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mauro paternò?!

11 agosto 2007

Porcelain God

È scoppiata da un paio di giorni la bomba: Valentino Rossi probabilmente è un evasore fiscale. Di quelli seri.
La notizia non colpisce tanto per l'entità dell'evaso o della sanzione comminata dall'erario: 112 milioni di euro a fronte di introiti non dichiarati per almeno 60 milioni di euro, che comportano una evasione fiscale di 43,7 milioni per Irpef, Irap e Iva, che è comunque una cifra stratosferica, quasi inimmaginabile per le persone normali. Una simile cifra si pronuncia senza poterne afferrare compiutamente il significato.
Non colpisce nemmeno la vastità dei beni dei quali si scopre che Valentino Rossi è proprietario. Insomma, in definitiva uno che è stato più volte campione del mondo del motomondiale, polverizzando una marea di record, si suppone che sia letteralmente pieno di soldi... panfili, appartamenti sfarzosi all'estero e in Italia, automobili lussuose a pioggia... Tutto ciò, pur senza saperlo, possiamo benissimo immaginarcelo. e non è mica un problema che sia davvero tanta roba. Se la merita, che diamine, siamo in un sistema capitalistico, ultimamente si porta molto il concetto di meritocrazia, ognuno guadagna proporzionalmente alle proprie possibilità, bla-bla-bla. Non siamo mica quei bacchettoni veterocomunisti della sinistra italiana, no?
No, la cosa che personalmente mi ha colpito di più non ha a che vedere con tutto questo, o per lo meno non direttamente.
La maggior parte degli italiani, pur non essendo patiti fan del motomondiale, ha seguito le gesta di Valentino Rossi con un certo interesse e partecipazione. Le motivazioni di questa attenzione sono plurime: senza dubbio le implicazioni campaniliste (Rossi è un italiano che si fa strada a livello mondiale in modo inarrestabile), l'innegabile carisma del personaggio, la sua simpatia, la sconvolgente bravura (quella vera che, pur essendo frutto di duri sacrifici, fa quasi sembrare semplice e scontato il raggiungimento della vittoria), l'atteggiamento di Valentino che è indubbiamente quello dei veri vincenti (anche se odio questa parola, fa sempre venire in mente quei corsi di formazione motivazionali da due soldi per venditori)...
Una delle cose che personalmente mi ha sempre affascinato del personaggio è l'aria da eterno ragazzino. Quando lo vedi alla televisione, coi capelli ricci e l'orecchino, te lo immagini senza difficoltà a fare le impennate con gli amici su un Fifty truccato per fare colpo su qualche sbarba, anche se ormai il nostro ha varcato la soglia dei trent'anni. Un campione del motomondiale che dà l'idea di poter essere uno di quei ragazzini che stazionano con gli amici al baretto a giocare a calciobalilla e poi, a mezzanotte, via in giro, a scegliersi la disco più adatta per cuccare.
Valentino ha sempre suggerito un'idea di naturalezza, di spontaneità, di semplicità. Spontaneità nelle dichiarazioni a fine gara (anche quando duellava a distanza con gli avversari di sempre mostrando grande maturità e lucidità), naturalezza nel vincere, nel comportamento, nelle battute... Un piccolo Peter Pan, che dà l'impressione di vincere non con la fatica e il sacrificio, ma quasi divertendosi. Un pilota capace di sorpassi incredibili, che giungono sempre al momento giusto, con apparente facilità, come se si trattasse di una garetta tra amici adolescenti sui cinquantini, improvvisata sulla strada per andare al mare in una mattina d'estate. La sua immagine, stampata nel nostro immaginario di sfigati che tirano la carretta col mutuo, concorda con il quadro delineato: in definitiva un ragazzo pulito, nonostante il successo e i soldi.
Scoprire che questo non è vero è la cosa che brucia di più.
Anche lui, purtroppo, se le notizie riportate dai giornali si dimostreranno fondate, sembra essere caduto nel meschino errore di tanti altri prima di lui. Pur guadagnando milioni di euro, avrebbe cercato non già di pagare meno tasse, ma di non pagarne affatto al proprio Paese. Il Paese con la cui bandiera Rossi si avvolge nel consueto giro d'onore a suggello di ogni vittoria. Il Paese il cui inno nazionale ha salutato tutti i suoi successi. Quello che, nelle domeniche del motomondiale, stava incollato davanti allo schermo a tifare per il ragazzino.
I dettagli della storia, per il resto, sanno di già visto: residenza fittizia all'estero; solito nugolo di società alle quali suddividere in mille rivoli gli introiti delle proprie attività sportive e correlate (sponsorizzazioni, gadgets per i fan, spot pubblicitari, ecc.) per nasconderle meglio al fisco; perfino un tentativo di ottenere il condono con il pagamento di una cifra irrisoria, praticamente uno sfregio...
Solo che dall'eterno ragazzino non ce lo si aspettava, non anche da questo supereroe col volto pulito. È come una pugnalata alla schiena.
Nemmeno lui era vero, alla fine.

Lo slogan di uno degli spot fatti da Valentino per una famosa marca di birra recitava: “C'è più gusto ad essere italiani”. Già, certo.
Salvo quando si tratta di fare il proprio dovere di cittadini.

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