a destra, del collegamento al blog di un amico, un "dottore senza frontiere"... l'espressione non è da intendere nel senso classico: è un medico che lavora per l'OMS e il suo lavoro è sorvegliare, a distanza e sul posto, i focolai di infezione sparsi per il mondo che possono diventare epidemie, fornendo informazioni sui protocolli da attivare per il contenimento delle malattie agli operatori sanitari dei vari Paesi mondiali. Questi i suoi compiti, più o meno, riassunti in modo un po' pedestre.
Una figata di lavoro, se date un occhio al sito e vedete i posti dove solitamente è "costretto" a lavorare... voi non ci mettereste la firma?

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03 giugno 2007

La vittoria (di Pirro) dei "fannulloni"

Leggo con sempre più fastidio e insofferenza i commenti sui giornali riguardanti quei “fannulloni” che prestano la propria opera alle dipendenze dello Stato e degli enti pubblici. La corrente di pensiero che individua quale capro espiatorio dei guai dell’Italia il pubblico dipendente è stata iniziata dalla fervida mente di un ex sindacalista, oggi professore universitario (quindi appartenente anche lui alla deprecata categoria), che ne ha cavato fuori il solito instant book, cavalcando l’onda del liberismo di stampo vagamente berlusconiano che individua nell’imprenditore l’unico soggetto capace di risollevare le italiche sorti, l’unico che “produce” a favore della società. Fa ridere sentire i rappresentanti degli industriali pontificare sul merito. Fa incazzare sentire gli imprenditori e i capitalisti italiani rivendicare un ruolo di primo piano nel risanamento del Paese, quando l’unica cosa che storicamente sono stati capaci di fare è privatizzare i profitti e collettivizzare le perdite. Tale categoria produttiva notoriamente specula erodendo i diritti dei lavoratori per aumentare il profitto, che non viene certo condiviso (le dichiarazioni dei redditi degli orafi che guadagnano meno degli operai ne sono un esempio), bensì imboscato all’estero... poi, quando le cose vanno male, si ricorre allo Stato, col solito ricatto, “sono in gioco migliaia di posti di lavoro”, certo... tanto tocca alla collettività sostenere il peso delle scelte sbagliate di certi paladini del liberismo.
Vogliamo parlare delle aziende che “delocalizzano” (leggasi: “chiudono le fabbriche in Italia per riaprirle in Stati così poveri da accettare lo sfruttamento schiavistico della propria manodopera, pur di mangiare le briciole che le imprese estere gli lasciano”)? Begli imprenditori, quelli, meritevoli, certo.
Ma, a parte la premessa (un po’ velenosa, ma non se ne può più di sentire certe panzane spacciate come verità universali) una cosa che non sopporto è sentire parlare del recente accordo Governo-Sindacati sul contratto economico degli statali come se fosse stata una vittoria per i lavoratori dipendenti. I commenti, pressoché unanimi, di giornalisti che nella migliore delle ipotesi hanno il prosciutto sugli occhi e nella peggiore, falsano la realtà a beneficio degli attori della vicenda, hanno dell’incredibile e suonano tutti così: il Governo ha calato le braghe davanti ai fannulloni.
È vero? Vediamo un po’ in dettaglio i termini dell’accordo:

  • l’aumento accordato ammonta a 101 € lordi (in busta paga, se va bene, ne arriveranno 40-50 netti, che non corrispondono certo all’aumento dell’inflazione - senza parlare dell’aumento della pressione fiscale che normalmente in pochi mesi quei pochi euro se li mangia con le trattenute sulla busta paga);
  • sono state cancellate tutte le differenze retributive relative all'anno 2006, anno in cui il vecchio contratto è scaduto. Il Governo ha calato così tanto le braghe che un anno di differenze retributive non sarà mai corrisposto ai lavoratori;
  • le differenze retributive relative al 2007, dovute da febbraio (non gennaio, non si sa perché), i pubblici dipendenti le vedranno in busta solo alla fine del 2007 (probabilmente per il solito motivo: mancano i soldi);
  • il contratto è diventato da biennale a triennale, quindi quei 40 € netti in busta paga, i dipendenti se li dovranno fare bastare per 3 anni, non più 2. A questo proposito, al fine di indorare la pillola, è stato detto che il triennio economico è solo una sperimentazione, ma sappiamo bene che in Italia gli esperimenti durano a lungo: per fare un esempio, i Tribunali hanno ospitato il registro delle imprese presso le proprie cancellerie, in via provvisoria, s’intende, per 50 anni;
  • (conseguenza del punto precedente) basandoci sull’esperienza degli ultimi anni, il contratto triennale sarà con ogni probabilità rinnovato con un ritardo rispetto alla sua scadenza stimabile in 2/3 anni (come già avviene adesso, il nuovo contratto biennale nuovo è sempre stato firmato a pochi mesi del temine finale della sua vigenza). C’è da attendersi che i sindacati acconsentiranno all’eliminazione retroattiva di più anni di differenze retributive, come quest'anno è avvenuto per il solo 2006.
In sintesi, si tratta proprio di una grande vittoria dei pubblici dipendenti. Con buona pace di tutti quelli che nel settore pubblico lavorano sul serio e sono additati e trattati alla stregua di nullafacenti. Proprio bello lavorare nel pubblico impiego: mansioni da laureati e stipendi da operai, quando con la disinformazione che i giornali stanno facendo su questo rinnovo contrattuale, sembra quasi che i sindacati abbiano riportato una vittoria epocale. In realtà si sono smutandati con un Governo che, nei confronti dei lavoratori dipendenti, forse è riuscito a fare anche peggio del precedente.
Un bel primato, non c’è che dire.

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08 marzo 2007

Il mio mantra pomeridiano

Tutti abbiamo una collega folle, nessun ufficio è escluso da tale inevitabile legge cosmica. Non so io cosa ho fatto nella mia vita precedente per meritare questo, ma devo avere sicuramente commesso qualcosa di terribile.
La folle si sta per sposare e questa è la cronaca di un quarto d'ora di uno dei tremendi pomeriggi che mi tocca sopportare attualmente.

Telefonate in continuazione con il fidanzato (tale Mauro) e mamma/sorella/amiche varie.
Controlla sui siti internet in tempo reale l'aggiornamento della lista nozze.
Riporto alcuni stralci di conversazione.

(h. 17.10)
Hanno appena preso le pentole Lagostina e il set di mestoli con lo sbucciapatate alla lista Euromarket!

...anche le sei tazzine da tè!


...e pure la zuccheriera e lattiera dell'Alessi.

Penso che ogni 15 minuti ci siano sue telefonate per aggiornare moroso/mamma/non-so-chi sull'andamento degli acquisti per il matrimonio da parte degli sventurati che sono invitati.
Dopo la telefonata di aggiornamento col negozio.
Col quale comunque è collegata via internet per controllare minuto per minuto chi-sta-comprando-cosa per lei.

Non ne posso più.

Questa volta è appena toccato a Mauro, che ha appena obbligato a chiamare non so chi.
Mauromauromauro, aspetta [finge di parlare in silenzio ma ovviamente è udibilissima]
Per favore chiama tu daidaidaidaidai tipregotipregotiprego
tipregotipregotiprego tipregotipregotiprego

...tredici quattordici quindici sedici diciassette diciotto...

Non so cosa stia contando ma è impegnata a sgranare un udibilissimo rosario di cifre, intervallato da

AH - UH - E ME NE MANCANO ANCORA - PORCA PUTTANA - SONO BEN DI PIU' - EH - OH - IH - SI', QUESTO... - HIHIHIHI HO SBAGLIATO I CONTI - SIIIIIIIIIIIII...

Un folle soliloquio.

Se domani non mi vedete sui giornali come suo assassino avviate pure le pratiche per la mia canonizzazione.

...volevo dirti che in ufficio da me siamo in 47... [pregustando i soldi di quei poveri deficienti che le faranno un regalo per il suo fottutissimo matrimonio col quale sta sfracellando i maroni a TUTTI]

entra ed esce 2000 volte dalla stanza, digita calcoli sulla calcolatrice contabile (quella rumorosa, ovviamente, con il foglietto tipo scontrino che viene fuori).

...Voglio dire, ma scusa, 168 euro cosa gli costava prendere qualche altra cosa per fare cifra tonda.

...Mi sa che alla fine la lavatrice non me la regala nessuno e mi regalano tutti il TV al plasma.

...e via così.

Io cerco di resistere.

Ripeto mentalmente, cercando di soffocare gli istinti omicidi: Il Signore è il mio pastore.
Il Signore è il mio pastore.
Il Signore è il mio pastore.
Il Signore è il mio pastore...

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08 febbraio 2007

Ascolti Big Brother

Un post, il primo dell'anno - l'otto di febbraio! - per annunciare che, nonostante il periodo decisamente pieno di impegni che non mi lascia molto per dedicarmi alle mie passioni, sono riuscito da ieri sera ad aggiungere al blog una nuova, succosa feature: la playlist dei miei ultimi ascolti (inclusi quelli fatti su iPod, se avrò l'accortezza di scaricare i dati relativi sul pc come si deve, cosa che finora è avvenuta solo una volta).
Una bella figata, non c'è che dire. Se ne sentiva proprio il bisogno.

Ringraziamenti vivissimi a Capobranco, che ha avuto
anche l'idea di utilizzare il servizio offerto dal sito Last.fm per creare "RadioPattiniNews", un broadcast formato dai gusti musicali e dalle preferenze dei pattinatori iscritti.
In bocca al lupo al nuovo network dei rotellisti!

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29 dicembre 2006

Largo ai giovani

Guardando le ultime notizie, ci si rende conto che la nostra classe politica è sempre più spesso in ospedale. Ultimamente c’è stata un’ecatombe politica sul fronte salute. Berlusconi qualche giorno fa si è accasciato di fronte ai suoi e dopo pochi giorni è volato in America a farsi mettere un bypass (stranamente non si fida dei progressi compiuti dal Servizio Sanitario Nazionale dopo 5 anni di suo governo e si fa operare all’estero, lui che può). Ma i guai sul fronte della salute, a causa dell’età avanzata della nostra classe politica, sono, come va di moda dire oggi, assolutamente bipartisan o, come si diceva qualche tempo fa, trasversali. Infatti, è di oggi la notizia che Giuliano Amato, responsabile del Viminale, si è sottoposto ad un intervento di angioplastica coronarica, mentre sul fronte bertinottiano si registra l’asportazione della prostata. L'ex operaio adesso è operato. Si sospetta che anche Fini si sia sottoposto a qualche tipo di accertamento medico, ma lui si è affrettato immediatamente a smentire e a querelare per "diffamazione" (sic!).
Le disavventure testé riportate evidenziano inevitabilmente un dato sconfortante: l’Italia è sempre più una gerontocrazia, una nazione in mano a gente in età sempre più avanzata, da un lato soggetta ai problemi tipici della vecchiaia – infatti alcuni danno inequivocabili segnali di problemi neurologici – dall’altro poco sensibile ai problemi delle nuove generazioni. Ovvio che tendano a tagliare le pensioni: loro ci sono già! Anzi, non è esatto: loro non sono ancora andati in pensione e non ci andranno mai, fino alla fine dei loro giorni resteranno bene assestati sulle posizioni di potere a godere dei privilegi di chi comanda, parassitando sui giovani.
Sembrano esagerazioni? Vogliamo parlare della crescente precarizzazione del lavoro? È naturale che i politici se ne freghino del lavoro temporaneo e lascino sempre più mano libera ai datori di lavoro: tanto, si tratta di un problema dei soli giovani, i vecchi sono sempre saldi al comando, mentre i più giovani annaspano sottopagati, costretti a farsi il mazzo per la concessione dell’agognata conferma, li rinnovo del contratto di lavoro per un altro anno, o per altri sei mesi, e via prorogando, rosicchiando brevi rinvii a garanzia della propria sussistenza... E la tendenza a sfruttare il lavoro precario non è più appannaggio delle sole aziende, anche la Pubblica Amministrazione non mette più a concorso posizioni a tempo indeterminato, ma soltanto quelle a tempo determinato. Anche i contratti di formazione e lavoro, a tempo determinato ma finalizzati alla stabilizzazione del rapporto di lavoro, sono prorogati di anno in anno con provvedimenti legislativi, dato che la Pubblica Amministrazione tende a rinviarne la conversione il più possibile. Esempio: l’ultima finanziaria, all’articolo 1, comma 528 (solo?), prevede che, in attesa delle procedure di conversione dei contratti di formazione e lavoro già prorogati al 31/12/2006 e di quelli in essere alla data del 31/09/2006, i contratti medesimi siano prorogati al 31/12/2007. Per inciso, il contratto di formazione e lavoro dovrebbe durare al massimo due anni, ma conosco gente il cui contratto di formazione era già stato prorogato l’anno passato, e che adesso è già alla seconda proroga, disposta con la finanziaria il 21/12/2006, a soli 10 giorni dalla scadenza della proroga precedente. È bello lavorare così, con delle salde certezze sul proprio futuro... Tanto ai vecchi babbioni che ci comandano non frega nulla, non è mica un problema loro.
Ma non dobbiamo disperare, all’attuale generazione che si trova intorno alla trentina non serve altro che aspettare, tenendo duro in condizioni precarie, fino alla terza età. Solo allora giungeremo nelle stanze dei bottoni, ai posti di comando, un battaglione di vecchi con l’Alzheimer, cateterizzati o con pannoloni per incontinenti, in sedie a rotelle o minuti di flebo, tutti accomunati dagli onnipresenti acciacchi e dalla fame, a lungo insoddisfatta, di potere. Allora prenderemo le redini e saremo incattiviti e senza pietà.
Nei confronti dei giovani, ovviamente.

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14 dicembre 2006

Ci risiamo coi capricci

Stavolta tocca ad Alfonso Lopez Trujillo, il Presidente del Consiglio Vaticano per la famiglia, mica un cardinale qualunque, dire che gli omosessuali che sentono la necessità di una forma di riconoscimento legale alle proprie unioni non hanno un'esigenza legittima, bensì un "capriccio", quasi fossero dei bambini riottosi che non vogliono andare a letto quando giungono le nove di sera. "Non fare i capricci", diceva la mamma...
Proprio l'equivalente con tunica di genitori rompicoglioni, questi prelati paternalisti, che obdurano nella negazione di diritti legittimi, insistendo nel tacitare chi non la pensa come loro e nel cercare di precludere a tutti la possibilità di scegliere e di decidere per sé.
Proprio come fanno i genitori con i figli minori, ancora legalmente incapaci di intendere e di volere.
Indigna ancora di più questa notizia, perché il modo di liquidare, minimizzandola a capriccio, una urgenza generalmente sentita in una fetta consistente della cittadinanza, è identico a quello utilizzato poco tempo fa dall'ex Presidente del Senato, quello della Legislatura Più Lunga Della Storia Della Repubblica (nonché la più triste) che avrebbe dovuto essere figura imparziale e garante di tutti i cittadini...
Un flashback agghiacciante.

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13 dicembre 2006

Stylissimo!

Il servizio fornito da Blogger è stato recentemente rinnovato ed è attualmente disponibile in versione beta. Naturalmente è stata fornita la possibilità ai vecchi utenti come il sottoscritto di passare alla nuova versione, più ricca di funzionalità e più facilmente personalizzabile, anche senza conoscere bene il codice html.
Inutile dire che mi sono fiondato subito a cambiare servizio e, forte dell'esempio del mago, ne ho approfittato anche io per modificare il modello utilizzato per il blog.
Un intervento di chirurgia estetica come tanti altri: elimina alcune imperfezioni (sono sparite le chicche che avevo linkato in sidebar, non so se le rimetterò) altre le lascia invariate (il banner di Sloganizer è una cosa stupidissima ma mi piace troppo per toglierlo) ma non incide sul contenuto, che rimane assolutamente invariato.
Potranno esserci altri cambiamenti più leggeri nei colori di sfondo, o altre fesserie... ma la sostanza del blog resta la stessa.
Alla fine si tratta della solita discarica.

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12 dicembre 2006

Il mistero dello sgabuzzino scomparso

Questo blog sta seriamente rischiando di diventare una raccolta di sfoghi relativi agli insuccessi della mia ricerca immobiliare. Ma, in fin dei conti, ultimamente la mia esistenza è dominata da questa ricerca, per cui la cosa non è così preoccupante.
Bene, ecco, dopo lunga latitanza, un nuovo post, che potrebbe agganciarsi, per l'argomento trattato, al precedente post sul cialtrone di successo. Ecco i fatti.
Giungo presso un'agenzia immobiliare per recarmi, insieme ad alcuni dei responsabili della filiale, a visitare un immobile di nuova costruzione. Avevo avuto già un'esperienza non incoraggiante con questa agenzia, ma non si sa mai, chissà, penso... lo sterco non è anche un ottimo concime?
Esce il titolare: impressione pessima.
Capello mediamente lunghetto e riccio, per giunta unticcio di gel, Belstaff e abbronzatura tropicale d'ordinanza. Niente da dire, si tratta proprio di un agente immobiliare. Il primo pensiero è che da questo tizio non comprerei nemmeno un etto di mortadella, figuriamoci una casa. La prima impressione, purtroppo, è presto confermata nella sua fondatezza.
Il lampadato ci porta a visitare un immobile del tutto fuori budget (sottolineo che gli ho lasciato una scheda compilata in ogni sua parte e il mio budget massimo è stato da me correttamente indicato). Per di più, scopro di essere stato segnalato al costruttore come possibile acquirente di un immobile del tutto differente dalla tipologia da me richiesta. In altre parole: capisco di avere appena gettato via un pomeriggio di lavoro per avere dato retta ad un idiota.
Come se non bastasse, la moglie del costruttore (lui non c'è ma ci ha mandato la sua vaiassa sui 45 anni che avrà addosso almeno 6.000 euro in vestiti) ci fa vedere l'unico degli appartamenti ancora disponibili nel condominio in costruzione che visitiamo... il soggiorno-cottura è insolitamente ampio, ci sono due camere, due bagni e manca il ripostiglio. Come mai? Ovvio... un rapido esame dell'immobile rivela le dimensioni davvero limitate di uno dei due bagni (che è anche cieco). Un dubbio mi assale e un esame della planimetria conferma il mio sospetto: il secondo bagno misura solo 3,60 metri quadri di superficie, perché in realtà è accatastato come ripostiglio!
Pazzesco... ecco perché in tutte le case di nuova costruzione ci sono due bagni e non c'è mai il ripostiglio. Lo travestono da bagno - che viene fuori, quindi, microscopico e senza finestre, così puoi goderti gli aromi persistenti - per fare alzare il prezzo!
Fortunatamente ho già fissato altri tre appuntamenti con altrettante agenzie per visitare altre case nel corso dello stesso pomeriggio, ma mi girano le scatole a mille lo stesso: questi se ne fregano delle tue esigenze e, pur sapendo che arrivi da un'altra città, ti fanno vedere cose fuori portata e ti fanno sentire pure un pezzente se non acconsenti a sganciargli su due piedi una fesseria come 40.000 euro in più ("Nel caso vi piaccia, sareste mica disposti a salire col budget, magari?").
Io, mia morosa e la vaiassa siamo visibilmente contrariati, quest'ultima solo perché si è disturbata a venire fin qui, a sporcarsi le zampacce di fango, per due pezzenti che non hanno soldi da buttare. Il titolare dell'agenzia getta eroicamente la croce addosso al proprio collaboratore. Poi l'unticcio mi prende in disparte e mi fa scivolare in mano di nascosto un biglietto da visita, sussurrandomi nell'orecchio in tono vagamente allusivo, quasi mi sembra che mi stia corteggiando: "Ho un'altra filiale, la gestione è diversa perché me ne occupo direttamente io, è meglio che ci sentiamo noi due, ho altre occasioni...". A questo punto sono davvero incazzato: se sei così bravo nel tuo lavoro, che ce lo hai messo a fare un collaboratore imbecille in una filiale che porta comunque il tuo nome, genio, per gioco? Questi sono dei cialtroni pazzeschi!
Se resto ancora un secondo, scoppio.
Parto di volata verso la mia macchina senza dire una parola a nessuno, senza voltarmi, incrocio per un attimo lo sguardo della mia ragazza che ha capito subito l'aria che tira e mi raggiunge immediatamente.
Mi fiondo in macchina, metto in moto, faccio salire la mia ragazza e, mentre il collaboratore idiota che ci ha raggiunto mi batte sul finestrino con un sorriso ebete facendomi un cenno con la mano tipo cornetta del telefono ("ci sentiamo?") parto a tutta birra, piantandoli tutti in blocco.
L'unico rammarico è che non riesco ad imbrattare nessuno col fango di cui straripa il cantiere. Sarà per un'altra volta...

... infatti temo che non mancheranno nuove occasioni di farlo con altri geni del mercato dell'intermediazione immobiliare.

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31 ottobre 2006

Life in outer space

Ultimamente proprio non ho avuto tempo per dedicarmi al blog, nemmeno per aggiornarlo con qualche notizia fugace... almeno avrei potuto raccontare la mia partecipazione alla Strapadova Viva (in pattini, of course!) in barba al veto opposto dai vertici della Polizia Municipale alla partecipazione dei rotellisti... eventi che hanno fruttato a me e agli amici skaters la pubblicazione di una foto (addirittura!) su un quotidiano locale – di quelli scrausi gratuiti, però.
Ma non è soltanto colpa della mia proverbiale pigrizia. Un’assenza tanto prolungata dalla mia discarica personale non potrebbe avere solo questa causa, ma non va nemmeno ricercata in motivazioni profonde, come ad esempio crisi di identità, sentimentali... nulla di tutto ciò.
O meglio, potrebbe essere sì una crisi personale, visto che l’unica causa della mia inattività è l’avere intrapreso la ricerca di un’abitazione da acquistare. Un buco nero all’interno del quale la mia vita è stata quasi interamente risucchiata da più di un mese. E non vedo spiragli all’orizzonte.
Non avevo mai passato un periodo peggiore nella mia esistenza: trascorro il mio tempo fuori dal lavoro telefonando a persone senza scrupoli per fissare appuntamenti in ogni mio momento libero allo scopo di visitare immobili – naturalmente sto cercando casa in un comune diverso da quello di attuale residenza e ben distante da questo, con tutti i problemi logistici conseguenti, in primis perdere un sacco di tempo in macchina per i necessari spostamenti. Buona parte dei mediatori immobiliari che ho incontrato, poi, erano tra le persone più spregevoli, forse anche peggio di alcuni venditori di automobili disonesti. Come questi ultimi, insistono nel presentare appartamenti improponibili (per le dimensioni lillipuziane, per la pessima organizzazione degli ambienti, per la loro esposizione, per i quartieri depressi/malfamati in cui sono situati) come delle regge principesche, negando l’evidenza come e quasi meglio degli avvocati. Ho incontrato avvoltoi della peggiore specie, che di fronte ad un cubicolo ricavato in una vecchia torre campanaria che cade a pezzi sarebbero capaci di dire che non è un buco piccolo, squallido e invivibile, ma che ci troviamo di fronte ad un “accogliente attico con vista panoramica in signorile contesto, spese condominiali zero, in posizione invidiabile”.
Ne ho viste di tutti i colori, specialmente nel campo degli immobili di nuova costruzione. A parte che nei primi tempi cercavo a Mestre (Mestre! Cavolo, ma dovevo essermi rimbecillito!), cosa che meriterebbe un post a parte sulla situazione immobiliare e urbanistica di quel comune, quasi un caso a sé in Italia.
Ma facendo un discorso che prescinde da Mestre (magari ci tornerò in un secondo momento) gli immobili di nuova costruzione sono orripilanti, specialmente nella tendenza a ricavare spazio in tutti i modi, principalmente eliminando gli ambienti utili: sembra che il bagno sia diventato la stanza più importante della casa, in esso c’è sempre la massima cura per i dettagli e gli accessori. I sanitari, in particolare, ormai non poggiano più a terra ma sembrano levitare, sospesi nell’aere, in attesa di ricevere le nostre nobilissime deiezioni. Non manca mai pure la vasca per l’idromassaggio, come se l’essere umano medio trascorresse metà della propria esistenza chiuso in bagno.
Come non menzionare la piaga delle nuove costruzioni, il famigerato angolo cottura? Mentre il gabinetto, ormai, nelle menti dei progettisti (mi rifiuto di credere che siano architetti, però) riveste il ruolo di ambiente principale della casa (anche se non per lo spazio, dato che le sue dimensioni spesso sono minime), la cucina è relegata al gradino più basso delle dotazioni di un’abitazione. Perché realizzare una cucina abitabile, come nelle case in cui siamo cresciuti tutti, dato che al giorno d’oggi non si cucina più? Molto meglio fare un angolo cottura in salotto: lo spazio da dedicare in fase di progettazione alla cucina è risparmiato, basta piastrellare un angolo del soggiorno, fare gli attacchi dell’acqua e il gioco è fatto. E per te, o disgraziato che avrai la sfortuna di andarci a vivere, è ugualmente comodissimo: puoi controllare lo scongelamento del precotto nel forno a microonde mentre guardi la TV, comodamente sprofondato sul divano del salotto, a 2 metri di distanza dal microonde, il massimo della sciccheria. Magari, con un adeguato sistema di argani e paranchi, si può cucinare senza nemmeno alzarsi dal divano. Basta con questo inutile spreco di spazio rappresentato dalla cucina abitabile di una volta... Vuoi mettere, poi, la soddisfazione di farti un risotto e di continuare a godere dell’aroma persistente del soffritto in salotto, sul divano e sulle tende, per giorni e giorni? Questi piccoli piaceri della vita contemporanea non hanno prezzo. Carne e pesce alla griglia è meglio scordarseli, specie in inverno, stagione nella quale le finestre è meglio tenerle aperte il minor tempo possibile per non disperdere calore. E poi, via, si economizzano le energie con la cucina in soggiorno. Mettiamo che di sera, sonnecchiando davanti alla televisione, ci si svegli di botto con il dubbio amletico: “avrò chiuso il gas?”. Nelle case di nuova costruzione non ci si dovrà più alzare, mezzi intontiti dal sonno, per percorrere a piedi (follia!) quei dieci metri che ci separavano dalla cucina... no, basterà voltare la testa a destra (o a sinistra, dipende da dove sistemerete il divano) per vedere se il gas è aperto o chiuso. E poi riprendere a dormire, rassicurati. Sono progressi, indubbiamente.
Per non parlare dell’organizzazione degli spazi restanti... anche qui i geni della progettazione immobiliare si sono sbizzarriti nella ricerca delle soluzioni peggiori dal punto di vista del comfort offerto dall’appartamento. Il parquet è dappertutto, sia in soggiorno, sia nelle camere da letto, non manca mai, va bene, ma il ripostiglio è considerato dalla maggioranza dei progettisti inutile, quindi, semplicemente non c’è. Chiaro, perché la roba in più la metti sotto il letto, no? A questo servono i letti, meglio se soppalcati, giusto? Assolutamente vietato il futon, ovviamente, a meno di non rassegnarsi a gettare la roba per terra e ammucchiarla negli angoli. Razionalissimo, certo.
Parliamo delle restanti stanze, delle camere singole, delle matrimoniali e delle cucine (quando ci sono). La disposizione delle finestre, delle porte e delle porte-finestra è così errata che spesso nelle cucine non è possibile mettere un tavolo normale, altrimenti ne ostacolerebbe l’apertura. Idem dicasi per armadi capienti e cassettiere nelle camere da letto. Spesso di fronte al letto non c’è lo spazio per mettere nulla e lateralmente non si possono mettere mobili di fronte alla finestra, sull’altro lato c’è la porta che deve potersi aprire... risultato, resta una sola parete, da dividere tra armadio (piccolo) e cassettone (se avanza spazio). Per non parlare delle stanze singole, dove l’unico modo per avere un armadio è incassare il letto singolo in un armadio a ponte... per restare con una stanza in tutto simile ad una cuccetta ferroviaria.

Hanno voglia tutti, in tv, nelle riviste, nelle conferenze per addetti ai lavori, a riempirsi la bocca di bioedilizia, di ergonomia, degli innumerevoli comforts offerti dagli immobili residenziali contemporanei. Prima di parlare, vadano a farsi un giro nelle case di nuova costruzione che i mediatori immobiliari propongono ordinariamente a noi comuni mortali.
E pure a carissimo prezzo, per giunta.

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12 ottobre 2006

Per chi io valgo?

Spinto dalla curiosità di vedere se il servizio di valutazione economica dei blog di Technorati, dopo l'inserimento di un link ad un mio post nella home di libero e, poco dopo, in alcuni blog con un certo seguito, ha registrato delle variazioni, mi sono detto: rifacciamo il giochino, chissà che è successo. Il responso è stato sconvolgente...


My blog is worth $3,387.24.
How much is your blog worth?


Ma qualcosa non mi torna. Ok, può lusingare raggiungere un risultato del genere, ma la piccola soddisfazione è presto cancellata se mi pongo un semplice interrogativo...

Chi cavolo potrebbe mai voler comprare questo blog e a quale scopo?

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02 ottobre 2006

Young again

Matrimonio di una coppia di amici il 24 settembre scorso, un'occasione per incontrare molte persone che non vedo da tanto tempo, disperse qua e là per l'orbe terracqueo. È entusiasmante poterli rivedere tutti insieme per un evento felice.
Dopo la bella cerimonia ci spostiamo altrove per il ricevimento ed il pranzo. Location adeguata, megavilla nel vicentino con giardino e parco immensi.
Si comincia con un buffet, veramente buono e ricchissimo, poi si prosegue con un pranzo interminabile. Roba da turnarsi al bagno a vomitare per fare posto ad altro cibo. Anche il livello alcolico si mantiene altino, complici i vari vini pregiati che si alternano sulla nostra tavola. Si giunge così fino alle sette circa, quando finisce il pranzo e la parola magica diventa “open bar”. Abbiamo già bevuto di tutto, fra fase aperitivi e pranzo, ma è qui che si inizia a giocare pesante. Vari bicchieri di whisky, rigorosamente Irish, del whisky cola (che mi faccio quando mi accorgo che le mie condizioni psicofisiche degenerano rapidamente) un paio di Becks in bottiglia, tre lattine di birra di cui non ricordo il nome... e sono pronto per lo show. Anche i miei amici non si sono fatti pregare per sderenarsi con l’alcol, è già un po’ che si balla e buona parte degli invitati è andata o sul punto di andarsene. Ormai è giunto il momento in cui restano in pochi ma buoni, padroni della scena. Occupiamo la pista, coadiuvati dal deejay, preventivamente istruito (e successivamente tormentato) per darci quanto vogliamo. Alcuni elementi della scaletta: Pearl Jam, Bruce Springsteeen, The Prodigy, Red Hot Chili Peppers, Rage Against The Machine, Dee-Lite, The Who, Led Zeppelin, Madness, Meganoidi e altro ska vario...
All’ascolto delle prime note di One Step Beyond mollo le persone con cui sto parlando e mi scaravento in pista, trovandovi a ballare il Mozambo, già scamiciato, con gli occhiali da sole (!) devastato al punto giusto e coadiuvato da Zanna Bianca, il Bruxellese, The Polish Hoe, il Parigino e lo sposo stesso: siamo in tanti a scaraventarci l’uno contro l’altro, in preda allo sconvolgimento alcolico. Alcune ragazze in abito lungo che ballano in pista da prima, vista la mala parata, si spostano ai bordi della pista per poi sparire definitivamente dopo un paio di pezzi.
Passati i Subsonica e qualche pezzo interlocutorio, durante il quale si continua a cazzeggiare sulla pista consumando altre bevande, è la volta dei Prodigy: lo sposo apre la camicia e balla a torso nudo (cravatta ancora annodata al collo, però) e arremba un tavolino in mezzo alla pista, montandovi in equilibrio precario per poi saltare giù tipo Pete Townshend degli Who; Zanna, pure lui con gli occhiali da sole, ha perso una delle lenti e sembra una versione folle e alcolizzata di Capitan Harlock; il Mozambo irrompe scaraventando un paio di sedie in vimini in pista e poi di nuovo sull’erba, poco prima che si sloghi la caviglia. Non rinuncia solo per questo a cazzeggiare in pista, mentre gli si versa birra gelata sull’articolazione, quasi fosse un unguento lenitivo.
La situazione rapidamente degenera. (come, direte, più di così? Sì.). Dato che il livello alcolico è ormai giunto ben oltre i limiti, le scene sono tantissime.
Riporto alcuni flash (i ricordi a questo punto si fanno un po’ frammentari): ballo scatenato sul bel prato all’inglese, Zampa balla prima da solo in cima al pozzo mentre noi lo si prende a pallonate, poi andiamo in massa a ballare in cima alla gradinata/balcone posta all’ingresso della villa, mentre facciamo da bersaglio alle pallonate degli altri, qualcuno arriva e ci scaccia dicendo che rischiamo di danneggiare i vetri della villa; coreografie pazzesche in pista (quasi tutti ormai scalzi) su Give It Away dei Red Hot (pare che esista un video che documenta fedelmente quanto accaduto in questa fase); il deejay che prende il microfono in mano e si complimenta con lo sposo e gli invitati “perché è la prima volta che mi chiedono Paradise City ad un matrimonio”; salti e pogo bestiale su Bulls On Parade dei R.A.T.M... e via così.
La mia ragazza, che ha assistito attonita e divertita a tutto quanto è accaduto, ha in seguito detto che “sembrava di guardare un video musicale, hai presente, quelli un po’ demenziali...”.

Insomma, in qualche modo la macchina del tempo l’altra sera si è messa in funzione e, nonostante gli anni trascorsi, ha riportato ancora tutto com’era una decina d’anni fa.

Conclusione del racconto: torno a casa all’una, distrutto, sveglia alle sei del mattino come ogni giorno per andare in ufficio. Bruciori di stomaco, mal di testa e, appena mi alzo, un bel giramento di testa come le mattine di certe domeniche dei vecchi tempi. Punto la sveglia alle otto per telefonare in ufficio e avvertire che prendo un giorno di ferie e torno a dormire.
Per oggi il presente può aspettare.


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16 settembre 2006

Back To Save The Universe

Ancora una volta sono tornato a Gardaland, per una giornata di svago... tecnicamente è andata benissimo e l'avevo anche studiata bene, poco sole quindi poco caldo, puntatina infrasettimanale subito dopo la riapertura delle scuole e conseguentemente file prossime allo zero e macchinari quasi sempre liberi...
Ma la nota stonata c'è stata: alcuni bar, vista la scarsa affluenza, erano chiusi. Questo fattore, unito alla scarsa frequentazione e all'assenza del sole, quasi sempre coperto da quella bella cappa grigia che ci accompagnerà per tutto l'inverno, conferiva all'insieme una certa malinconia autunnale. Mentre aspettavi quei 5 minuti (soltanto 5, incredibile) prima di tuffarti nel terrore delle acrobazie del Blu Tornado, il tuo occhio non poteva fare a meno di fissare le foglie che cadevano incessantemente.
In certi momenti, malgrado l'atmosfera ludica del luogo e le onnipresenti urla di divertimento, sono stato colto dal senso della caducità della vita, che mi ha sopraffatto.
Mi sono sorpreso a pensare a cose tristi, ai traguardi da raggiungere, a quelli, purtroppo, mancati lungo la strada della mia esistenza, a tutte le cose che ancora non ho fatto e soprattutto al tempo che inesorabilmente scorre via...

Per fortuna questa malinconia eteroindotta è durata solo pochi minuti e, con enorme sollievo di chi mi accompagnava, sono ritornato in me, lasciando i brutti pensieri alle spalle e, a farla breve, tornando il solito cazzaro di sempre.

Ancora una volta il mondo è salvo.

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25 agosto 2006

Classe (si fa per dire) dirigente veneta

Ieri mattina, come quasi ogni giorno, compro il quotidiano prima di salire in treno. Mi piace essere informato su quanto succede nel mondo. Ieri si dà il caso che io abbia preso il Corriere della Sera, anche perché c'era il doppio gusto: il Corriere del Veneto in omaggio.
Possiamo dire che il primo è il giornale più serio, quello delle notizie e dei fondi interessanti, come l'intervento sulla storia del multiculturalismo nel mondo di ieri: una lettura stimolante per la riflessione sulle attuali condizioni del multiculturalismo nell'orbe terracqueo, in questi tempi di guerre preventive, di democrazie che si esportano all'estero un po' come le pizze, ma a suon di bombe, di scontri tra culture...
Il secondo giornale riporta le notizie di rilievo locale, con articoli di cronaca spesso pittoreschi, soprattutto quando riportano gli atti e le dichiarazioni degli amministratori pubblici, non soltanto quelli di enti più vicini ai cittadini come Provincia e Comune, ma anche quelli della Regione.
Sembrerebbe incredibile a chi vive in una regione normale che anche gli assessori o i Presidenti di Regione possano essere spunto di ilarità, ma non a chi vive nel Veneto, che deve leggere quasi quotidianamente le improvvide dichiarazioni dei personaggini locali in cerca di voti o semplicemente di notorietà, si tratti del tempestoso Presidente o dei vari assessorucoli o degli esponenti della maggioranza (ma anche la minoranza le spara grosse a volte) del Consiglio Regionale.
È andata così anche ieri mattina: dopo il gustosissimo articolo tratto dal New York Times, mi è toccato leggere questa notizia, che potete leggere QUI come appariva nel riassunto in prima pagina e QUI in versione integrale.
La compagine politica che sfortunatamente governa questa parte di territorio italiano purtroppo supera ogni volta sé stessa, quando si tratta di fare sfoggio di mancanza di cultura, maleducazione, intolleranza... c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Ma ieri si sono superati: tale Diego Cancian, consigliere regionale di PNE (Partito Nord Est, il partito di Giorgio Panto, il personaggio che, tutto sommato, ci ha salvato da un altro governo Berlusconi sottraendo voti importantissimi alla Cdl) ha comunicato alla stampa di avere intenzione di proporre la prossima settimana una legge regionale per vietare agli ospedali pubblici e alle cliniche convenzionate di assumere infermieri immigrati. Leggendo queste parole mi sono tornate alla mente le leggi razziali del ventennio fascista.
No, mi sono detto, stavolta non possono averla fatta così grossa... eppure rileggo, ed è proprio così. Il PNE, fin dal nome, tradisce evidente la propria visione estremamente localista della politica... va bene, trattasi di partito espressione del popolo della partita I.V.A. del Veneto, quindi che facciano fesserie del genere ce lo si può anche aspettare. Ma non è così nel caso dell'Assessore regionale alla Sanità Flavio Tosi, che dichiara candidamente, come se nulla fosse: “Non vogliamo che i nostri ospedali si riempiano di extracomunitari” (sic).
Per quale motivo? Pare che si siano verificati alcuni casi di infermieri musulmani che si sarebbero rifiutati di obbedire alle disposizioni loro impartite da superiori donna (es. tipico, la caposala). Sembra che un caso si sia verificato presso la clinica privata “Rizzola” di San Donà di Piave (l'avrebbe denunciato un medico ma la direzione smentisce).
Ma torniamo ai nostri due beniamini: l'immaginifico Cancian fa di tutta l'erba un fascio e se ne esce con frasi come questa: “I dogmi musulmani sono inconciliabili con il nostro sistema sanitario, che esige tempestività e disciplina, con il modo di essere e di pensare degli italiani”. Trattasi quindi di un fine conoscitore, oltre che del Corano e della religione islamica, anche dei principali caratteri sociologici dell'archetipo dell'italiano. Se si parla di tempestività, in verità, avremmo delle riserve ad attribuire tale caratteristica agli italiani, come pure crediamo che la disciplina non rientri proprio tra le nostre doti peculiari.
Circa la bella proposta di legge che sarà presentata dal partito dell'imprenditore diventato famoso grazie al programma televisivo degli anni '80 “Colpo grosso” (del quale era lo sponsor) Tosi dice: “Ideologicamente la appoggio [!!!] anche il mio assessorato tende a non incentivare le varie richieste di formare e facilitare l'inserimento di personale di etnie non facilmente integrabili con lingua e tradizioni italiane”.
In base a quali valutazioni, e di chi, si stabilisca in modo incontrovertibile la particolare non integrabilità di una certa etnia, proprio non riusciamo ad immaginarlo. Ma Tosi ci soccorre: “Ho cestinato decine di queste domande.” Cestinare è un po' diverso da "non incentivare". Naturalmente è lui che può liberamente valutare chi deve essere discriminato nella politica delle assunzioni degli ospedali per motivi etnici e religiosi: perché con la legge proposta si tratterebbe di istituzionalizzare la discriminazione etnica e religiosa, alla faccia dei diritti fondamentali garantiti a tutti dalla nostra Carta Costituzionale.
Ma Tosi appare consapevole almeno di questo aspetto. Anche se resta fermo che “corriamo il rischio di riempire gli ospedali di immigrati e questo non lo vogliamo” - Dio ce ne scampi! - sembra rendersi conto che “...messa giù [sic!] come dice Cancian, la legge sullo stop alle assunzioni di musulmani rischia di avere un profilo incostituzionale [rischia? Ma va? Solo un profilo?] e quindi di crollare al primo ricorso”. E allora? Pensate che costoro ne deducano l'impossibilità pratica di attuare i propri propositi discriminatori? Macché: l'unica conseguenza che ne trae Tosi è che la legge “Va pensata diversamente”. Tutte cose dichiarate senza vergogna ai giornali, come in una seduta di autoanalisi nella quale emergono tutti i pregiudizi e la mentalità retriva di questa classe dirigente, che di classe ne dimostra ben poca.
Un'altra giustificazione che l'assessore fornisce alle proprie asserzioni è che “la loro preparazione non è al livello della nostra, alla quale non è giusto equipararla. Non dimentichiamo che gli infermieri italiani sono laureati”.
In linea di principio l'argomento potrebbe anche reggere, se fosse fondato, beninteso. Però c'è un passo falso. Il buon Tosi infatti, dichiara poi bellamente che, visto che la legge da proporre la prossima settimana è difficile che non presenti profili di incostituzionalità, per arginare il numero di infermieri extracomunitari, invierà a settembre alle U.S.L. una circolare che imporrà loro di non assumere più infermieri, ma operatori socio sanitari (quindi non sussiste nessun criterio discriminatorio in base alla etnia o alla religione di appartenenza). Tuttavia, se confrontiamo l'iter formativo di queste figure – solo 1.200 ore di formazione obbligatorie - con l'iter che seguono gli infermieri – cinque anni di università – anche l'argomento di cui sopra cade: per non avere personale non specializzato si impedisce di assumere gli infermieri (più preparati) a favore degli O.S.S., che sono per definizione molto meno preparati dei primi.
Ma hanno un pregio, sottolinea l'assessore: non sono figure “importabili” dai Paesi di religione islamica.
Certo, nulla vieta che gli extracomunitari si formino come operatori socio sanitari qui da noi, se non ci fosse il solerte assessore Tosi a “cestinare” decine e decine di domande degli extracomunitari.
Non c'è che dire, è proprio la Casa delle Libertà: libertà dal rispetto delle norme fondamentali che stabiliscono i diritti di base dei singoli, in ossequio alla cecità derivante da pregiudizi medievali.
Peccato che sia lo stesso Coordinamento Regionale del Collegio degli infermieri ad affermare che gli infermieri comunitari, favoriti rispetto agli extracomunitari in quanto non devono, ottenere il riconoscimento del titolo, né sostenere l'esame di lingua, né l'esame sulla conoscenza delle norme della professione: tutti requisiti richiesti ai primi per potere lavorare.
Ma non è per questo detto che gli infermieri comunitari siano i migliori nel lavoro: lo stesso Coordinamento sottolinea che spesso gli infermieri tedeschi, spagnoli, francesi ecc. spesso sono messi a lavorare in corsia senza sapere nemmeno una parola di italiano, con le immaginabili conseguenze per la sicurezza dei pazienti.
Però sono di religione cattolica, vuoi mettere... certamente saranno migliori degli extracomunitari.
Cito in conclusione un pezzo rap di Metro Stars (Maxi B e Michelle da Lugano), “Dov'è Dio”, sui cattolici e le loro crociate (anzi, le loro croci) che nel caso appena illustrato è piuttosto illuminante:

Uno strumento di tortura appeso al muro non migliora una persona.


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18 agosto 2006

Genitori modello

La notizia del giorno è l’arresto in Thailandia e la confessione del presunto assassino di Jonbenet Ramsey, la bambina modella, avvenuto all’incirca dieci anni fa. Ho avuto modo di vedere gli spezzoni delle performance della bambina, riproposti dai telegiornali di questi giorni. Sono rimasto sconvolto e non soltanto perché penso, ovviamente, all’orrenda fine che ha fatto.
Al di là di ciò che avrebbe fatto il reo confesso, che indiscutibilmente è un crimine orribile e deve essere punito, mi ha sconvolto l’aberrazione rappresentata da quella bambina, che sculettava in minigonna come un’antesignana di Britney Spears, ballava, cantava, truccata come una donna adulta a soli sei anni.
Quella bambina brutalmente ass
assinata rappresentava già quando era in vita l’emblema dell’infanzia violentata, piegata da genitori senza scrupoli a vivere una vita anormale, a scimmiottare le donne adulte, esibendosi nella grottesca rappresentazione di una showgirl fatta da una bimba in fasce.
Che razza di genitori potevano essere quelli che avevano ridotto la propria bambina in questo modo?



Non a caso furono sospettati anche loro del delitto. Naturale che fosse così: prima ancora delle sevizie subite dall’assassino, quella bambina è stata sistematicamente violata dai suoi genitori, che l’hanno privata della propria condizione di bambina soltanto per un tornaconto economico.

Che pena.

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