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mauro paternò?!

26 gennaio 2011

Mangiare, sputare e altre italiche abitudini

Un delirante editoriale di Mario Sechi su Il Tempo (da leggere, se no non si capisce bene quanto segue) mi risveglia dal torpore invernale per parlare della querelle Saviano-Mondadori e, più in generale, sullo "sputare nel piatto in cui si mangia". Ma andiamo con ordine.
Attendo con ansia il giorno in cui l’italica destra abbandonerà la volgare e meschina abitudine di rinfacciare, a chi è “di sinistra” o si assume tale, i soldi che guadagna, come se che chi è di sinistra fosse geneticamente obbligato all’apostolato in povertà. È pratica disgustosa, ma oltremodo diffusa, purtroppo, nella destra di oggi. Proprio la destra che sostiene il libero mercato e la logica del guadagno. Ma questi sono i tempi, questo è il livello delle dispute letterarie e politiche.
Rinfacciare a Saviano e Camilleri di prendere soldi da Mondadori, quindi dall’odiato Berlusconi, è un controsenso. I soldi che uno scrittore guadagna provengono dalle tasche dei suoi lettori, con l’intermediazione dell’editore, che ne trattiene una cospicua parte. Saviano guadagna dalla pubblicazione della propria opera intellettuale e Mondadori, che ne stampa e pubblica i libri, si prende una bella fetta degli introiti per il disturbo.
Saviano è stato “creato, allevato, coccolato e meritatamente portato al successo dalla Mondadori”? Mica per amore: o meglio, per amore dei soldi. Saviano per Mondadori è un investimento. Molto redditizio, peraltro. Del resto, la “missione del business editoriale non è granché differente da quella di chi produce tondini di ferro: bisogna stampare buoni libri, venderne più possibile e fare utili”. È il capitalismo, bellezza. Di che si meraviglia Sechi?

In ultima analisi, è Mondadori che incassa lautissimi guadagni grazie a Saviano e Camilleri, ed è Mondadori che sputa sul piatto dal quale mangia, quando Marina Berlusconi se ne esce per motivi personali (riguardanti le numerose pendenze giudiziarie del padre) con improvvide dichiarazioni contro uno dei suoi scrittori più redditizi.

Saviano e Camilleri dovrebbero certamente porsi un problema di coscienza, ma la questione sta in questi termini: è giusto che Mondadori (e in ultima analisi, l’odiato Berlusconi) faccia soldi a palate grazie a me, o non è meglio che il mio lavoro faccia guadagnare un editore diverso?

09 dicembre 2010

Sciopero, giustizia e danni irreparabili secondo il Pdl

Domani avrebbe dovuto aver luogo lo sciopero generale del trasporto pubblico... Ma non ci sarà, questo perché l'attuale Ministro dei Trasporti, tale Altero Matteoli, ha precettato i lavoratori rinviandolo a data da destinarsi perché “il provvedimento si è reso necessario ed urgente allo scopo di evitare un pregiudizio grave ed irreparabile al diritto di libera circolazione costituzionalmente garantito". Lo dice testualmente questo Matteoli in una nota in cui comunica il differimento dello sciopero, proclamato da Filt-Cgil, Fit-Cisl, UilTrasporti, Ugl Trasporti, Orsa, Faisa e Fast-Confsal (praticamente tutti i sindacati maggiormente rappresentativi).

A parte i sindacati, che hanno ovviamente protestato, ciò che mi colpisce è che nessuna voce si sia levata in difesa dello sciopero, contro un atto che comprime indebitamente tale fondamentale diritto, l'unico il cui esercizio può permettere ai lavoratori di far valere le proprie legittime rivendicazioni.

È ovvio che l'esercizio del diritto di sciopero nel settore dei trasporti comporta dei disagi alla circolazione pubblica, nessuno si è mai sognato di sostenere il contrario. Ma dire ciò che dice l'ineffabile Matteoli equivale a sostenere che l'esercizio del diritto di respirare comporta un pregiudizio grave ed irreparabile al diritto di non avere l'aria inquinata dall'anidride carbonica espirata.

Che razza di discorso è? La Costituzione afferma all'articolo 16 il diritto alla circolazione dei cittadini, che non può essere limitato per ragioni politiche. La norma della Costituzione repubblicana vuole evitare, dopo il regime fascista, che si possano disporre misure limitative della libertà personale, come ad esempio il confino, utilizzato per neutralizzare gli oppositori politici. Ma cosa c'entra questo con il diritto di sciopero?

E pure se c'entrasse qualcosa, è normale che ogni sciopero comporti dei disagi, ed è altrettanto evidente che esiste una gerarchia tra i diritti costituzionalmente garantiti, che pertanto permette che un diritto ceda di fronte all'esercizio di un altro. Nessuno si è mai sognato di mettere in dubbio verità così lapalissiane, a parte questo mirabolante ministro. Lo sciopero, oltretutto, può comprimere altri diritti, ma solo per un periodo di tempo molto limitato. Quindi, dov'è il pregiudizio grave ed irreparabile? Cosa avrebbe questo sciopero di differente dagli altri scioperi che in passato hanno normalmente avuto luogo senza che alcun ministro sia intervenuto a bloccare illegittimamente l'uso, da parte dei lavoratori, dell'unico strumento che possa loro permettere di far sentire la propria voce? Naturalmente niente.

È evidente che sono tutte quante fesserie, accampate solo per fare l'unica cosa che questo Governo sa fare: frustrare in ogni occasione le legittime rivendicazioni dei lavoratori, con buona pace dei grassatori e delinquenti, indultati fin troppo generosamente per salvare il solito mandante. I criminali indultati e gli evasori fiscali condonati, quelli sì che non hanno danneggiato nessuno, a parte la società civile e lo Stato.

Questo è il concetto di giustizia e progresso sociale di questa gente.

08 dicembre 2010

30 anni fa


29 luglio 2010

Ubuntu Lucid Point Release 10.04.1 delay

A quanto pare, rispetto all'originaria data del 29/07/2010, la versione stabile dell'ultima LTS di Ubuntu (Lucid) sarà rilasciata con un ritardo di tre settimane rispetto alla roadmap stabilita in precedenza, il 12/08/2010.
Questo quanto risulta da una
email di Robbie Williamson, dello staff di Ubuntu, trovata su Launchpad.
Stavo aspettando la Point Release e il ritardo un po' mi secca (sul desktop di casa ho ancora la precedente LTS, non essendomi arrischiato ad installare la 10.04 originale) ma che si prendano pure tutto il tempo che gli serve, basta che la release sia
stabile.

Aggiornamento del 13/07/2010: la data del rilascio è ulteriormente slittata al 17/08/2010! Cliccando su questo link maggiori dettagli.

12 luglio 2010

"La politica del cucù"

La bestemmia sceglietela voi.

22 giugno 2010

Il Fatto Quotidiano

Oggi “esce” online Il Fatto Quotidiano, che, dal blog L’Antefatto assume finalmente la forma di vero e proprio giornale online, al pari di La Repubblica, Il Corriere e altri giornali.

O meglio, dovrei scrivere “dovrebbe uscire”, visto che se si tenta di accedere, il messaggio che si vede è questo:


Sono cose che danno soddisfazione.

16 giugno 2010

Ci vuole coraggio

...a chiamare tagli agli "SPRECHI" il mancato aumento delle retribuzioni dei dipendenti pubblici. Nemmeno l'adeguamento all'inflazione del C.C.N.L. ampiamente scaduto.
Un altro grandioso risultato di questo governo: impoverire una bella fetta di famiglie italiane.
Ovviamente la manovra è definita "equa" dal governo.
Come no.

01 giugno 2010

appello ai lavoratori pubblici ed ai cittadini

[Il testo che segue è un copia-incolla da un comunicato stampa della CGIL]

sono un dipendente pubblico, non sono un manager pubblico, non sono corrotto, nessuno mi ha pagato la casa a mia insaputa, guadagno mediamente 1200,00 euro al mese, svolgo il mio lavoro con le scarse risorse che lo Stato mi affida, cerco di far fronte alle mille problematiche che i cittadini sono costretti ad affrontare quotidianamente e di risolvere i loro problemi, applico le regole dello Stato per garantire a tutti le stesse possibilità anche se il Governo di questo Stato è insofferente alle regole, garantisco, o almeno ci provo, servizi e diritti.

Sono un cittadino italiano

Eppure per il Governo Berlusconi io non sono tale. Questo Governo mi dice che con la manovra economica non metterà le mani nelle tasche degli italiani ed invece a me le ha già messe togliendomi nel 2008 il 20% del mio salario accessorio che era già nelle mie tasche ed oggi mi blocca i rinnovi contrattuali per i prossimi quattro anni a partire da quello in corso, che significa con l’inflazione che sale che il mio salario perderà potere d’acquisto.

Io non ho provocato la crisi. Eppure a me che ho già dato il Governo chiede un atto di responsabilità perché io non rischio il posto di lavoro come i lavoratori privati però il Governo non dice che nel lavoro pubblico si perderanno con questa manovra 45 mila posti di lavoro, lavoratori a tempo determinato ed interinali, che insieme a noi hanno fino ad oggi permesso agli uffici pubblici di funzionare e che non ci sarà alcun rinnovo generazionale perché bloccano il turn over e tagliano ancora gli organici delle Pubbliche Amministrazioni impedendo qualsiasi tipo di assunzioni.

E se fossi vicino alla pensione rischio di vedere allungato il mio rimanente percorso lavorativo e se invece mi permetteranno di uscire dal lavoro mi dilazioneranno in tre rate il mio TFR, il mio denaro che ho messo via nel corso degli anni, e se fossi una donna dal prossimo anno sarò costretta ad andare in pensione a 62 anni e dal 2016 a 65.

PER TUTTO QUESTO IL 12 GIUGNO A ROMA ALLA MANIFESTAZIONE INDETTA DALLA CGIL DI TUTTO IL LAVORO PUBBLICO E POI ALLO SCIOPERO GENERALE

IO CI SARO’

31 maggio 2010

Il fascino incomprensibile della cialtroneria

Credo che dopo puttanopoli, i massaggi di Bertolaso, le foto di Topolanek col cazzo in tiro a Villa Certosa, Tarantini, le porcate di Vespa e Minzolini degne del giornalismo di stato ai tempi dell'U.R.S.S., dopo le bugie sulla tenuta dei conti pubblici italiani, solidissimi a parole fino alla manovra da 25 miliardi di euro (manovra che,come sempre, pesca dove si è sempre pescato lasciando intatti i patrimoni degli evasori), dopo gli inesistenti tagli agli sprechi della classe politica, dopo la legge che mette la mordacchia all'informazione, degna dei peggiori regimi dittatoriali sudamericani, dopo tutto questo e molto di più, apparirà evidente anche al più stolto degli italiani che il governo Berlusconi è un'accozzaglia di cialtroni, servi dell'unico padrone, privi di senso di responsabilità e dello stato.
Nonostante questo,sono certo che gli italiani lo rivoteranno fino alla morte, perché gli italiani vogliono essere dominati, non rispettati.

04 maggio 2010

"Abbiamo perso un ministro capace..."

...non ha detto di cosa è capace, ma un'idea ce la siamo fatta.

Speriamo non lo facciano ministro per la terza volta.

Da noi, tutto è possibile.

03 maggio 2010

Guess who's a biker?





11 marzo 2010

Il fine umorismo di ortograffia

Oggi, in ufficio, si parlava con un collega dell'imminente ascesa della Lega alle prossime elezioni regionali.
Io, scherzando, mi lamentavo del fatto che, col cognome che porto, mi toccherà certamente tornarmene in meridione.

Collega: "Non credere che sia così, in fin dei conti Bossi ha una moglie meridionale."

Io: "Ma che c'entra, l'ha sposata perché gli piace fottere i terroni."

(Applausi e risate scroscianti dei colleghi presenti)

24 febbraio 2010

Il Messia è sempre assolto

Da qualche giorno, causa frane e smottamenti vari, chi aveva fatto finta di dimettersi, rinunciando al proprio incarico, ha preso l'occasione al volo e si fa vedere sempre sul luogo del disastro. Giubbino blu della Protezione Civile, a volte il caschetto che fa tanto capocantiere, compare generalmente al capezzale di signore disperate, in lacrime, che gli raccontano di aver perso la casa, averi, tutto quanto. Egli le ascolta, con lo sguardo compassionevole, lo sguardo pensoso, già volto alla ricostruzione, che è il suo mestiere. Se a volte non rispetta la legge bisogna sorvolare, ché quelli come lui stanno al mondo solo per dare risposte immediate - all'emergenza, si intende, non agli imprenditori mezzani, per carità.

"Sono qui per questo", risponde con tono pacato, un po' confessore, un po' guaritore, uno sciamano con elmetto e cazzuola. E io che pensavo fosse giunto di corsa perché avevano aperto un nuovo centro sportivo con sala "massaggi", dei quali, a quanto pare, non riesce a fare a meno.
Comunque sia, l'ordine diramato alle televisioni dal Grande Comunicatore per proteggere l'immagine del suo pupillo deve essere lo stesso di sempre: bagni di folla adorante - per necessità e disperazione - che legittima il Messia. Il popolo, sempre il popolo a legittimare col suo favore ogni porcheria, a conferire la speciale patente di impunità, tanto ambita da chi ha la coscienza sporca. "È stato incastrato" è la litania scelta per fondare l'assoluzione popolare.
L'unica cosa che gli si sarà incastrata è la lampo dei pantaloni.

19 febbraio 2010

Le piccole differenze


Pulp Fiction, dialogo fra John Travolta e Samuel Jackson sulle piccole differenze che intercorrono tra Stati Uniti ed Europa: la citazione del titolo del post è presa da là.
Oggi a Roma verso l'una e un quarto mi avvicino alla scalinata della
metropolitana perché devo raggiungere una persona. Mi sono dimenticato dello sciopero del trasporto pubblico locale, però. Devo aspettare almeno tre quarti d'ora fino alla fine dello sciopero, ma poi non mi troverò più con i tempi. Appuntamento saltato. Faccio spallucce e chiamo la persona per annullare l'impegno... ci siamo abituati, che vuoi che sia... accettiamo questi contrattempi con fatalismo, come un male necessario. Anche perché se non scioperano, come fanno i lavoratori a farsi alzare lo stipendio in questa Italia del 2010?
Mi avvicinano tre ragazzi giapponesi, turisti, chiedendomi informazioni sul perché la metropolitana abbia i cancelli chiusi. Spiego che i trasporti locali oggi sono "on strike" e che quindi c'è da aspettare. Non capiscono. All'inizio diffido del mio inglese, poi della loro capacità di comprendonio, ma dopo un po' capisco: non conoscono il concetto di sciopero! Mi è venuto in mente che l'altro anno il ministro dei trasporti giapponese si è scusato perché per l'anno precedente tutti i treni di tutto il Giappone avevano realizzato un ritardo di tre minuti! Da noi, sarebbe l'eden.
Mi chiedono con quale frequenza ci siano gli scioperi qui da noi e quando io rispondo, emettono un verso tipo "TZOH!" che deve significare qualcosa tipo "seeee..." o "minchia!".
Su richiesta, spiego che succede in tutti i settori, per legittime rivendicazioni salariali, peraltro.

"TZOH!"

Spiego che, inoltre, da noi i treni sono sempre in ritardo e nessuno si è mai sognato di chiedere scusa per i disservizi.

"TZOH!"

Che c'entra col titolo? The little differences.
...appunto.

17 febbraio 2010

N4no profeta in patria



A quanto pare, la corsa dell'attuale ministro della funzione pubblica alla poltrona (pardon, carega) di sindaco di Venezia non è ben vista da tutti i veneziani, se si continuano a registrare segnali di dissenso riportati sui manifesti coi quali il nostro ha subissato la città. A quanto pare i veneziani, storicamente piuttosto esigenti coi propri primi cittadini, non hanno apprezzato che il nostro abbia dichiarato che, in caso di vittoria, non lascerebbe il ministero, esercitando contemporaneamente ambedue le funzioni.
Il concetto è questo, ma l'anonimo graffitaro della seconda foto lo ha espresso con ragguardevole ed efficace capacità di sintesi.
Vedere per credere.


09 febbraio 2010

Campagna elettorale a Venezia

C'è un personaggio che sta facendo di tutto per essere eletto sindaco di Venezia, non contento dei danni causati alla Funzione Pubblica in poco più di un anno.
Tuttavia, l'ometto non demorde e affitta una serie di spazi pubblicitari - tutti appartenenti alla medesima tipologia - occupandoli con la propria foto (una che non rende giustizia dell'orrore che solitamente si prova alla sua apparizione).

A prescindere dalle plurime operazioni di maquillage operate dai cittadini veneziani ai suddetti manifesti (epiteti ingiuriosi, aggiunta di trucco femminile o da burattino: basta guardare agli approdi dell'A.C.T.V.), una cosa è certa: mai collocazione fu più azzeccata.


(Per i meno svegli: trattasi del tipo di cestino per le immondizie utilizzato a Venezia)

06 dicembre 2009

Secondo i telegiornali ieri al NO-B Day eravamo solo in 90.000


...almeno 500.000 per me (per gli organizzatori anche 1.000.000 di persone se è per questo). Una media sembra essere il giusto mezzo... in medio stat virtus, dicevano i latini.
Io posto le foto, guardatele e parlatene con chi c'era per farvi un'idea della grandissima affluenza.
Triste sentire al telegiornale le cifre non veritiere e le dichiarazioni di quasi tutti i politici che tendono a minimizzare e a sminuire quello che è accaduto qui a Roma ieri.

Deve passà 'à nuttata...

04 novembre 2009

Ci voleva l'Europa

C'era proprio bisogno di scomodare la Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo per affermare un principio sacrosanto, cioè che in uno stato laico e aconfessionale la scuola pubblica non può ostendere nelle aule simboli religiosi?
Purtroppo sì, visto che in Italia né il TAR Veneto, né il Consiglio di Stato, né la Corte Costituzionale (la Corte Costituzionale, cazzo!) avevano trovato il buon senso (o il coraggio, in uno stato dove l'influenza della Chiesa è diuturna) di affermare questo semplice principio.
La vera notizia è questa, che l'Italia nel 2009 non è ancora uno Stato laico - con buona pace dei principi stabiliti dalla Costituzione - e che i politici tutti, da destra a sinistra, non riescono a liberarsi dall'influenza del clero, per timore di perderne l'appoggio.
Dalle destre ci si poteva ragionevolmente aspettare il solito clamore, i toni accesi, l'ostentata indignazione... tutto ampiamente previsto dal solito, vetusto copione.

Ma Bersani, che delusione. Nemmeno ha iniziato a fare il segretario del PD e già si genuflette agli interessi del Vaticano, con attitudine cerchiobottista evidente. Da La Stampa di oggi: "
Penso che su questioni delicate come questa - ha osservato - qualche volta il buonsenso finisce per essere vittima del diritto. Un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno".

No, è il buon senso di Bersani in questo caso a cadere vittima di considerazioni utilitaristiche ad evidenti fini elettorali.
I giudici europei hanno affermato che il crocefisso ha molti significati, ma quello religioso è quello predominante. Quindi, la sua presenza nelle aule scolastiche evidentemente assume un significato religioso e ciò farà ritenere agli studenti di essere educati in un ambiente scolastico marcato dalla religione cattolica. E se non appartengono ad alcun credo religioso o ad altro credo diverso da quello cattolico, forse non si sentiranno rispettati dall'istituzione scolastica pubblica. Così difficile arrivarci, per i nostri politici e per i giudici italiani?

Ma in Italia, si sa, non si toccano mamme né madonne.

Il rispetto dei principi fondamentali della nostra Costituzione, oltre che del buon senso, comporta che "
lo Stato è tenuto a conformarsi alla neutralità confessionale nell’ambito dell’educazione pubblica perchè studenti di tutte le religioni o atei sono obbligati a seguire le lezioni e lo scopo della scuola è di accrescere la capacità degli alunni a pensare criticamente" (così i giudici).

O, se proprio vogliono lasciarlo nelle scuole, che ci sia una targa ben evidente sotto, a caratteri cubitali, che reciti qualcosa di simile a questo:

"
La presenza di questo crocefisso non vuole sottintendere alcuna influenza della Chiesa cattolica nello Stato italiano, che è e resta laico.
Ogni cittadino è libero di scegliere la propria confessione o di non professarne nessuna e non deve essere discriminato in base alla propria scelta.
Tale simbolo religioso è qui presente, quindi, non in senso religioso, ma per un mero omaggio alle non meglio identificate "radici cristiane" tanto care alla retorica clericarda delle forze politiche italiane.
"

23 agosto 2009

Friendship is an overestimated value

Lo so, niente di trascendentale per rompere mesi di silenzio. Evvabbè, che posso dire, mica sono un genio della scrittura con un blog seguitissimo. Ho una pagina piena di annotazioni più o meno personali, le leggo praticamente solo io. Quindi, posso mettere online anche scorregge e le scoperte dell'acqua calda. Anche questa, pertanto.

Di recente, dopo alcune delusioni da parte di vari amici – o meglio, persone che io ritenevo essere amici – piccole (e ripetute) o grandi (epocali, quasi) che fossero, ho analizzato un po' più approfonditamente la natura dei miei rapporti interpersonali e mi sono reso conto, con un certo sconcerto, che in realtà gli amici si contano sulle dita di una mano.
Oddio, lo so anche io che i veri amici sono pochissimi, se mai se ne hanno nella vita. Ma come chiamare altrimenti le persone di cui mi circondo, quelle che frequento abitualmente e che per me rappresentano qualcosa di più dei semplici conoscenti? Come chiamarli, se non amici? Io li ho sempre definiti così.
Tuttavia la parola giusta non è questa, bisogna cambiarla, perché quelli che normalmente consideriamo amici, in realtà sono solo compagni di viaggio. Ci si condivide un tratto di strada, finché si ha la ventura di doverla percorrere insieme, tutto qui. E, fino a quando il cammino comune dura, ci si cerca, ci si incontra, si condividono anche esperienze, momenti, pensieri, impressioni, riflessioni, divertimenti, angosce... Ma quando le circostanze che hanno portato le persone ad avvicinarsi – interessi comuni, vicinanza geografica, fidanzate – cambiano, ognuno parte per la propria strada e, più o meno repentinamente come si era diventati amici, non lo si è più. Si torna sconosciuti come prima, con un taglio netto, magari nemmeno con un discorso vis-a-vis, ma a mezzo sms, o email.
Questa regola sembra essere universalmente conosciuta e accettata da tutti, dato il comportamento di generale disinvoltura nella gestione dei rapporti interpersonali da parte della ggente.
Ma ciò non mi impedisce di restarci un po' male ogni volta che succede. Voglio dire, che ognuno vada per la sua strada, per carità. Ma io sono uno di quelli che ci crede, all'amicizia, che ogni volta ci mette l'impegno e tutto il resto, per gli “amici”. Quindi ogni volta che un compagno di viaggio parte per la sua strada io ci rimugino pure sopra, perdo un po' di tempo a cercare di capire quale grave errore posso avere compiuto per causare l'uscita di scena del compagno di viaggio di turno.
In realtà alla fine non c'è nessuno sgarro, nessuna cazzata madornale commessa: è che semplicemente a volte succede di cambiare vita, ragazza, lavoro, sport, circolo degli scacchi, città, supermarket dove si fa la spesa, o bar per il caffè delle 9.10. Capita. E allora, quelli che consideri amici si rivelano essere stati dei semplici compagni di viaggio.
Torno alla domanda fondamentale: visto che la parola “amici” deve essere usata solo ed esclusivamente per gli
amici veri, quelli che forse esistono solo nel nostro ideale, per intenderci – poiché, come diceva qualcuno, le parole sono importanti e, a furia di utilizzare quelle sbagliate, si finisce pure col credervi – come ribattezzare coloro che frequentiamo con assiduità, con cui passiamo la maggior parte del nostro tempo libero, che chiamiamo amici ma che sappiamo che, da un momento all'altro, possono sparire nel nulla oppure stupirci con qualche azione che denota la reale natura di non amicizia del reciproco rapporto? “Conoscenti qualificati” è una buona definizione, perché inquadra perfettamente la natura della stragrande maggioranza dei normali rapporti interpersonali e contemporaneamente impedisce di riporvi troppe aspettative, aiutandoci a mantenere la giusta distanza dai compagni di viaggio, in previsione dell'immancabile rivelazione/delusione.

Però c'è un problema: sfido chiunque ad utilizzarla normalmente.

Ti devo proprio presentare Antonio, mio conoscente qualificato da un anno e mezzo, è troppo simpatico.
Luca, questo è il mio conoscente qualificato Maurizio.
Sai che ho un conoscente qualificato che la pensa esattamente come te?

Sono tutte frasi che, per quanto veritiere ed affidabili, non suonano bene, magari i diretti interessati si potrebbero anche offendere (esiste, infatti, un comma 22 che impone ai compagni di viaggio di fingere di non essere tali nei rapporti interpersonali) quindi si finisce ineluttabilmente ad utilizzare
quell'altra parola, la parola che indica il sacro ideale irrealizzabile e, per forza di cose, ne consegue l'inevitabile confusione fra ideale e reale, il cui scotto da pagare è costituito dalla differenza fra illusione e disillusione, con tutte le conseguenze spiacevoli del caso.

Mi sa che non se ne esce.

14 luglio 2009

Sciopero dei blog