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mauro paternò?!

02 ottobre 2006

Young again

Matrimonio di una coppia di amici il 24 settembre scorso, un'occasione per incontrare molte persone che non vedo da tanto tempo, disperse qua e là per l'orbe terracqueo. È entusiasmante poterli rivedere tutti insieme per un evento felice.
Dopo la bella cerimonia ci spostiamo altrove per il ricevimento ed il pranzo. Location adeguata, megavilla nel vicentino con giardino e parco immensi.
Si comincia con un buffet, veramente buono e ricchissimo, poi si prosegue con un pranzo interminabile. Roba da turnarsi al bagno a vomitare per fare posto ad altro cibo. Anche il livello alcolico si mantiene altino, complici i vari vini pregiati che si alternano sulla nostra tavola. Si giunge così fino alle sette circa, quando finisce il pranzo e la parola magica diventa “open bar”. Abbiamo già bevuto di tutto, fra fase aperitivi e pranzo, ma è qui che si inizia a giocare pesante. Vari bicchieri di whisky, rigorosamente Irish, del whisky cola (che mi faccio quando mi accorgo che le mie condizioni psicofisiche degenerano rapidamente) un paio di Becks in bottiglia, tre lattine di birra di cui non ricordo il nome... e sono pronto per lo show. Anche i miei amici non si sono fatti pregare per sderenarsi con l’alcol, è già un po’ che si balla e buona parte degli invitati è andata o sul punto di andarsene. Ormai è giunto il momento in cui restano in pochi ma buoni, padroni della scena. Occupiamo la pista, coadiuvati dal deejay, preventivamente istruito (e successivamente tormentato) per darci quanto vogliamo. Alcuni elementi della scaletta: Pearl Jam, Bruce Springsteeen, The Prodigy, Red Hot Chili Peppers, Rage Against The Machine, Dee-Lite, The Who, Led Zeppelin, Madness, Meganoidi e altro ska vario...
All’ascolto delle prime note di One Step Beyond mollo le persone con cui sto parlando e mi scaravento in pista, trovandovi a ballare il Mozambo, già scamiciato, con gli occhiali da sole (!) devastato al punto giusto e coadiuvato da Zanna Bianca, il Bruxellese, The Polish Hoe, il Parigino e lo sposo stesso: siamo in tanti a scaraventarci l’uno contro l’altro, in preda allo sconvolgimento alcolico. Alcune ragazze in abito lungo che ballano in pista da prima, vista la mala parata, si spostano ai bordi della pista per poi sparire definitivamente dopo un paio di pezzi.
Passati i Subsonica e qualche pezzo interlocutorio, durante il quale si continua a cazzeggiare sulla pista consumando altre bevande, è la volta dei Prodigy: lo sposo apre la camicia e balla a torso nudo (cravatta ancora annodata al collo, però) e arremba un tavolino in mezzo alla pista, montandovi in equilibrio precario per poi saltare giù tipo Pete Townshend degli Who; Zanna, pure lui con gli occhiali da sole, ha perso una delle lenti e sembra una versione folle e alcolizzata di Capitan Harlock; il Mozambo irrompe scaraventando un paio di sedie in vimini in pista e poi di nuovo sull’erba, poco prima che si sloghi la caviglia. Non rinuncia solo per questo a cazzeggiare in pista, mentre gli si versa birra gelata sull’articolazione, quasi fosse un unguento lenitivo.
La situazione rapidamente degenera. (come, direte, più di così? Sì.). Dato che il livello alcolico è ormai giunto ben oltre i limiti, le scene sono tantissime.
Riporto alcuni flash (i ricordi a questo punto si fanno un po’ frammentari): ballo scatenato sul bel prato all’inglese, Zampa balla prima da solo in cima al pozzo mentre noi lo si prende a pallonate, poi andiamo in massa a ballare in cima alla gradinata/balcone posta all’ingresso della villa, mentre facciamo da bersaglio alle pallonate degli altri, qualcuno arriva e ci scaccia dicendo che rischiamo di danneggiare i vetri della villa; coreografie pazzesche in pista (quasi tutti ormai scalzi) su Give It Away dei Red Hot (pare che esista un video che documenta fedelmente quanto accaduto in questa fase); il deejay che prende il microfono in mano e si complimenta con lo sposo e gli invitati “perché è la prima volta che mi chiedono Paradise City ad un matrimonio”; salti e pogo bestiale su Bulls On Parade dei R.A.T.M... e via così.
La mia ragazza, che ha assistito attonita e divertita a tutto quanto è accaduto, ha in seguito detto che “sembrava di guardare un video musicale, hai presente, quelli un po’ demenziali...”.

Insomma, in qualche modo la macchina del tempo l’altra sera si è messa in funzione e, nonostante gli anni trascorsi, ha riportato ancora tutto com’era una decina d’anni fa.

Conclusione del racconto: torno a casa all’una, distrutto, sveglia alle sei del mattino come ogni giorno per andare in ufficio. Bruciori di stomaco, mal di testa e, appena mi alzo, un bel giramento di testa come le mattine di certe domeniche dei vecchi tempi. Punto la sveglia alle otto per telefonare in ufficio e avvertire che prendo un giorno di ferie e torno a dormire.
Per oggi il presente può aspettare.


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